agenzia delle entrate

L’Istituto di previdenza, in qualità di sostituto di imposta, effettua sulla pensione una ritenuta alla fonte a titolo di imposta sul reddito delle persone fisiche analogamente a quanto viene fatto per il reddito da lavoro dipendente.

Tutte le prestazioni previdenziali, sia dirette che indirette, escluse le prestazioni assistenziali come le pensioni sociali, gli assegni sociali e le prestazioni agli invalidi civili, ciechi e sordomuti, sono quindi soggette a tale prassi. In aggiunta alle imposte, sull’importo pensionistico, previa richiesta, vengono applicate anche le detrazioni di imposta previste per i redditi da lavoro dipendente e quelle previste per i pensionati.

Con riguardo a quest’ultimo caso, è prevista una detrazione diversificata a seconda dell’età anagrafica del pensionato. Per quelli, ad esempio, che non superano i 75 anni, la detrazione annua è pari a:

  1. 1.725 euro, se il reddito totale non è più alto di 7.500 euro. L’importo della detrazione che effettivamente spetta non può comunque essere più basso di 690 euro. Tale soglia minima dunque compete indipendentemente dal risultato del calcolo di ragguaglio al periodo di spettanza nell’anno;
  2. 1.255 euro, accresciuta del prodotto tra 470 euro e l’importo che corrisponde al rapporto tra 15.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.500 euro, nel caso in cui l’ammontare del reddito superi i 7.500 euro ma non i 15.000 euro;
  3. 1.255 euro, se il reddito totale supera i 15.000 euro ma non i 55.000. Qui, la detrazione spetta per la parte che corrisponde al rapporto tra l’importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e quello di 40.000 euro.

A titolo esemplificativo, ad un pensionato che ha un reddito pari a 13mila euro la detrazione che gli spetta sarà pari a 1.380 euro ossia: [(15mila € – 13mila €) / 7.500 € x 470 euro] = 125 euro. La quale, sommata alla detrazione base di 1.255 euro, arriva così a 1.380 euro. Invece, nel caso di un pensionato con un reddito di 23mila euro, spetterà una detrazione di  1.004 euro [1.255 x (55mila € – 23mila €) / 40mila € = 1.004 euro]. A chi percepisce un reddito più basso di 7.500 euro corrisponde una detrazione fissa pari a 1.725 euro,  mentre nessuna detrazione è prevista per un pensionato che ha una prestazione superiore a 55mila euro.

Per i pensionati, invece, che ha compiuto o superano i 75 anni, la detrazione applicabile è maggiore, pari rispettivamente a:

  1. 1.783 euro, se il reddito totale non supera 7.750 euro. L’importo della detrazione che spetta effettivamente comunque non può andare sotto la soglia pari a 713 euro. Questa misura minima viene a concorre indipendentemente dal risultato del calcolo di ragguaglio al periodo di spettanza nell’anno;
  2. 1.297 euro, accresciuta del prodotto tra 486 euro e l’importo che corrisponde al rapporto tra 15.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.250 euro, nel caso in cui l’ammontare del reddito complessivo superi i 7.750 euro ma non i 15.000;
  3. 1.297 euro, se il reddito complessivo è più alto di 15.000 euro senza superare però i 55.000. Qui, la detrazione spetta per la parte che corrisponde al rapporto tra l’importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e quello di 40.000 euro.

Le ritenute, infine, in caso di due o più pensioni, si calcolano tenendo conto del rispettivo totale anche se gli Enti che le erogano sono diversi. Alle trattenute fiscali vanno ovviamente aggiunte le addizionali regionali e comunali nel caso siano dovute.

Per avere più informazioni, leggi anche:

– Fondi pensione: come fare a richiedere il credito d’imposta

Pensioni e flessibilità: intervento limitato a donne e disoccupati?

– Opzione donna: quali lavoratrici potranno “optare” anche dopo il 2015


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