Anche se con qualche giorno di ritardo rispetto a quanto annunciato, è arrivata infine la risposta del ministero dell’Economia a Bruxelles, dopo le perplessità espresse riguardo la nuova legge di stabilità 2015.

Il ministero guidato a Pier Carlo Padoan ha continuato con la linea della trasparenza nei riguardi dei rapporti comunitari, pubblicando sul proprio portale la risposta del responsabile del Tesoro, così come avvenuto la scorsa settimana con il documento – inizialmente ritenuto come confidenziale – inviato alle istituzioni italiane sulla legge di bilancio in procinto di arrivare alle Camere.

I dubbi espressi dalla Commissione europea inerenti la maxi manovra da 36 miliardi di euro che il governo ha varato in Consiglio dei ministri, e ora anche corredata del bollino della Ragioneria di Stato e della firma del presidente Napolitano, riguardavano la possibilità di mantenere gli impegni assunti in sede europea.

La lite Bruxelles-Roma

I vincoli di bilancio fissati nelle precedenti occasioni, infatti, potrebbero essere disattesi dalle prospettive economiche del governo Renzi, che ha innalzato la spesa puntando su spending review e deficit. Proprio su questo argomento, allora, Bruxelles aveva voluto vederci chiaro, esprimendo più di una riserva sulle reali capacità dell’Italia di rispettare i patti, a fronte di esborsi così ingenti.

A questo proposito, la lettera di Pier Carlo Padoan ha replicato alle perplessità europee, è finalizzata a ribadire come, da una parte, l’Italia stia facendo il possibile per tenere fede agli impegni comunitari, senza, però, dimenticare la priorità di rilanciare la crescita dell’economia interna dopo anni di crisi e difficoltà occupazionali. Una recessione che ha portato via il 9% della ricchezza nazionale in pochissimi anni.

Così facendo, allora, l’Italia ha confermato il mantenimento dei conti pubblici sotto la soglia del 3% nei riguardi del rapporto deficit/Pil, arrivando a correggere il deficit strutturale, con la prospettiva di attuare riforme strutturali per 4,5 miliardi di euro. Questi, i fondi andranno poi ripartiti in 3,3 miliardi in arrivo dal fondo di riduzione delle tasse, mezzo miliardo da quello dei cofinanziamenti Ue, 0,73 da un allargamento del reverse charge correlato all’Iva.

In questo modo, la correzione del deficit dovrebbe ammontare allo 0,3%: un’altra musica rispetto allo 0,1% proposto dal governo e lo 0,5% chiesto in sede Ue.

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