La Camera dei deputati ha approvato in seconda lettura la legge delega di riforma della pubblica amministrazione. Per effetto delle modifiche apportate in aula, ora il testo passa al Senato per la terza e, con ogni probabilità, decisiva approvazione.

I deputati hanno dato l’ok al ddl che da alcuni giorni stava tenendo banco nei lavori dell’assemblea, con 253 voti a favore, 93 contrari e 5 astenuti. Forse, c’è spazio per un passaggio rapido a palazzo Madama, per avere la legge pubblicata in Gazzetta ufficiale prima della pausa di ferragosto.

L’obiettivo sarebbe particolarmente gradito al governo, che, in questo modo, si troverebbe nella condizione di pensare ai decreti attuativi da presentare nei mesi successivi, subito al rientro di settembre dopo le vacanze.


Certamente, le materie toccate dal disegno di legge sono molteplici e tutte molto complicate, dal momento che vengono intaccati dalla riforma forse di polizia, ruoli dirigenziali, prefetture, uffici del governo e sedi amministrative. Dunque, il lavoro del governo non sarà semplice.

Quella approvata, nelle parole si preannuncia una riforma a 360 gradi per la pubblica amministrazione, con la solita ormai immancabile dose di spending review che contraddistingu tutti i provvedimenti sul settore pubblico da alcuni anni a questa parte.

Le novità della riforma PA 2015

Questa volta, a finire sotto l’occhio della maggioranza, archiviata la fase Cottarelli in maniera piuttosto ambigua, è la riduzione dei corpi di polizia, che vedono scomparire il Corpo forestale dello Stato, inglobato in parte dai Vigili del fuoco – per le funzioni più spiccatamente rivolte alla normativa antincendio – e dai carabinieri, per quelle più di tipo territoriali e amministrative.

Ma le novità dell’ultim’ora, approvate prima di dare il via libera definitivo in aula al disegno di legge, riguardano da vicino la dirigenza della pubblica amministrazione, che viene a subire importanti modifiche con il nuovo testo ora in direzione del Senato per l’ok definitivo.

In linea generale, vengono istituiti tre soli ruoli da dirigente – Stato, regioni ed enti locali – che possono essere attribuiti, mentre gli incarichi avranno durata sì quadriennale, ma rinnovabile. Viene ammessa la possibilità, per il dirigente “disoccupato” di chiedere il passaggio a ritroso in qualità di funzionario e ottenere così il mantenimento del proprio posto.

QUI L’APPROFONDIMENTO SUI CAMBIAMENTI INTERNI ALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE


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2 COMMENTI

  1. Un giornale utile, sapere le notizie della P.A., con stia e affetto. vittoria 8.ott.2015

  2. Ci si dimentica sempre degli idonei ai concorsi: si prorogano le graduatorie fino al 2016, si promette un’assunzione e le si blocca con la scusa dei dipendenti delle provincie. In questo modo si prendono in giro tanti bravi e onesti concorsisiti.

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