Il tema della trasparenza è di grande attualità e presenta una notevole complessità perché investe diversi settori di attività delle Pubbliche Amministrazioni.

L’argomento in oggetto apre ad una lettura della trasparenza piuttosto affascinante poiché interessa gli aspetti di maggiore incisività nella vita sociale delle comunità locali. Non si tratta infatti di descrivere sic et simpliciter gli adempimenti di pubblicità a cui gli enti del settore pubblico sono tenuti, ma di dare un senso alla disciplina normativa che si ricava dalle diverse disposizioni vigenti in materia, per cogliere la vera essenza delle stesse e individuare il filo conduttore che le accomuna e che volge senz’altro verso un percorso di consapevolezza del ruolo della cittadinanza nel processo di evoluzione delle realtà di riferimento.

Il Comune quale ente di prossimità riveste un’importanza decisiva nella costruzione di un dialogo con i cittadini, poiché da essi assume tutte le informazioni necessarie all’elaborazione delle politiche pubbliche utili alla convivenza sociale. Nello stesso tempo le Pubbliche Amministrazioni locali sono tenute a informare la cittadinanza delle attività che svolge, delle risorse umane e finanziarie di cui dispone e che utilizza nelle azioni che porta avanti, degli obiettivi che si prefigge di raggiungere e dei risultati che vuole conseguire.


Oggi, i temi di maggiore interesse, sui quali è necessario tenere sempre alto il livello del confronto, riguardano la sicurezza, l’ambiente, il lavoro, e dunque l’occupazione, i servizi, la cultura, la tutela della salute, la garanzia delle prestazioni anche agli strati di popolazione caratterizzati da una particolare debolezza.

E’ necessario abbandonare l’antica visione della P.A. che utilizza prevalentemente il proprio potere autoritativo e impone alla popolazione le proprie scelte senza tenere conto delle esigenze che provengono dalla base sociale e dalla pluralità degli interessi in gioco. Oggi, tra l’altro, la realtà è caratterizzata da un pluralismo culturale molto ampio dovuto all’incremento del flusso migratorio, che pretende l’apertura verso il prossimo, a prescindere dalla provenienza degli interessi che si palesano, e il confronto non sempre facile con altre dimensioni culturali.

La democrazia assume una connotazione sempre più partecipativa e ha bisogno di mirati interventi che assicurino la sua affermazione e il suo costante miglioramento. Ciò è vero anche se si ha la sensazione che da ultimo, con riguardo al livello nazionale, si stia andando in una direzione opposta.

La trasparenza è lo strumento che consente la partecipazione attiva della popolazione locale alla gestione del potere e alla definizione delle politiche pubbliche più adeguate all’ambito di riferimento.

Ciò che fa da sottofondo alla normativa sulla trasparenza è infatti l’esigenza di interpretare i bisogni della collettività locale e di tradurli in progetti di sviluppo e di promozione della persona umana in tutte le sue espressioni, di informarla sull’attività che svolge, sui mezzi e risorse che utilizza allo scopo, sui servizi che offre, sui risultati conseguiti.

E’ dunque necessario rendere conto alla gente di quanto si è fatto e delle risorse impiegate. Alla cittadinanza deve inoltre essere riconosciuto il diritto ad accedere agli atti della P.A. senza limitazione alcuna in modo da consentire il controllo sociale sull’intera attività amministrativa.

Emerge al riguardo l’importanza della programmazione e della pianificazione degli interventi in modo da chiarire il percorso politico-amministrativo da svolgere per realizzare gli obiettivi prefissati. La valutazione in via preventiva delle politiche da attuare e delle conseguenze che vi si collegano, non può prescindere da un confronto con la cittadinanza locale per trarre da essa i bisogni espressi e non espressi.

Assume un rilievo sempre più crescente il controllo sociale sul management pubblico tenuto a realizzare il programma politico delle amministrazioni pubbliche e ciò impone l’adozione di strumenti di programmazione come il Piano della Performance che gli enti sono tenuti ad adottare.

E’ importante allo stesso modo dotarsi di un sistema di valutazione per verificare la rispondenza degli obiettivi a quanto programmato e adeguare l’azione in caso di scostamento.

Si rammenta che:

La L. n. 190/2012 ha dettato disposizioni in materia di prevenzione della corruzione e ha previsto che tutte le P.A. si dotino di un Piano Anticorruzione secondo apposite linee guida approvate dall’Autorità Nazionale a ciò preposta. Tra le misure di maggiore rilevanza compaiono gli obblighi di pubblicità relativamente a determinati procedimenti a più elevato rischio di corruzione.

Il D.Lgs. n. 33/2013 disciplina la trasparenza amministrativa prescrivendo obblighi di pubblicità per alcune tipologie di atti. Già prima però il D.Lgs. 150/2009 aveva imposto agli enti obblighi di pubblicità e di adozione del Piano della Performance per rendere trasparente l’azione volta alla realizzazione dei fini pubblici e il collegamento esistente tra questa e la premialità da riconoscersi alla dirigenza pubblica e al personale nel suo complesso. Viene così descritto il ciclo della Performance secondo le fasi seguenti: 1) definizione e assegnazione degli obiettivi che si intendono raggiungere, dei valori attesi di risultato e dei rispettivi indicatori; 2) collegamento tra obiettivi e risorse; 3) monitoraggio in corso di esercizio ed eventuali interventi di aggiustamento; 4)misurazione e valutazione della performance, organizzativa e individuale; 5) utilizzo dei sistemi premianti, secondo criteri di valutazione del merito; 6) rendicontazione dei risultati agli organi di indirizzo politico-amministrativo, ai vertici, agli organi esterni, ai cittadini, ai soggetti interessati, agli utenti e ai destinatari dei servizi.

Il D.L. 174/2012, convertito con modificazioni in L. 213/2012, ha incrementato il controllo della Corte dei conti, e ha imposto agli enti l’obbligo di attivare i controlli interni a garanzia della correttezza dell’azione amministrativa: controllo sugli equilibri di bilancio; controllo di gestione; controllo preventivo di regolarità amministrativa e contabile; controllo successivo di regolarità amministrativa. Quest’ultimo punto è forse quello più controverso data la difficoltà di coinvolgere nel processo di attuazione l’intera struttura organizzativa, e la constatazione della mancata percezione del controllo nella sua valenza di garanzia del corretto uso del potere locale.

Innovazione.  La trasparenza presuppone un processo di innovazione e di organizzazione della P.A. coerente allo scopo. E’ però necessario tenere conto della difficoltà di indurre un cambiamento nella pubblica amministrazione per via della staticità dei comportamenti e della forza dell’abitudine. Se si riesce a rompere il muro dell’immobilismo e se si leggono le norme sulla trasparenza amministrativa come occasione per costruire il dialogo con la cittadinanza locale, allora diventa facile comprendere che la prevenzione della corruzione, la trasparenza amministrativa e i controlli sull’attività amministrativa, sono soltanto strumenti per dare compiuta attuazione a tale finalità.


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  1. Per comprendere cosa accade nei Comuni, bisogna viverne i momenti gestionali e politici all’interno dell’Organizzazione amministrativa. Solo così si comprenderà perché le leggi di riforma e di riordino della P.A non sono decollate. Nella maggioranza degli Enti territoriali ha prevalso la cultura politica del sistema clientelare, per cui il personale assunto o nominato è rimasto avvitato al criterio di servire l’amministratore di turno, il quale sotto l’egida del ricatto, morale, del trattamento economico e di carriera mantiene il regime del condizionamento gestionale. La politica non si è uniformata ai principi della riforma e la gestione è rimasta succube della cultura impositiva della prima, senza alcuna volontà di rendersi autonoma ed indipendente. Basta dare uno sguardo alla programmazione e alla regolamentazione degli Enti territoriali. La commistione dell’una e dell’altra si snoda tacitamente nelle attività. La grande rivoluzione segnata con le leggi di riforma, è rimasta sulla carta, perché sono venuti meno i controlli interni( ridotti a pareri di comodo) e soprattutto quelli delle opposizioni, ridotti a grido di allarme nelle aule consiliari. In buona sostanza manca un sistema incrociato indipendente per garantire l’evoluzione democratica della politica della P.A, rigorosamente agganciato alle responsabilità personali fino al licenziamento. Non solo. Credo che qualsiasi soggetto che ricopre una funzione pubblica( amministratori, funzionari e burocrati) debba prestare garanzia personale , sia per dare forza al principio di indipendenza e di autonomia, sia soprattutto per assicurare la restituzione del valore del danno procurato, in caso di errore, specialmente di quello lieve (imprudenza, negligenza ed ignoranza). L’intervento della Corte dei Conti è sempre tardivo perché il gravame giudiziale si attiva quasi sempre nei termini prescrizionali. Deve cambiare la cultura politica sui conti pubblici e sul rigoroso rispetto del danaro pubblico.

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