Colpo di scena per gli statali: l’annuncio del ministro Marianna Madia sui prossimi prepensionamenti nella pubblica amministrazione ha generato il panico negli uffici governativi, in particolare la ministero dell’Economia e agli enti contabili. Al di là del saldo netto, infatti, pesa, in senso opposto alle dichiarazioni della Madia, il no della Ragioneria arrivato proprio in questi giorni sulle pensioni dei Quota 96.

Come potranno essere avviate le pensioni di migliaia e migliaia di lavoratori nel pubblico impiego, se non vengono attivate neanche quelle dei lavoratori che ne avrebbero diritto, ma che per una svista del legislatore la attendono da ormai due anni? E’ quanto si chiedono gli osservatori e i tecnici dei ministeri e degli enti contabili, spiazzati dall’uscita del giovane ministro.

Nelle intenzioni della Madia, infatti, ci sarebbe l’ingresso di forze fresche nei ranghi della pubblica amministrazione, passaggio che deve passare attraverso la conclusione della carriera lavorativa di tanti statali ormai a fine carriera, ma ancora non in possesso dei requisiti minimi richiesti dalla legge Fornero del 2011.

Certo, dare il via a un programma di uscita dal lavoro in anticipo, con i requisiti per la previdenza anteriori all’avvento della criticatissima riforma Fornero, realizzerebbe i desideri di tantissimi lavoratori, obbligati a conservare il proprio posto in attesa di avere i requisiti.

Ciò, però, comporterebbe un cambiamento radicale nella politica del mantenimento dei costi, inaugurata proprio con la legge sulle pensioni del governo di Mario Monti, che dovrebbe consentire risparmi per circa 20 miliardi fino al 2019. Realizzare un così incisivo cambio di rotta, dunque, comporterebbe delle modifiche pesanti alle risorse già messe a bilancio con la legge in vigore.

Va da sé che garantire l’accesso a una moltitudine di lavoratori come quella che potrebbe essere interessata dal piano Renzi-Madia, dovrà conoscere come assoluta premessa la concessione dell’assegno pensionistico dei Quota 96, con il relativo ddl attualmente bloccato in commissione a Montecitorio a seguito delle perplessità della Ragioneria di Stato, che ha negato l’autorizzazione alla pensione per insegnanti e personale Ata con queste caratteristiche, con costi per l’Inps stimabili in circa 150 milioni di euro nei prossimi due anni.

C’è poi il capitolo spending review di Cottarelli, che non parla apertamente di uscita anticipata dal lavoro per i dipendenti pubblici, ma si occupa di rilanciare gli esuberi, secondo un piano che, comunque, si preannuncia lungo e laborioso.

Insomma, se il governo vorrà imprimere la scossa, dovrà farlo con il vento in faccia da tutti questi fattori, alcuni economici, altri di natura politica e programmatica. Ma se davvero l’obiettivo del ministro Madia è quello di “immettere energie nuove nella pubblica amministrazione”, allora c’è da attendersi qualche manovra a sorpresa, che potrebbe regalare l’addio al lavoro prima dei tempi previsti a tanti statali, facendo la gioia di migliaia di lavoratori dalla carriera pluridecennale nel pubblico.


CONDIVIDI
Articolo precedenteDalle Province siciliane ai Consorzi di comuni. I primi nodi arrivano al pettine
Articolo successivoProvince, nessuna riforma senza voto di fiducia. Cambia il ddl Delrio

8 COMMENTI

  1. sono un impiegato statale e vorrei solo dire che invece di parlare e tirare sempre l’acqua al proprio mulino pensassero,i nostri governanti,a trovare subito una soluzione alla crisi in atto oppure …….altro che ARGENTINA. Che DIO ce la mandi buona.

  2. non vogliono fare disuguaglianze con il privato,
    ma i lavoratori privati, le aziende, li mandano in pensione a 35 anni di servizio aggiungendo in regalo bei soldini oltre alla liquidazione, per toglierseli di torno dall’azienda per poi assumere extracomunitari e percepire incentivi dallo stato e dall’inps pagati con i soldi dei nostri contributi.
    noi dobbiamo lavorare fino a non si sa quando e se
    decidiamo di licenziarci per lasciare il posto ad altri
    dobbiamo pure aspettare oltre 2 anni per percepire la nostra liquidazione.
    be, forse sarebbe meglio rivolgere lo sguardo verso chi, percependo pensioni di certe cifre astronomiche, hanno anche più incarichi lavorativi con varie aziende sempre con compensi astronomici.
    Prima cosa che farei, è congelare la pensione a tutti quelli che vanno a lavorare, chi può lavorare non ha bisogno della pensione, naturalmente non parlo delle pensioni da fame !
    vedi vari Mastrapasqua -Monti e compagnia bella

  3. Perché questo accanimento sulla cosiddetta “quota 96″?
    La maggioranza delle persone, non rientrano nella “quota 96″ e dovranno
    andare in pensione con “quota 100, o addirittura 110.
    I poveretti che matureranno i fatidici 43 anni e tre mesi a 67 anni sono
    destinati alla quota 110.
    Personalmente la mia “quota” sarà 107. Creperò prima.

  4. per fare un bel ricanbio di vecchitti come li chiamate voi che sono quelli che anno fatto l’italia? mandateli in pensione con il retributivo che anno con un minimo di1000euro risolto il problema entrano i giovani e cominciano anche loro a costuire il loro futuro e buona fortuna……………………………

  5. E’ assurdo continuare il riferimento alla norma Fornero, chi raggiunge certi limiti deve avere la possibilità del giusto pensionamento, senza alcuna penalizzazione; questa dovrebbe essere appplicata alla miriade di categorie con enormi fascie di privilegio, sia stipendiali che pensinistiche, ad iniziare dalla classe politica e manageriale, comprese le indennità istituite alcuni anni orsono per i generali e Ufficiali in procinto di lasciare il servizio, che fa schizzare loro gli emolumenti oltre i 10.000 € mensili di pensione!!!!.
    il grosso male di questo Paese continua ad essere l’ingiustizia è l’iniquità sociale.

  6. leggo “…………qualche manovra che potrebbe REGALARE agli statali……..etc.” Cari signori nessuno vuole regali, vogliamo semplicemente quello che ci spetta perchè abbiamo raggiunto il limite che altri (e non certo noi) hanno stabilito che dovevamo raggiungere per aver diritto alla pensione. I regali si sono fatti negli anni passati riducendo a 19 anni 6 mesi ed 1 giorno il limite minimo per andare in pensione, i regali si fanno ancora oggi ai dirigenti con mega stipendi e pensioni d’oro, ai politici che vanno in pensione dopo pochi anni con pensioni mega galattiche rispetto alle nostre….pardon (a quelle che FORSE avremo noi …..se ci fanno arrivare). Io oggi sono arrivato a quota 100 (altro che 96) e se devono mandarmi in pensione devono incentivare la mia uscita e non certo penalizzarla visto che sto lavorando oltre tutti i limiti pensabili. Lascio poi alla Fornero quel limite di sopravvivenza che ci farebbe aumentare ancor di più l’età pensionabile avendole già augurato di crepare al più presto…………!!!!!!!!!!!!

  7. Qualcuno si è bevuto il cervello,fatemi capire.Il governo non riesce a pagare più pensioni ,cassa integrazione ,aumenti contrattuali ,esodati ,e quant’altro,ora decide per l’esubero dei dipendenti pubblici di mandarli in prepensionamento,e chiaramente gli deve garantire la pensione ,inoltre vuole integrare i posti in esubero ,con assunzioni nuove,poi vuole abbassare l’aliquota irpef,per un aumento di circa ottanta euro,o Renzi fa il gioco delle tre carte,oppure si vuole guadagnare il primato delle stronzate,non so chi lo sta pilotando ,ma certamente non lo vedo quel grosso stratega ,e illuminista di economia,e politica,comunque una cosa è certa ,lui deve dire grazie al sindacato che oggi ci rappresenta,altrimenti sarebbero dolori per lui ,e per quanti stanno li a riscaldare i banchi del governo,e facile comunicare con giornali ,televisione tutto quello che gli conviene,altro che condannare berlusconi,forse lui è un santo rispetto a questi .

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here