Sì è svolto stamane a Palazzo Chigi un incontro di circa tre ore tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi ed il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi.
Sul tavolo il rinnovo del Patto del Nazareno sulle riforma ed in particolare l’Italicum, la legge elettorale, con la possibilità di apportare modifiche al testo già approvato alla Camera.

Le modifiche dovrebbero riguardare in particolare la soglia al di sotto della quale scatta il ballottaggio che salirà dal 37 al 40%, come del resto già auspicato dal Presidente Napolitano, ed il superamento delle piccole liste bloccate mediante un meccanismo che riserva l’elezione ai capilista lasciando agli altri parità delle preferenze.

Ma il vero nodo da sciogliere pare essere quello relativo alle soglie di ingresso, un questione di sopravvivenza per i piccoli partiti. Ed Alfano, leader dell’NDC è in pressing per richiedere che la soglia sia unica e non differenziata come nel testo approvato tra partiti coalizzati (4,5%) e non (8%). Sulla questione però pare esserci il veto di Berlusconi, disposto ad abbassare quella del 4,5 al 4%, ma non oltre, mentre i piccoli partiti, riunitisi ieri a Palazzo Madama, chiedono di lasciare le soglie del vecchio Porcellum mantenute nel Consultellum e cioè 2 e 4%.

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2 COMMENTI

  1. Qualsiasi lista bloccata è sostanzialmente incostituzionale, a prescindere dalle motivazioni formalisti he della corte costituzionale. È abusivo il sistema elettorale tedesco che, sempre più contestata davanti ai giudici federali, dà una forte credibilità positiva a una soluzione che permette alle direzioni dei partiti, a poteri di fatto, di nominare i rappresentanti invece di farli eleggere liberamente dai cittadini fra tutti i cittadini. È antidemocratico il sistema usato in Francia e in Inghilterra per l’elezione degli eurodeputati. Era incostituzionale la procedura della legge Calderoli che attraverso le candidature multiple permetteva addirittura una nomina da un potere privato a elezioni avvenute. Qualsiasi lista bloccata, esclusiva o in sistema mista, lunga o corta, è uno strumento di abuso di potere e di oppressione dei rappresentanti nei confronti dei cittadini, sulla carta detentori del potere sovrano. Il voto preferenziale unico o plurimo su liste preparate dai poteri di fatto che sono i partiti sono una violazione più sottile e meno devastante del principio elementare della democrazia che i rappresentanti sono delegati liberi e uguali eletti da elettori liberi e uguali fra candidati che si possono presentare in condizioni di libertà e di uguaglianza, non attraverso il filtro di poteri non regolamentati. Nemmeno l’obbligo di procedure democratiche (rigorose) all’interno dei partiti per stabilire l’elenco e l’ordine delle liste permette di sanare le violazioni delle regole democratiche perché sposterebbe il nodo del problema semplicemente di un grado, creando logicamente dei sub-parlamenti nell’organo unico e unitario previsto dalla costituzione. La battaglia combattuta adesso (in ritirata) nel Senato italiano è di interesse molto più ampio, europeo, universale, e non dovrebbe essere sottovalutata.

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