Purtroppo, quella che qualche giorno fa era una minaccia credibile, si è concretizzata in realtà in men che non si dica. Meno di due settimane fa, vi abbiamo dato conto di un’ipotesi che stava iniziando a circolare negli uffici dei ministeri, malgrado gran parte della classe politica fosse ancora in vacanza: il mancato sblocco degli stipendi agli statali per il 2015. Ieri, la conferma ufficiale è arrivata dal ministro Marianna Madia.

“In questo momento di crisi, le risorse per bloccare i contratti della pubblica amministrazione non ci sono”, ha dichiarato l’artefice della riforma della pubblica amministrazione che, dopo il decreto convertito in legge i primi di agosto, si appresta ad avviare la discussione sul disegno di legge che completerà l’intervento del governo sugli enti centrali e locali.

Una notizia positiva, però, è l’altra conferma, quella che mantiene gli 80 euro anche per i dipendenti pubblici, almeno per coloro che vadano al di sotto dei 26mila euro annuali di reddito. La priorità, ha aggiunto il ministro, sarebbe infatti quella di aiutare chi ha più bisogno. Un contributo che il governo ha tutta l’intenzione di rendere strutturale con la prossima finanziaria.

Ancora, non si conoscono dettagliatamente i termini del blocco stipendi operato dal governo, che diventerà efficace, anch’esso, solo a seguito dell’approvazione della legge di stabilità 2015. Certamente, se le indiscrezioni di pochi giorni fa si sono tramutate in realtà già ai primi di settembre, c’è da attendersi che il quadro sia così buio proprio come le voci post ferragosto arrivavano a dipingerlo.

E allora, facile che il blocco agli stipendi dei dipendenti pubblici possa protrarsi non solo nel 2015, ma anche in tutto il 2016, proprio come ipotizzato durante la pausa estiva. Una misura che permetterebbe di conservare nelle tasche dello Stato 4 o 5 miliardi di euro secondo le primissime stime.

Cottarelli e la Cgil

La decisione, dunque, renderebbe molto soddisfatto il commissario alla spending review Carlo Cottarelli il quale, dopo i primi mesi in cui sembrava messo ai margini dall’impeto riformatore del governo, ora si sta velocemente riposizionando al centro della scena, con le direttive di risparmio sui costi che diventano sempre più la bussola attraverso cui l’esecutivo Renzi persegue i suoi fini di politiche pubbliche.

E i sindacati? Dopo il circolare delle prime voci, non erano rimasti in silenzio, arrivando ad augurarsi una rapida retromarcia. Ora, che, invece, il vento spira in senso contrario, la promessa è una soltanto: “Torneremo nelle piazze”

 


1 COOMENTO

  1. Ma possibile che più aumentano le uscite, più diminuiscono le entrate ? Ma in una famiglia che si rispetti, prima si cura la propria famiglia, poi se avanza qualcosa si può donare ad altri. Qui e tutto il contrario… Tutto aumenta e gli stipendi si assottigliano sempre di più ad eccezione di quelli dei politici che non rinunciano a niente mai e hanno sempre a disposizione tutto, compreso il finanziamento ai partiti da spendere come come vogliono e tutti zitti a subire continue umiliazioni. Ma perchè le opere italiane , quasi mai terminate o abbandonate al degrado costano più di quelle degli altri stati? Ma il contratto dei dipendenti pubblici non potrebbe essere fatto con i soldi dei finanziamenti ? Se si privassero una volta dei loro capricci, scommetto che vivrebbero bene anche con il loro stipendio più altri bonus senza soffrire, mentre il popolo in questo modo perde stima per tutti i partiti che considera nemici, come nemici sono tutti gli amministratori pubblici ( che chissà come amministrano, visti i risultati). La fiducia non c’è più, sono proprio tutti uguali vecchi e nuovi, ormai è un’epidemia nazionale. Chi può intervenire a sanare questo paese alla deriva?

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