Mi chiedo cosa stiano aspettando le Associazioni dei consumatori nazionali e regionali a promuovere una o più class actions contro l’ANAS per i gravissimi danni che quotidianamente subiscono contribuenti, utenti, consumatori e cittadini tutti a seguito della chiusura dell’autostrada Palermo-Catania. I diritti individuali omogenei dei consumatori e degli utenti nonché gli interessi collettivi sono infatti tutelabili anche attraverso l’azione di classe, secondo le previsioni di cui all’art. 142-bis del Codice del Consumo. A tal fine ciascun componente della classe, anche mediante Associazioni cui dà mandato o comitati cui partecipa, può agire per l’accertamento della responsabilità e per la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni.

L’azione di classe ha per oggetto l’accertamento della responsabilità dell’ANAS e la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni in favore degli utenti consumatori.

L’ANAS, in quanto ente che ha in concessione dallo Stato l’autostrada A19, avrebbe dovuto prevenire un siffatto evento inserendo nella periodica programmazione degli interventi strutturali quelle opere di presidio idrogeologico necessarie per arginare una frana che non solo non risultava affatto imprevedibile ma che, al contrario, era stata diagnosticata e monitorata da diversi anni. In tale contesto, l’elemento della culpa in vigilando, necessario a saldare la connessione trifasica tra condotta, evento e danno, è tanto evidente quanto tristemente reale.


Mi auguro che questa volta i siciliani (e non solo loro), già puniti dalla cronica assenza di infrastrutturazione ferroviaria alternativa a quella stradale, non si accontentino delle annunciate dimissione del Dott. Ciucci che, ancorchè dovute, non servono certo a ristorare gli enormi danni individuali e collettivi causati.


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