Ancora una volta, un primato della politica italiana figura tra quelli meno lusinghieri. A una settimana dall’elezione del presidente della Repubblica, riprende in un clima di tensione l’esame della nuova legge elettorale. Questa volta, si è raggiunto un record difficilmente eguagliabile anche per l’inarrivabile pletora del Parlamento italiano: ben 44mila emendamenti presentati, che riassumono più di ogni ulteriore spiegazione lo stato delle cosiddette riforme.

Se non si troverà un accordo tra Partito democratico e opposizione, in particolare Forza Italia, i senatori saranno chiamati a esaminare uno a uno le correzioni portate all’esame dell’aula, in larghissima parte da esponenti della Lega Nord. Ben 44mila votazioni, che potrebbero protrarre fino a data indefinita, per settimane, o mesi le sessioni a palazzo Madama.

La convocazione è in programma per martedì 20 gennaio e, addirittura, per giovedì 22 non è stato indicato orario di chiusura. Dunque, si preannunciano lunghissime ore per gli eletti in Senato, di votazioni, polemiche e nottate sui banchi, mentre nelle stanze del governo si cercherà di trovare un accordo che salvi i nervi dei senatori e li risparmi dalla prigionia di un ostruzionismo che ha raggiunto livelli di assurdità inauditi.


Oltretutto, questi ultimi saranno chiamati a votare una riforma che non li riguarderà, dal momento che la nuova legge elettorale cambierà il sistema di elezione per la sola Camera dei deputati, mentre il Senato, nella sua forma elettiva, dovrebbe sparire dai radar geografici, per diventare, in seguito all’eventuale approvazione delle riforme costituzionali, un ramo parlamentare composto da rappresentanti di secondo livello, in gran parte esponenti delle regioni.

Naturalmente, i “se” sono numerosissimi, e a breve scadenza si guarda solo all’elezione del nuovo presidente della Repubblica: un passaggio delicatissimo di questa fase politica, che potrebbe andare incontro a una soluzione rapida se tornerà il sereno tra le varie fazioni politiche. Un primo banco di prova potrebbe essere proprio l’approvazione del testo dell’Italicum, con la presentazione in aula di un maxiemendamento che cancellerà di fatto il ciclone di proposte arrivate con il testo. Purtroppo, però, ne abbiamo l’ennesima dimostrazione, la politica italiana tocca i propri picchi di assurdità proprio quando è chiamata alle decisioni più difficili.

 


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