Davvero questo sarà il mese del Jobs act? Se il presidente del Consiglio Matteo Renzi vorrà tenere fede alla parola data, allora entro fine mese dovrà arrivare in parlamento la contro riforma Fornero, che dovrebbe riscrivere le leggi sul lavoro e, sperano in molti, anche sulla pensione.

Mentre sulla sfera dell’occupazione son al lavoro i ministri Padoan e Poletti, con un piano da presentare alle parti sociali in tempi brevi, ci si interroga in quali termini la nuova proposta del governo potrà incidere sulla sfera delle pensioni e, soprattutto, della tragedia che porta il nome degli esodati.

A tutt’oggi, infatti, sono poche decine di migliaia i casi risolti di ex lavoratori rimasti senza occupazione, né trattamento previdenziale a oltre due anni dall’entrata in vigore dal decreto Salva Italia, che conteneva, al suo interno, anche la ridefinizione delle regole per andare in pensione.


La soluzione definitiva per gli esodati, però, potrebbe essere vicina: dopo la prima bocciatura del 2012, da parte della Corte dei conti, l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano è protagonista del nuovo pressing sull’esecutivo per trovare le coperture e garantire la salvaguardia per i tantissimi ancora esclusi dal welfare, e coloro che rischiano di ingrossarne le file nei prossimi mesi.

A tal proposito, è lo stesso Damiano a intervenire sul sito dell’Huffington post, invocando l’intervento diretto del premier per risolvere definitiva il problema ormai annoso, che regolarmente richiede un esborso di risorse extra alle finanze pubbliche, come avvenuto di recente in legge di stabilità.

“Renzi deve onorare l’impegno preso con i cosiddetti esodati, al fine di risolvere definitivamente questo drammatico problema sociale, e porsi l’obiettivo di modernizzare un sistema previdenziale reso troppo rigido e socialmente iniquo dalla “riforma” Fornero”. Non usa mezzi termini con il proprio segretario, nonché presidente del Consiglio, il deputato Pd, insomma: quella degli esodati è una priorità e va affrontata rapidamente.

La via di salvezza, secondo l’ex ministro, è una soltanto: reintrodurre un meccanismo di accesso straordinario alla pensione anticipata, preventivamente ai requisiti previsti per legge: “La correzione che suggeriamo è quella di inserire un criterio di flessibilità per consentire ai lavoratori di andare in pensione in un’età compresa tra i 62 e i 70 anni.”

Insomma, la soluzione prefigurata più volte dall’ex ministro Giovannini, ma mai intrapresa convintamente. Si attende la replica dell’attuale responsabile del Lavoro, Giuliano Poletti, incalzato dal pressing di un Damiano più determinato che mai.

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8 COMMENTI

  1. La stranezza è che dai 57-58 anni in su non sei più interessante per la tua azienda e contemporaneamente, essendosi allungata la vita media ed allontanata la fase di invecchiamento, puoi lavorare fino a 67-70 anni. Le aziende dovrebbero rivedere la loro posizione innalzando la soglia dei diventati stupidi dai 57-58 anni ai ai 63-64 anni. Rimarrebbe comunque il problema che anche a quell’età si è idonei per lavorare. Lo hanno affermato i nostri governanti. Credo che la quota 100 ma anche 101 possa essere il giusto compromesso per essere allineati alle pensioni europee e diamo la possibilità a questa gente di poter fare la loro scelta dando loro tutto ciò che si ernao già guadagnati prima della legge Fornero, diamo loro la possibilità di lasciare il posto al figlio, facendoli sentire appartenenti ad una casta si a quella di lavoratori che meritano di spendere la raccomandazione per il figlio disoccupato, certamente non alla stessa stregua dei figli dei nostri governanti … unici privilegiati all’occupazione d’oro. Classe 1951, 1952 e 1953 ancora a lavoro pretendiamo almeno che ci venga assegnata l’onorificenza del cavalierato del lavoro (nel passato distribuita con soli 25 anni di lavoro) per aver salvato l’Italia economicamente. Il governo Monti ha fatto le proposte con i nostri soldi, mentre Cancellieri e tanti altri raccomandavano i soliti figli di papà. Pretendiamo il diritto della pensione che abbiamo guadagnato, pretendiamo il riconoscimento del ns. sacrificio.

  2. E una vergogna come siamo trattati noi persone di una certa età . Alle aziende non serviamo più però dobbiamo rimanere al lavoro 5-6 anni di più oppure (per le donne) accontentarsi del metodo contributivo, metodo molto penallzzante !!!!!!, Io per esempio sono sola non ho un marito e non sono supportata da nessuno ho 38 anni di contributi sarei dovuta andare in pensione quest’anno e invece me l’anno allungata di altri 4 anni altrimentii come alternativa c’è solo il contributivo!!!!!!!!
    I sendacati che hanno permesso una tale boiata si devonop vergognare.
    SVEGLIATEVI L’OBIETTIVO E’ QUELLO DI FARC MORIRE !!!!!!!

  3. Le varie proposte con le quali vorrebbero correggere la legge fornero sono tutti palliativi.
    L’unico sistema per mettere le cose a posto è un referendum abrogativo della legge fornero.
    Ritorniamo al sistema delle quote,

  4. L’ultimo commento mi fa riflettere. Sono anche io un agente di commercio del 1952 ho
    pero’ 40 anni diservizio. La proposta di Damiano mi salverebbe perche’ a novembre
    compirei 62 anni.
    Capisco il collega perche’ le aziende ormai si stanno liberando dei propri agenti che
    raggiuntgono i 60 anni. Dicono che ormai siamo dei rifiuti dopo che abbiamo dato tanto!!
    Si parla tanto dei dipendenti diretti che perdono il lavoro ma credetemi noi autonomi che
    non abbiamo nessun diritto, siamo spazzatura a cui basta un preavviso di sei mesi per
    liberarci di noi senza che nessun istituzione possa tutelarci lasciandoci nella disperazione
    totale. Forza Damiano, liberaci dalla legge Fornero (anche se nonostante tutto dobbiamo
    anche pagare una penale dopo oltre 40 anni di contributi) .
    Salve a tutti !!!

  5. ho 35 anni d’ insegnamento statale sono vedova da 30 anni ho un figlio che non lavora è intelligente ma non lo assumano perche devono pagare il fisco quale italia sta andando avanti? ed io non ce la faccio ad arrivare a 41 anni di servizio sto male sono stata sempre io a lavorare come una bestia da soma……….rosaria cagliuso via alimena 121 87100 cosenza tel.3454003132

  6. ESODATI NON SALVAGUARDATI – Non pensino che l’uscita flessibile sia la soluzione per gli esodati non salvaguardati dalla riforma fornero. L’unica soluzione è applicare la vecchia normativa previdenziale a coloro che erano hanno lasciato il lavoro – o firmato patti ufficiali – pre decreto. BASTA con queste proposte indecenti …

  7. Mi auguro che la proposta ,dell’ex Ministro Damiani , riguardo la flessibilità per l’accesso alla pensione venga presa in seria considerazione e realizzata. Sono della classe 1952, dopo anni di lavoro e di soddisfazioni in termini di fatturati, mi ritrovo nel panico più totale perché in considerazione dell’eta’ non vengo più considerato interessante nei confronti delle aziende mandanti,” sono un agente di commercio” con 34 anni di contributi versati, sarei andato in pensione con 35 di contributi e 63 anni di eta’ ma la Sig Fornero non ha permesso. Le aziende non sono disponibili a tenere persone che devono fare almeno 600 KM al giorno fino all’eta’ di 67 anni , pertanto desidero sapere quali saranno le nostre alternative????? Delinquere o il suicidio . E per ultimo desidero avere spiegato come e’ possibile creare nuovi posti di lavoro tenendo i vecchi a lavorare fino a 70 anni??????? Buona Giornata

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