Riprende oggi al Senato il cammino della legge anticorruzione, dopo l’interruzione e il cammino a tappe forzate dovuto alle fibrillazioni anche politiche che hanno costituito la sua definizione.

L’esito della votazione resta alquanto incerto, dal momento che la maggioranza al Senato non può contare su numeri di particolare tranquillità: eventuali defezioni centriste, tutt’altro che improbabili viste le recenti frizioni, potrebbero infatti mettere in difficoltà l’esecutivo.

Se, infatti, la scorsa settimana l’asse Pd-Ncd si era arenato sulla prescrizione, questa volta il capitolo della legge anticorruzione rischia di complicare ulteriormente i rapporti tra il partito del premier Renzi e quello del ministro dell’Interno Angelino Alfano.


Quello che, comunque, conta alla ripresa della discussione e della votazione sul ddl è che dalla commissione Giustizia di palazzo Madama è stato comunque proposto un testo che sarà sottoposto all’esame dell’aula, la quale potrà comunque apporre modificazioni o rettifiche. Si tratta, in breve, del ddl Grasso, la proposta di testo patrocinata direttamente dal presidente del Senato, che ha impresso un’accelerazione decisiva per l’arrivo in aula della versione attuale.

L’ok alla legge anticorruzione è molto atteso, specie dopo l’esplosione dei recenti scandali che hanno coinvolto da vicino anche il governo, portando alle dimissioni del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi.

Cosa c’è nella legge anticorruzione

Vengono inasprire le pene per i reati comuni contro la pubblica amministrazione, specie per la corruzione e la concussione. Per quest’ultima, la reclusione passa da sei a dodici anni (art.317 del Codice penale), mentre le pene per corruzione arriveranno a sei anni, mentre per la corruzione per esercizio funzione il minimo di pena passa da cinque a sei anni.

Viene istituito il coinvolgimento diretto dell’Autorità nazionale anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, che dovrà essere informata direttamente dal pubblico ministero in caso di di esercizio dell’azione penale su condotte riconducibili alle fattispecie corruttive.

Scambio elettorale. Le pene dovrebbero essere riadattate da 4 a 10 anni, anziché dalla forbice 7-12 inizialmente proposta. Aumentano le pene anche per per l’associazione di tipo mafiosa a 12 e 18 anni dai 7 e 12 attuali.

Falso in bilancio. Sono state introdotte attenuanti per lieve entità, mentre per le società non quotate viene disposta pena massima a cinque anni. In generale, però, le pene vengono innalzate.

Sul tema, potrebbe registrarsi il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle, che sta svolgono proprio in queste ore una consultazione online tra i propri iscritti per decidere la linea da tenere sul provvedimento.

Vai al testo del ddl anticorruzione


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