Sin dai primi studi universitari i vari docenti di diritto mi hanno insegnato che la Costituzione Italiana è rigida rispetto allo Statuto Albertino, che è bella, come una eburnea statua giunonica ed è salda nel riconoscere uno Stato di diritto.

Questi accostamenti estetici e giuridici mi hanno indotto a rappresentarmi la nostra Costituzione, quella tanto decantata magistralmente anche da Benigni, come una bellissima statua di marmo vivente, parlante, che chiede rispetto e ammirazione, come la statua della Pietà di Michelangelo.

Proprio per tale similitudine quando la stessa viene sottoposta ad attacchi, da dovunque e da chiunque essi provengono, mi sembra ripetersi quanto accaduto alla statua della Pietà il 21 maggio 1972 ad opera del geologo australiano, ma di origini ungherese, László Tóth che la deturpò colpendola con diverse martellate.

Più grave e doloroso è per me quando questo avviene ad opera di quello che dovrebbe essere il suo custode e cioè il Collegio della Corte Costituzionale.

In questo caso il paragone potrebbe essere molto più aderente e personale con lo stesso Michelangelo quando, si narra, stava scolpendo il Mosè e gli lanciò il martello, colpendo la statua e dicendole “Perchè non parli?.

Ma veniamo al dunque, in passato la Corte Costituzionale ci ha stupito per delle decisioni che sembravano essere in controtendenza con quello che è il sentire comune della gente, ma soprattutto con il dettato costituzionale stesso, basti pensare alla sentenza n.  449 del 13 dicembre 1999, con cui metteva immotivatamente una pietra tombale sul diritto sindacale per le Forze Armate, laddove la stessa Carta Costituzionale garantisce invece, erga omnes, senza distinzione di profili professionali e senza alcuna riserva di legge, l’esercizio del diritto sindacale.

Lart. 39 della Carta Costituzionale, al 1° e 2° comma, infatti dichiara: L’organizzazione sindacale è libera. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge.

Il rigetto da parte della Corte Costituzionale, dopo panegirici sull’Ordinamento Militare e sulla democratizzazione delle Forze Armate, ai sensi dell’art. 52 della “Magna Charta” italiana, di un principio costituzionale fondante, quale la libertà sindacale, a favore di esigenze inopponibili, quali la coesione militare, la saldezza gerarchica etc. che, in altri Stati quali la Germania, l’Olanda, il Belgio, l’Austria, etc., ove esistono i sindacati militari anche da più di una secolo, non sono stati e non sono messi in discussione e non hanno minimamente patito alcuna flessione o abbattimento, metaforicamente nella mia mente si è rappresentato come una martellata alla mano sinistra della mia ideale statua della Costituzione nell’atto di concedere quelle libertà fondanti della democrazia stessa!

Allo stesso modo, qualche settimana fa, ho avuto la stessa sensazione quando è stata pubblicata la sentenza n. 24 del 14 febbraio 2014 con cui si scioglieva il dubbio costituzionale sul conflitto di attribuzioni tra potere giudiziario e Presidenza del Consiglio dei Ministri sul segreto di Stato, nella fattispecie riguardante il caso della extraordinary rendition dellimam Abu Omar, e per cui erano stati condannati, in via definitiva, tutti gli autori americani, appartenenti alla CIA e non, e uno di questi addirittura già graziato anche dal Presidente Napolitano, mentre rimanevano in attesa degli effetti di questa sentenza della Corte Costituzionale, tutti gli appartenenti al Sismi italiano che avevano collaborato e partecipato attivamente, in relazione al proprio giudizio pendente presso la Corte di Cassazione.

Con le motivazioni più plausibili possibili la Corte Costituzionale ha deciso che effettivamente vi era un conflitto di attribuzione dei poteri tra la magistratura e l’organo politico di governo e che per questo motivo alcuni documenti, usati come prove nel dibattimento, non dovevano essere utilizzati in quanto coperti dal segreto di Stato, legittimamente, a questo punto, posto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il dispositivo della sentenza in verità è molto complesso ed articolato, ma alla fine il risultato è stato quello che:

  1. a.        Le condanne per gli agenti CIA e gli altri soggetti americani che hanno partecipato all’extraordinary rendition dell’imam sono diventate definitive e per cui gli stessi agenti risultano latitanti e sono ricercati in mezzo mondo, almeno dove sussiste la possibilità di estradizione;
  2. b.        la Corte di Cassazione, con profondo rammarico, con la sentenza n.20447 del 24 febbraio 2014, ha dovuto prosciogliere definitivamente gli agenti del Sismi, parlando di “sipario nero” calato sulla democrazia e sullo stato di diritto;
  3. c.         è stato ampliato, senza alcuna previsione legislativa, e direi di più, senza una logica e giuridica comprensione, il potere di copertura del segreto di Stato sulle azioni anche di rilevanza penale degli agenti del Sismi, allungando questo sipario dagli interna corporis, cioè quegli assetti organizzativi e operativi di ambito istituzionale riferibili solo ad attività istituzionali lecite,  e per la prima volta, anche all’area dei comportamenti illegali dei servizi di intelligence.

Se avevo qualche dubbio prima, ora, leggendo le argomentazioni della sentenza di proscioglimento della Suprema Corte, che si scontra fortemente sul piano giuridico e logico-giuridico con la Corte Costituzionale, ho la netta certezza che la Carta Fondamentale della nostra Nazione abbia ricevuto un’altra martellata, stavolta alla mano destra, quella con cui metaforicamente dovrebbe difendere i cittadini dai soprusi e dagli abusi, anche delle Istituzioni politiche e amministrative preposte al buon funzionamento dello Stato e soprattutto dello Stato di diritto.


CONDIVIDI
Articolo precedenteCondanne per droga, Cassazione: sì alla riduzione delle pene
Articolo successivoMatteo Renzi e il rischio del consenso: gli esempi di Monti e Berlusconi

2 COMMENTI

  1. Mi permetto solo di sottolineare, a Gerardo Spira, che la Costituzione è aperta anche alle FF. AA., non a caso l’art. 52 recita:

    La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.

    Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici.

    L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.

    Ma soprattutto il 3° comma di detto articola non induce il legislatore a escludere le FF AA, a causa del loro compito, dal processo democratico, ma anzi le coinvolge, altrimenti non si spiegherebbe il perché della seconda parte del c. 2 in cui i Costituenti affermano che rimane impregiudicata la posizione degli appartenenti alla FF AA, a prescindere del ruolo e dello status, nell’esercizio dei diritti relativamente al lavoro ed alla politica.

    Peraltro la Suprema Corte (di Cassazione) ha deliberato obtorto collo e non in assonanza con la decisione della Corte Costituzionale, anzi criticandola fortemente, ma per un’altro motivo e per presupposti sostanziali diversi rispetto alla sentenza 449/99.

    I cittadini in uniforme sono uguali agli altri e non devono rispondere a leggi speciali per garantire quelli costituzionali degli altri cittadini, lo fanno come loro mission istituzionale e già con il giuramento con cui s’impegnano ad osservare la Costituzione e le leggi dello Stato.

    Qui il problema è, in parte (la prima riguardante la sentenza 449/99) se bisogna disconoscere i diritti costituzionali ai cittadini in uniforme anche quando la Carta Costituzionale non lo preveda e dall’altra (la seconda parte, quella riguardante il sequestro ABU Omar) allargare il perimetro dell’impunità dei servizi segreti, anche contro i principi fondanti della Carta Costituzionale, abbattendo così quei diritti, qui si invece in violazione della legge, degli altri cittadini.

  2. Non sono d’accordo con l’autore dell’articolo, perché non sono d’accordo sulla impostazione del principio che ha animato i padri della Costituzione durante la stesura. Nei banchi dell’università di Napoli si insegnava, nel lontano 1958 un altro principio e cioè che la nostra Carta era il catechismo civile del popolo Italiano, grande conquista popolare contro l’italia fascista, sorretta dallo Statuto albertino. Il prof Tesauro, insegnava che la Carta nata dalla Resistenza era aperta verso i nuovi semi della democrazia che si andava delineando. Coerentemente con questi principi la Suprema Corte ha deliberato. La Carta si rivolge ai cittadini, anche se organizzati in associazioni, ma non alle forze armate le quali per un altro principio fondamentale devono agire nel rispetto delle leggi che le organizzano. Guai se fosse diversamente. Una Società bene organizzata e bene disciplinata si muove nel rispetto delle leggi che trovano nella Carta il corollario supremo per il suo equilibrio. Le forze armate sono costituite da cittadini in divisa che devono rispondere a leggi speciali, proprio per le garanzie costituzionali di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, di religione e di appartenenza.

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here