Come sono cambiati i metodi di controllo di gestione negli enti locali? Le recenti riforme hanno modificato non solo l’assetto dei livelli di governo, ma giocoforza anche le sue pratiche di vigilanza e rendicontazione. A tal proposito, diventa più che mai urgente adattarsi alle nuove norme in materia di controllo di gestione, sia per gli enti stessi che, in misura non inferiore, per la miriade di società partecipate.

Quella che segue è un’intervista a Paola Morigi, autrice del volume Il nuovo controllo di gestione negli Enti locali, Maggioli editore, 2014.

 Morigi 

Il Governo Renzi negli ultimi mesi ha adottato numerosi provvedimenti che interessano gli enti locali: la nuova governance di province e città metropolitane, il d.l. n. 66 che cerca di aiutare le persone meno abbienti, e ora una prima riforma della P.A. Queste norme come interagiscono con il controllo di gestione?

Il controllo di gestione rappresenta un tassello fondamentale nelle riforme che si stanno presentando, uno strumento non solo per contenere la spesa ma per monitorare i processi, per pagare con più celerità, per competere con gli enti locali degli altri Paesi europei. La ripresa economica e la riacquisizione di un clima di fiducia passeranno anche dalla nostra capacità di rinnovare processi desueti, farraginosi, complicati. Gli strumenti di controllo manageriale possono rivelarsi di grande aiuto nel favorire questo rinnovamento.

 

Soffermiamoci un momento a parlare della riforma della P.A. Cosa significa quanto contenuto nell’art. 33 del d.l. n. 91/2014, che prevede un referto annuale alla Corte dei conti sull’attivazione e sul funzionamento dei controlli interni negli enti locali?

A dire il vero la norma esisteva già, nel senso che con il d.l. n. 174/2012, si era previsto l’invio ogni sei mesi alla Corte dei conti regionale di un referto sul sistema dei controlli interni adottato nei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti. Giustamente con il nuovo art. 33 del d.l. n. 91/2014 tale monitoraggio lo si fa annualmente (anche perché non si può lavorare solamente per inviare dati ai controllori esterni). Il senso della norma è di favorire nell’ambito degli enti locali sistemi di autocontrollo, in modo che cresca, non solo negli uffici di ragioneria, ma in tutti i servizi, una cultura gestionale più improntata al raggiungimento degli obiettivi in tempi rapidi, anche con le risorse, purtroppo spesso scarse, che si hanno a disposizione. Se volessimo coniare uno slogan diremmo che il controllo di gestione serve non solo a Fare di più con meno ma anche a Fare di più in minor tempo.

 

Gran parte del dibattito sulla P.A. si concentra anche sulle società partecipate degli enti pubblici, dal momento che queste assorbono risorse e costringono spesso gli enti a dover intervenire coprendo le perdite d’esercizio. Nel volume che ha pubblicato questo argomento è stato trattato?

La normativa sulle società partecipate nel corso degli ultimi anni è stata oggetto di numerosi interventi normativi e non risulta sempre facile orientarsi, dal momento che sulla stessa materia nel giro di pochi mesi le norme sono cambiate anche radicalmente.

Non potevamo non trattare l’argomento e un capitolo intero del volume, predisposto da Alberto Scheda, è stato dedicato proprio al tema del controllo delle società partecipate. Si parte dall’inquadramento generale e si espongono le innovazioni introdotte con la Spending review del 2012, con le successive leggi di stabilità e più recentemente con il d.l. n. 66/2014. Come del resto si è fatto anche negli altri capitoli del volume si è cercato non solo di spiegare come vanno applicate le norme, ma anche di capire ciò che il Parlamento o il Governo hanno inteso perseguire per facilitare una governance effettiva anche delle società controllate dagli enti locali.

L’auspicio naturalmente è che in futuro gli interventi normativi non si succedano così numerosi come negli ultimi tempi ma si consolidi una normativa improntata alla managerialità e all’efficienza. Se così sarà il controllo gestionale potrà rivelarsi utile quale strumento che consente di effettuare le scelte gestionali avendo a disposizione dati informativi indispensabili per l’operatività quotidiana ma anche per le scelte strategiche.

È uscita recentemente una nuova edizione del suo libro “Il nuovo controllo di gestione negli Enti locali”, pubblicato dalla Maggioli editore. Quali sono i motivi che l’hanno indotta a rivedere il testo?

Le ragioni che mi hanno spinto insieme ad Alberto Scheda (che ha composto alcuni capitoli, riportando anche le interessanti esperienze avviate attraverso le Unioni di comuni, ora riprese anche dalle riforme di Renzi) ad aggiornare il testo sul controllo di gestione negli enti locali sono legate all’esigenza di proporre agli operatori della pubblica amministrazione locale un volume che tenga conto della complessa evoluzione normativa registratasi soprattutto nell’ultimo anno e dia conto dei processi evolutivi che sono in corso. Alle volte le manovre economiche che si succedono a ritmo frenetico non consentono di comprendere ciò che il legislatore intende perseguire. Vorremmo invece che si capisse il senso delle riforme e che il controllo gestione fosse visto non come una tecnica o uno strumento da applicare, ma come un metodo di lavoro del quale ci si deve impadronire per costruire, all’interno degli enti, una nuova cultura manageriale.


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