Silvio Berlusconi non ha commesso alcun reato nel famoso Rubygate, la vicenda arcinota in tutto il mondo, che ha visto l’ex premier protagonista su tutti i giornali per uno dei maggiori scandali degli ultimi anni, noto anche con il nome del bunga-bunga.

Sui due reati per cui il Cavaliere era stato condannato a sette anni, concussione e prostituzione minorile, è arrivata l’assoluzione piena: nel primo caso, perché il fatto non sussiste, mentre nel secondo perché non costituisce reato.

Con grande puntualità, la Corte d’Appello di Milano ha letto il dispositivo della sentenza poco dopo le 13. L’accusa aveva chiesto la conferma della condanna in primo grado per Berlusconi, cioè i sette anni di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici in forma perpetua, che avrebbe reso ben più grave l’allontanamento temporaneo dalle scene per la sentenza definitiva del processo Mediaset, che l’ex presidente del Consiglio sta scontando con i servizi sociali nella struttura per anziani di Cesano Boscone.

Entro 90 giorni, verrà reso pubblico l’intero testo della sentenza di secondo grado di questo chiacchieratissimo processo, che tiene banco sui media da diverso tempo, quando, cioè si è venuti a conoscenza del caso Ruby, delle “cene galanti” di Arcore e delle pressioni esercitate sulla Questura al fine di ottenere il rilascio della ragazza marocchina, con la famosa parentela con Mubarak seccamente smentita.

“Oltre le più rosee previsioni”  ha commentato il legale di Berlusconi Franco Coppi. “Se dovessi fare una lezione all’università  – ha proseguito – porterei questo processo come esempio di una condotta che non costituisce reato”.

La tesi della difesa è stata dunque accolta in tutte le sue parti dalla Corte milanese: nel caso di prostituzione minorile, a scagionare il premier è la mancanza di prove sull’effettivo consumo di un rapporto sessuale con la ragazza marocchina, e comunque dell’impossibilità di conoscere l’esatta età della stessa Ruby. Sul fronte della concussione, invece, secondo Coppi e il suo collega Dinacci, non si sarebbe verificata alcuna costrizione, né ci sarebbero le prove per l’eventuale vantaggio degli ufficiali in Questura che si fossero trovati a esaudire le richieste del premier.


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3 COMMENTI

  1. Possiamo in coro essere certi che giustizia non è fatta, bensì ancora una volta disfatta. Il fatto sussiste eccome. Un presidente del consiglio che dalla Francia si logora per una pulzella condotta in questura? Perché esporsi in prima persona ad una simile sciocca mancanza? Chi avendo potere e denaro come questo essere perverso avrebbe accostato il proprio nome a quello di una minorenne o minorata che sia? Solo chi è ricattato, Solo chi si ficca nelle mutande di minorenni napoletane che lo chiamano papà. Solo chi della moglie se ne fa beffe e così anche dei giudici peraltro in primo grado già avariati. Il reato c’è ed è palese così come è palese la retromarcia di giudici ormai lordati da un primo giudizio viziato. In Italia e non solo, si può nasconderci dentro la verità ed essere giudicati idonei. Vediamo se viene fuori il conto pagato per questa sentenza, un conto a più persone e certamente con tanti zeri.

  2. Ogni costo processuale contro Berlusconi chi lo paga ora ? i Giudici di 1° grado hanno esaminato la documentazione ? Ora attendiamo il ricorso del PG. alla Cassazione e poi?.- Chi non ha disponibilità economiche come avrebbe potuto tutelarsi?

  3. Sin dall’inizio sono stato convinto che i reati contestati all’ex Presidente del Consiglio non potevano dirsi integrati.Devo però constatare che l’unico reato forse ipotizzabile, quello di interesse privato in atti d’ufficio,venne a suo tempo cancellato offrendo così al pubblico ufficiale la possibilità di …raccomandare in modo penalmente non illecito. La politica si è mostrata sempre lungimirante, ancor prima del 1994

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