Sta prendendo corpo il famoso piano Cottarelli, il programma di spending review 2014 stilato dal commissario entrato in carica lo scorso anno e, ora, arrivato alla definizione di interventi radicali nella spesa pubblica italiana.

Si attendevano da parecchio tempo le misure del successore di Enrico Bondi alla revisione di spesa: dopo la cura di Mario Moni, infatti, la spending review è rimasta più nella teoria che nella pratica, con diverse false partenze nei nove mesi di governo Letta. Ma, ora, sembra proprio che con il nuovo esecutivo di Matteo Renzi arriveranno anche i tagli agli sperperi da parte delle casse statali. E migliaia di lavoratori tremano, proprio come accadde con Mario Monti e gli esuberi di Patroni Griffi, approntati due anni or sono, ma ancora in attesa di piena attuazione.

Ora, obiettivo del commissario Cottarelli è quello di recuperare almeno 7 miliardi all’anno, i quali dovrebbero servire, già nel 2014, al finanziamento dei famosi 80 euro in più in busta paga, promessi dal presidente del Consiglio nella conferenza di mercoledì scorso, quando ha svelato i dettagli del suo chiacchierato “Jobs Act”.

In realtà, infatti, i dieci miliardi preventivati da Renzi per l’incremento di stipendio nell’anno in corso dovrebbero essere quasi la metà, poiché il bonus si rifletterà a partire dalla busta del mese maggio. Quindi, in linea ipotetica, potrebbe essere sufficiente una spending review in media con gli auspici del suo deus ex machina a coprire la misura più attesa, su cui il premier ha candidamente ammesso di “giocarsi la faccia”. 

Peccato, però, che lo stesso Cottarelli sia pronto a dirsi soddisfatto qualora il piano di tagli della sua cura alla spesa pubblica arrivi a riportare in dote 5 o anche solo 4 miliardi effettivi: cifra, questa, insufficiente a coprire gli interventi promessi dal governo, che dovrebbero avere nella spending proprio il carburante più potente.

Così, sulla scrivania del presidente del Consiglio sarebbe arrivato, proprio in queste ore, un disegno dettagliato per decurtare in maniera ancor più incisiva i costi ritenuti superflui da parte dello Stato. In particolare, secondo le linee guida del fascicolo non più top secret, dovrebbero arrivare 2 miliardi e 200 milioni dal sistema di riordino e ottimizzazione dei processi burocratici, comprensivi dell’annunciato taglio di 500 milioni agli stipendi dei manager pubblici.

A questi, dovrebbero aggiungersi – almeno, nei consigli del commissario – 400 milioni di riduzione di emolumenti a consiglieri comunali e regionali, oltre a 200 milioni derivanti dalla riforma delle province, se davvero verrà compiuta entro breve. C’è, poi, il piano austerity, che parte dalle auto blu – con l’asta rivelata dallo stesso Renzi nella conferenza del Jobs Act – per passare alle amministrazioni periferiche, alle capitanerie di porto e alla stretta alle consulenze.

Ma il vero piano inclinato su cui la spending di Cottarelli dovrebbe inoltrarsi, è quello degli esuberi degli statali: secondo il piano, infatti, questi dovrebbero essere 85mila entro il 2016, mentre a scamparla dovrebbe essere la sanità, che mantiene la propria spesa invariata a fronte di un calo generale in tutti i comparti.

 


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2 COMMENTI

  1. Io sono del parere che tantissimi dipendenti pubblici con i 40 anni di contributi , quindi in linea con quanto previsto dal D. L. 101/2013 relativamente al prepensionamento con le legge antefornero, sono più che disponibili ad andare volontariamente in pensione.
    ovviamente rimuovendo l’ostacolo della necessità della dichiarazione degli esuberi da parte degli enti che spesso non sono propensi a diminuire il personale.

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