Riforma pensioni, ora le proposte arrivano direttamente per bocca dell’Inps. L’ente che negli anni scorsi si è distinto per una posizione distaccata sulle dispute politiche anche nel proprio campo, arriva, tramite il neo presidente Tito Boeri, a proporre la ricetta per modificare finalmente la legge Fornero.

Quella norma apparentemente intoccabile, che ha ricevuto poche settimane fa anche la blindatura della Corte costituzionale, con la bocciatura netta del quesito referendario per l’abrogazione, viene messa in discussione proprio dall’ente a cui, in primo luogo, ha cercato di assicurare la sopravvivenza.

Con un’intervista a Repubblica, quotidiano di cui, fino al 2014, è stato apprezzato editorialista economico, Boeri ha illustrato quelle che a suo avviso dovrebbero essere le misure improcrastinabili per sciogliere il nodo delle pensioni.


L’intervento dell’economista arriva a ruota di un altro annuncio, sempre a opera dello stesso Boeri, relativo al debutto della famosa “busta arancione” già a partire dal prossimo mese di maggio, a disposizione di tutti i contribuenti ancora in età lavorativa.

Questa volta, però, il bocconiano si è spinto ancora più in là: tra le sue proposte, una revisione profonda del welfare specie per gli over 50, coloro che, per effetto della legge Fornero, si trovano obbligati a rimanere al lavoro per un periodo più lungo e non preventivato. Spesso, si tratta di una fascia esposta a rischi poiché, in caso di crisi aziendali o di licenziamenti, per questioni anagrafiche non risultano appetibili per altre aziende. E’ così che si è creata una buona fetta di esodati, ancora in attesa di piena salvaguardia.

Le proposte dell’Inps

Senza nascondersi, dunque, l’Inps sta cercando di rivestire una parte attiva nel ridisegno dell’assetto pensionistico, che, secondo quanto annunciato mesi fa dal ministro del Lavoro Poletti, dovrebbe costituire il nucleo della prossima finanziaria.

Innanzitutto, Boeri promette che a partire dal prossimo giugno avverrà una vera e propria rivoluzione nel calendario di erogazione delle prestazioni previdenziali: tutte le pensioni, infatti, saranno erogate il primo del mese.

“Non più come adesso in date differenti in relazione alla prestazione e al fondo di gestione” spiega il presidente Inps, che conferma di avere già in tasca l’ok delle Poste e, entro breve, di incassare anche quello delle banche.

Ma cosa potrebbe cambiare una simile novità? “Con le regole attuali – spiega Boeri a Repubblica – avremmo avuto pensionati poveri, con problemi di liquidità, che avrebbero ricevuto le pensioni dieci giorni più tardi, per effetto di un recente provvedimento normativo. Inoltre, unificando le pensioni si assicura migliore funzionalità del servizio, riduzione dei costi, maggiore trasparenza, liquidità per fronteggiare spese tipicamente concentrate a inizio mese. È il primo passo verso l’unificazione delle pensioni”.

La vera riforma attesa da coloro che vedono allontanarsi sempre più la data di addio al lavoro, è quella dei requisiti minimi per il pensionamento e per le eventuali eccezioni garantite da un sistema oggi ben poco elastico. In questo senso, Boeri propone una rinnovata flessibilità in uscita, con pensione anticipata per ridurre il conflitto generazionale. Naturalmente, specifica il professore, ci sarebbero ricadute sull’entità dell’assegno; un rischio che, a sentir le sue parole, non corrono i pensionati di lunga data nelle fasce di reddito medio-basse. “Un jntervento – conclude, parlando di eventuali tagli alla spesa – prenderla in considerazione ma solo per le pensioni alte, molto alte. Non per fare cassa ma per ragioni di equità”.

Reddito minimo. C’è poi un’altra proposta nelle parole di Boeri destinata a far discutere, poiché riprende almeno in parte una proposta di legge avanzata nei mesi scorsi dal MoVimento 5 Stelle: quella del reddito minimo. I destinatari delal cura Boeri, però, sono quelli di età tra i 55 e i 65 anni, “he una volta perso il lavoro si trovano progressivamente in condizioni di povertà”.

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Referendum legge Fornero inammissibile: bocciato dalla Consulta

 

INPS 2015

INPS 2015

Beniamino Gallo, a cura di, 2015, SEAC

Nel corso degli ultimi anni il rapporto di lavoro è stato oggetto di continui e radicali interventi legislativi che hanno inteso dare impulso al mercato del lavoro e alla modernizzazione del rapporto mediante l'ampliamento delle opportunità di assunzione e la riduzione del costo contributivo...




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14 COMMENTI

  1. Salve sono un uomo di 56anni sono invalido con il 67%.nel 2012 faccio domanda all”inps per ottenere una pensione di invalidità”lavorativa avendo 35anni di contributi sia retributivi che contributivi avendo,avendo lavorato all”eta’ di 15anni mi confermano la pensione x3anni,ma al 2 anno mi richiamano x la visita dopo un mese mi arriva una lettera dell”inps dove mi viene revocata la pensione,motivo non pervengono i requisiti sanitari di 2anni fa”ma se le mie patologie sono croniche avendo una insufficenza renale essendo stato operato al cuore x la sostituzione della valvola aortica prolasso. Anelli spinale artrosi ipertrofia prostatica iperteso cronico essendo in cura con il psicologo avendo anche una coxartrosi alle a anche .ma cosa debbo avere x avere riconosciuta la pensione di invalidità”

  2. lo stato deve creare le strutture e deve lasciare lavorare in pace le aziende “uniche creatrici” di posti lavoro, per questo nn bisogna massacrarle di tasse e burocrazia.
    nn si può neanche mantenere tutti perché, per come siamo fatti noi italiani, ci sarebbero i soliti cialtroni che se ne approfitterebbero, chi nn ha niente a 45 anni bisogna verificare se sfigato o colpevole di malagestione ed per quest’ultimo caso nn ne ha certo colpa la società. so di gente che ha fatto mutui per matrimoni colossali, ha speso in droga o altro pur nn potendoselo permettere, e allora
    è la testa che nn c’è, ti dovevano educare meglio e comunque n devi essere un costo sociale.

  3. Per ora solo parole e spesso incomprensibili. Classico del linguaggio politichese.Veniamo al mio caso: ho cominciato a lavorare il 2 gennaio 1981. Attualmente ho compiuto 57 anni da 4 mesi. 16 mesi fa ho avuto un infarto e successiva pleurite per il quale l’INPS mi ha riconosciuto una invalidità del 75% rivedibile annualmente (evidentemente qualcuno ritiene che, in particolare, quella parte di cuore in necrosi, circa il 10%, avrà modo di rigenerarsi). Ciò nonostante mi è stata riconosciuta l’esenzione ai medicinali di patologia (si tenga conto che degli 8 medicinali quotidianamente previsti solo 3 sono di patologia mentre gli altri 5, vedi vastatina, gastro protettore, diuretico e psicofarmaco, se pur medicinali propedeutici alla patologia, sono assoggettati a ticket) ed agli esami strumentali.
    Il mio lavoro, presso uno studio privato, si sviluppa sull’intera fascia oraria lavorativa giornaliera e, pertanto, mi sposto per 4 volte al giorno tra casa ed ufficio (complessivamente 70 km.).
    Ai fini pensionistici cosa è previsto per i lavoratori che come me si trovano in queste condizioni patologiche e fisico – psicologiche?

  4. Salve sono uno dei tanti per lo stato italiano,mi danno una pensione minima di 280euro,sono invalido da anni e prego dio che passo a miglior vita prima di mia madre.

  5. Perche? Bisogna fare sempre calcoli difficili ,mi rivolgo ai nostri politici x risolvre i problemi. Se si perde il lavoro a59 anni e35 contributi ,non si crei un modo con aziende pubbliche e private nel’inserirli nel lavoro.In questo modo l’INPS risparmia sul’indennita di disoccupazione e pensione e nello stesso momento fa cassa con contributi versati. Non vogliamo essere parassiti.”vogliamo lavorare’

  6. dovevo essere in pensione da due anni,ho 62 anni.tre anni fa mi sono operata urgentemente di ulcera perforata,devo continuare a lavorarare grazie alla fornero.lavoro in un agriturismo quindi lavoro stagionale.un anno fa mi sono operata di due ernie addominali ora ne ho un altra,i miei tessuti non reggano gli sforzi del lavoro,ma devo farcela per tenermi il lavoro,che dire grazie fornero mi hai rovinato quelli che dovevano essere gli anni per riposarsi….

  7. Spero proprio che la legge Fornero venga cambiata al più presto possibile e venga fatta una proposta per andare in pensione con i requisiti 100 (anni di lavoro +contributi=100)con una penalità del 2%, al massimo 6% se si vuole uscire prima dei 60 anni. Tutto ciò perché ci sono tante persone come me che hanno cominciato presto a lavorare (57 anni con 40 anni di contributi come la mia situazione per esempio)

  8. Sinceramente non ho ancora capito queste proposte sulle pensioni, non so cosa significhi la busta arancione, mi spiego meglio, io che con la legge ante Fornero dovevo andare in pensione a giugno con determinati requisiti e diritti, (i diritti penso che li abbiano maturati anche i lavoratori e non solamente i deputati ed i consiglieri comunali, provinciali, regionali, ecc. ecc. ecc.), quali saranno dopo? Capisco che adesso siamo di fronte alle elezioni politiche regionali ma non bastano queste sortite! Stimo moltissimo Boeri e spero che sia coerente e rispettoso dei diritti di ciascuna persona. Vi chedo: come a vivere fa un lavoratore che ha maturato i requisiti per andare in pensione e che ha pochi contributi versati nel sistema contributivo? Possiamo mostrare le buste arancione, rosa, bianche ma la sostanza non cambia. Forse tutto è riposto nella coscienza ed onestà intellettuale e soprattuto nel rispetto verso gli altri.

  9. […] tratta, nello specifico, di quanto annunciato nelle scorse settimane in particolare dal presidente dell’Inps Tito Boeri che, a differenza dei suoi predecessori molto più silenziosi, non ha lesinato interviste e […]

  10. Il tema pensioni su internet è inversamente proporzionale all’interesse che crea nei telegiornali e nei quotidiani: in rete trovo tutti i giorni interventi, proposte, appelli inascoltati da chi dovrebbe legiferare, così, nel frattempo, qualche altro lavoratore fa in tempo a “piegare i tovaglioli” come usa dire un collega, permettendo al Governo di risparmiare qualche altro spicciolo da sperperare.
    Ma c’è anche un altro “problemino” che non viene mai affrontato: la tempesta di errori, dimenticanze, inefficienza, infortuni e morti sul lavoro, che verranno create ogni giorno da lavoratori ultrasessantacinquenni lasciati al computer in ufficio, alle catene di montaggio, ai torni e sui muletti nelle fabbriche, ecc: persone, pur volenterose, minate dall’età, dalla distrazione propria della vecchiaia, dall’imprecisione legata ai difetti della vista, e perché no, dai primi sintomi dell’ Alzheimer o del Parkinson (quante aziende fanno visite in tal senso?). L’Inps risparmierà, ma a quale prezzo sociale? Ciò che mi fa paura è che ormai a Roma si sono abituati a calpestarci… e una volta in più non li intimidirà!

  11. Luigi,non disperare!GIà è molto che riuscite in ogni modo a sopravvivere!Rimanete iscritti alle liste di disoccupazione e a forza di discutere,discutere,discutere, sia la Regione dove siete residenti e sia lo Stato dovranno trovare una soluzione!In alcune Regioni è già partito un “reddito” di inserimento tramite “social card”:informatevi presso un patronato(ACLI, ad esempio!)

  12. Spero che la proposta del neo presidente inps per la modifica legge fornero venga presa velocemente in considerazione , perche due generazioni ne stanno subendo “padri e figli”

  13. Sarebbe ora che le donne a 60 anni anche con il minimo stiano a casa ad aiutare e crescere I nipoti visto che le istituzioni non aiutano in nessun modo e a badare alle persone che in famiglia hanno bisogno di cure. E poi fate un bel distinguo di lavori…….

  14. NELLA MIA FAMIGLIA C’E’ UN ISEE 0, SIA IO CHE MIO MARITO ABBIAMO 45 ANNI SIAMO DISOCCUPATI LICENZIATI DA 10 ANNI , ABBIAMO DUE RAGAZZI STUDENTI SOPRAVVIVIAMO CON LAVORETTI MISERI QUANDO CI SONO,QUINDI MI PONGO LA DOMANDA L’IDEA DEL PRESIDENTE INPS ( BOERI) DI PENSARE DI FAR AVER UN REDDITO MINIMO AGLI OVER 55 CHE SENSO HA? CHE FACCIO IO CON LA MIA FAMIGLIA,COME TANTE FAMIGLIE CHE NON SONO OVER 55 CI UCCIDIAMO

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