Blocco stipendi illegittimo, the day after. A poche ore dall’ufficialità della sentenza della Consulta sullo stop agli avanzamenti di busta paga per i dipendenti pubblici, si cercano di capire le ragioni di una decisione inattesa e quali saranno gli effetti per i lavoratori di un pronunciamento così anomalo.

Innanzitutto, è bene ribadire che la Corte costituzionale, sul ricorso presentato dal Tribunale di Ravenna in merito alla presunta illegalità del blocco stipendi deciso a partire dal 2011 dal governo Berlusconi, ha deciso che sarà fuorilegge, ma solo a partire dal presente.

La Corte costituzionale ha salvaguardato con questa sentenza il principio di pareggio di bilancio, inscritto in Costituzione all’articolo 81, evitando, così, che il governo potesse andare incontro al temuto superamento del 3% sul rapporto deficit/Pil e la conseguente procedura di infrazione da parte di Bruxelles.


In sostanza, con la sua decisione salomonica la Consulta ha salvato il governo da un nuovo, insostenibile salasso di rimborsi, come già avvenuto per le pensioni. Se, per le mancate indicizzazioni decise dalla Fornero, il valore dei mancati assegni è di circa 17 miliardi di euro – di cui il governo restituirà una minima parte – in questo caso a parere dell’Avvocatura dello Stato l’esborso sarebbe addirittura raddoppiato. Ma niente paura, i giudici delle leggi hanno decretato che il governo dovrà risolvere la materia solo per il futuro, mentre quello che è stato, per dirla come la famosa canzone, è stato e dunque “scordiamoci il passato”.

Alla Corte costituzionale, oltre che di diritto, a quanto pare si intendono anche di economia. Facendo due conti, del resto, appariva evidente come  al monte salari fosse stato sottratto un totale di circa 35 miliardi, anche se ulteriori calcoli parlavano di stime di molto inferiori. Le simulazioni ufficiali, comunque, valutano che  lavoratori con redditi da 22mila euro lordi abbiano perso fino a 8mila euro, circa 2mila e 200 sullo stipendio annuale. Praticamente, una vacanza al mare con moglie e figli ogni estate. la penalizzazione certificata del potere d’acquisto è del 9%, davvero una cifra incredibile se si pensa che tutto ciò è avvenuto nell’arco di soli quattro anni.

Cosa accadrà ora

“Siamo contenti perché la sentenza non genera automatismi né per il passato, né per il futuro”, ha dichiarato il sottosegretario alla Pubblica amministrazione Angelo Rughetti, intervistato dal Corriere della Sera“Leggeremo la sentenza e, se prevede una sorta di obbligo a contrattare, ci metteremo intorno al tavolo”. Naturalmente, la soddisfazione del governo deriva dalla consapevolezza di aver evitato una nuova grana peggiore, se possibile, di quella sulle pensioni che nelle scorse settimane ha gettato scompiglio tra i vari ministeri, rischiando di stravolgere obiettivi e politiche economiche già messe in cantiere.

Di certo, il blocco attualmente è in vigore fino a tutto il 2015 e, dunque, è difficile che qualcosa possa cambiare entro l’anno in corso. Sarà sicuramente la sentenza a fare fede su tempi e modi delle modifiche da introdurre; non è da escludere, comunque, che venga studiato un meccanismo per mini rimborsi per coprire il periodo che da qui arriva a fine anno, per poi ristabilire il normale andamento dei salari dal primo gennaio 2016, magari con una norma inserita proprio nella futura legge di stabilità. Per il momento, infatti, di ufficiale c’è solo il comunicato da parte della Corte, nel quale si riferisce che il blocco sarà illegittimo a partire dal momento di pubblicazione della sentenza. Dunque, già nelle tempistiche di divulgazione si inizierà a capire quali sono le reali intenzioni, se quella di procedere con un intervento immediato, oppure cercare di arrivare più in là possibile per chiudere il 2015 senza scompensi ulteriori ai conti pubblici, sempre sul sacro principio del pareggio di bilancio.

I sindacati, comunque, pressano e chiedono con urgenza l’apertura di un tavolo di concertazione, per definire il meccanismo di ripristino degli avanzamenti di busta paga bloccati dal 2011 e, ora, ufficialmente illegittimi.

 

 


CONDIVIDI
Articolo precedenteJobs Act, in Gazzetta i testi dei decreti su congedo e precari
Articolo successivoJobs Act: abrogata la legge Biagi. I co.co.pro sono fuorilegge

1 COOMENTO

  1. LA CORTE DEI MIRACOLI
    Ma quali 17 miliardi… facendo due conti lo Stato predone avrebbe recuperato la quasi totalità dell’esborso tra IRPEF, IVA, doppie aliquote e tasse varie, perché gli euro si sarebbero fermati pochissimo nelle tasche degli statali per ritornare nelle casse dello Stato. Angelo Rughetti (sottosegretario alla P.A.) è contento perché la sentenza non crea automatismi né per il passato né per il futuro: noi ci auguriamo che per il presente un automatismo lo faccia ruzzolare dallo scalone di Palazzo Vidoni. deughis

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here