Com’è andato il passaggio della nuova proposta di revisione dei requisiti per la pensione, arrivata in commissione Lavoro alla Camera martedì 17 dopo un lungo silenzio?

Sono tantissimi i lavoratori in attesa di novità significative dalla Camera dei deputati, dove la commissione guidata da Cesare Damiano ha esaminato nei giorni scorsi la proposta di revisione dei minimi per la pensione rispetto a quanto indicato dalla legge Fornero.

Come emerso dalle varie proposte pervenute all’organo – convocato in sede referente – la linea principale era quella contenuta nella proposta che reca la firma dello stesso presidente della Commissione ed ex ministro del Lavoro, al fine di abbassare l’asticella per ottenere la pensione a 62 anni.


Una scelta che, comunque, avrebbe ripercussioni sull’assegno poi effettivamente percepito dai lavoratori desiderosi di andare in pensione in anticipo. In proposito, dal momento che l’eventuale ritocco alla normativa coinvolgerebbe i lavoratori dai 62 ai 70 anni, il punto “zero” del nuovo, ipotetico passaggio alla pensione sarebbe costituito dai 66 anni di età. Prima di questa soglia, infatti, l’assegno subirebbe delle riduzioni sensibili, mentre, dai 66 ai 70 ci sarebbe un incremento.

Tutto ciò, si badi bene, purché i diretti interessati abbiano maturato almeno 35 anni di contributi nel corso della propria carriera lavorativa.

Dunque, martedì la proposta – che reca la firma di deputati di entrambi gli schieramenti – è approdata in Commissione, dove è avvenuto un confronto pacato, che però, al momento, ha congelato nuovamente l’iter di approvazione. 

Tra le decisioni assunte, infatti, c’è stata quella di rinviare la discussione sul testo da presentare in aula, poiché, ai vari ddl in materia pensionistica già incastonati negli organi del Parlamento, verrebbe abbinata un’ulteriore proposta di legge, non ancora pervenuta alla Commissione competente.

Nel frattempo, è stata avviata una ricerca ad hoc per valutare l’impatto della normativa previdenziale sui generi e le varie disparità che possono scaturire dalle regole attualmente in vigore. In particolare, si è messo in evidenza come, dalla riforma Fornero, l’età di uscita dal lavoro si sta progressivamente uniformando tra uomini e donne.

Tra le varie materia trattate, dunque, viene anche presa in considerazione l’estensione dell’opzione donna, quel regime che consente a lavoratrici di ritirarsi dal lavoro con requisiti più morbidi. L’obiettivo sarebbe quello di mantenerla in vigore fino al 2018: possibile che, se davvero si arriverà a un testo unificato, all’intero possa trovare spazio anche questo capitolo molto sentito. Il cantiere è aperto, ma procede lentamente.

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10 COMMENTI

  1. mio marito ha 63 anni e 40 anni di contributi mandateli in pensione lavorare in un cantiere e il mestiere piu brutto !!!! vengognaaaaaa

  2. mio marito ha 40 anni di contributi ha 63 anni non e possibile lavorare in cantiere quando andrà in pensione

  3. io ho cominciato a lavorare a 14 anni e se devo lavorare fini a 62 anni quanti contributi avrò versato
    non è uno scandalo visto che la mia vicina lavorando per il comune è andata in pensione tanti anni fa con 14 anni di contribuzione forse meno e sta mantenendo un figlio lazzarone a casa con la sua pensione e può permettersi la parrucchiera tutte le settimane mentre io non posso nemmeno permettermi la donna delle pulizie…………………

  4. Ho 58 anni e 41 anni di contributi di duro lavoro in conceria io credo che non avete idea di che lavoro si tratta certo pre quelli che stanno nella scrivania e un lavoro usurante perche non venite a fare il mio lavoro e ancora aumentano gli anni per andare in pensione ed e così che aumenta la disoccupazione dri giovani

  5. Ma se a 60 anni di età hai 42 anni di contributi , devi lavorare fino a 62 anni quindi vai con 44 anni di contributi . Se è così non è una bella fregatura spiegatemi ciao

  6. Ci è calata dal cielo una aliena di nome Fornero la quale con insana volontà ha abolito i diritti di chi i contributi li paga per decenni e ha mantenuto tutti i privilegi acquisiti.
    I nostri contributi sono considerati risorse per pagare le pensioni dei politici e di chi si sposa un vecchietto (e sapete a che cosa mi riferisco) e si intasca una pensione con i fiocchi.
    Un esempio : mia mogli ha lavorato 38 anni e ha una pensione di 1300 Euro , la sorella non ha mai fatto un c…o ma vedova di un professore (sposata da un anno) ne prende 2100.
    Viva l’Italia

  7. Ho 57anni ,dei quali 41 passati nei cantieri edili, a mettere piastrelle, (In ginocchio) ma quando mi mandate a riposare.

  8. Ma volete mandare in pensione quelli che hanno cominciato a 15 anni in fabbrica e hanno maturato 40 anni o no???
    Adesso facciamo un favore a quelli che sono stati in giro a fare niente fino a 30 anni e li mandiamo in pensione con 35 di contributi.
    Vi ricordo barboni che quando ho cominciato io si andava in pensione dopo 35 anni e mi avete cambiato le regole in corsa. MALEDETTI! !!!

  9. Chi avrà 62 anni e più di 35 anni di contributi ( io avrò 42) cosa succede ??????

  10. La riforma Fornero per i nati nel 52 e 53 è stata una vera mazzata, mia moglie è caduta in crisi depressiva per non essere andata in pensione.
    Questo produce costi per curarla con un psicologo e un danno al datore di lavoro per la scarsa produttività.
    Perché non si pensa anche ad un cambio generazionale sostituendo queste persone con nuove assunzioni.
    La prima percepirebbe una pensione più bassa in base agli residui
    i nuovi assunti entrerebbero con contratto di formazione e contributi più bassi per i datori di lavoro

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