E’ stata già ribattezzata la “super Dia”, cioè quella che sarà in tutto e per tutto alternativa allo stesso permesso per costruire. Manca davvero un passo e poi la Denuncia di inizio attività nella nuova veste potrà finalmente diventare effettiva e utilizzabile negl uffici della pubblica amministrazione.

Il tavolo istituito presso il ministero della Funzione pubblica, che avrebbe dovuto individuare le possibilità di semplificazione burocratica, specie in seno ai lavori privati che si trovano bloccati da autorizzazioni, dichiarazioni, documenti sempre incompleti, ha finalmente concluso il proprio lavoro.

E’ stato così trasmesso alla Conferenza unificata il testo dell’accordo stipulato tra Anci, Upi, Regioni e rappresentanze degli enti locali, in base a cui viene istituito lo schema unico di definizione della nuova Super Dia alternativa al permesso di costruire, di cui è possibile vedere già la prima bozza.


Volendo gettare lo sguardo in avanti sul calendario, tutto lascia presagire che entro la fine del 2015 il nuovo documento potrà essere pienamente in vigore. Per la sua messa in corso di effettività, infatti serve ora il parere favorevole della Conferenza che aprirà la strada verso l’adozione da parte di Regioni e Comuni, la quale andrà comunque completata entro i 90 giorni successivi all’ok della Conferenza stessa.

Insomma, si può legittimamente azzardare che entro il mese di novembre la super Dia potrà essere in vigore, dal momento che anche lo stesso ministro Marianna Madia si è affrettato a sgombrare il campo da dubbi su eventuali modifiche o ripensamenti nella prossima e decisiva fase di analisi del nuovo documento amministrativo. Non ci saranno sorprese, ha assicurato Marianna Madia, e così tutto lascia immaginare per un rispetto dei tempi entro le settimane conclusive dell’anno in corso.

Quando serve la super Dia

Il nuovo documento, che viene a costituirsi come una via di mezzo tra Scia classica e permesso per costruire, potrà essere utilizzato alternativamente al normale permesso di costruzione, ovviamente quando richiesto e in particolare:

nuove costruzioni;

ristrutturazioni edilizie pesanti;

ristrutturazioni urbanistiche.

A parere del governo, i costi da ritardi burocratici sui lavori edili ammontano a 4,4 miliardi annui tenendo conto dei lavori svolti in maniera aggiuntiva al necessario. Sul fronte dei tempi, l’obiettivo è quello di ridurre i tempi di attesa per il permesso di costruire, ora bloccati in media a 175 giorni dalla richiesta.

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