Finirà anche stavolta in una bolla di sapone, oppure questo terremoto estivo potrebbe davvero portarsi via il governo Renzi? Forse, la risposta arriverà proprio oggi, venerdì 31 luglio, con il voto definitivo sulla riforma Rai al Senato.

Ieri, nel picco di tensione di una settimana non certo facile, è arrivato anche l’inatteso ko al Senato, dove la maggioranza ha portato in tutta fretta la riforma della Rai, cercando di portarla al traguardo prima della pausa ferragostana. Di certo, mai come oggi il governo Renzi ha tutta l’aria di essere un pugile suonato.

E invece, l’obiettivo del governo, quello di portare a casa più riforme possibile prima del rientro settembrino, rischia di trasformarsi in un boomerang, dal momento che il governo si è ritrovato in minoranza proprio su uno dei punti cardine del testo che dovrebbe riscrivere le linee guida del servizio pubblico radiotelevisivo.


La conta dei voti non ha sorriso alla maggioranza quando in esame è toccato all’articolo 4, quello che nel disegno di legge disciplina gli elementi chiave del finanziamento pubblico: alla fine, il computo delle preferenze ha dichiarato 121 voti a favore degli emendamenti soppressivi e 118 contrari.

In men che non si dica, il governo ha iniziato a sentirsi quantomai in bilico, dopo che nei giorni scorsi non erano mancati i punti di attrito tra partiti e anche l’opinione pubblica.

Prima, infatti, le sospette defezioni sempre in Senato, sul voto del decreto enti locali, che ha introdotto oltre due miliardi di tagli alla sanità. poi, la decisione del governo di porre sul testo la questione di fiducia, ha fatto rientrare l’allarme e il decreto ha potuto saltare l’ostacolo. QUI IL TESTO

Quindi, mercoledì, un altro scoglio si è presentato sul cammino del governo: il voto sulla richiesta di arresto del senatore di Nuovo centrodestra Antonio Azzollini, salvato con 189 voti contrari nonostante il parere favorevole della Giunta per le immunità di palazzo Madama. Decisivi, nella votazione, i senatori del Partito democratico, che hanno deciso di opporsi alla cattura del collega e alleato nella maggioranza di governo. Un impasse da cui Renzi ha cercato di uscire ordinando “libertà di coscienza” ai propri parlamentari, ma che, in realtà, ha preso tutte le pieghe di una scelta politica pr mettere al riparo il governo dai troppi spifferi.

Evidentemente, però, perdere la faccia per il Partito democratico – oggetto di aspre critiche da parte delle opposizioni e dell’opinione pubblica – non è bastato, almeno per la riforma Rai.

Oggi, dunque, la resa dei conti: se a prevalere sarà la volontà dei segretari e del presidente del Consiglio, allora, pur tra mille affanni, la riforma della tv potrebbe davvero passare, pur con qualche cerotto. Viceversa, se i malumori nella maggioranza dovessero proseguire, è possibile che nel baratro, oltre al disegno di legge sulla Rai, possa finirci anche l’esecutivo.

 


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