Marzo è arrivato e, secondo la tabella di marcia indicata dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, il governo dovrebbe avviare le pratiche per l’approvazione del “Jobs act”, il documento per il lavoro che lo stesso premier, appena insediatosi a segretario Pd, ha presentato all’opinione pubblica.

Ora che il governo Letta è stato tolto di mezzo, dunque, non ci dovrebbero essere impedimenti di sorta per il segretario e presidente del Consiglio: lavoratori e pensionati attendono con ansia l’avvento di norme che possano alleviare la stretta inaugurata con le norme di Elsa Fornero tra 2011 e 2012.

Non a caso, i ministri dell?Economia e del Lavoro, Pier Carlo Padoan e Giuliano Poletti, si sono incontrati con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio per stendere il piano da presentare ai sindacati, smaniosi di conoscere le novità del governo sul tema del welfare.


Al momento, la linea prevalente tra i ministri coinvolti nel piano del “Jobs act”, dovrebbe intaccare gli ammortizzatori sociali, rivisti dalla legge Fornero, e anche l’articolo 18, per la prima volta ritoccato dall’ultima legge sull’occupazione in Italia.

Nello specifico, mentre, in tema di sussidi alla disoccupazione, attualmente rimane in vigore l’Aspi, si sta studiando una forma di sostegno che non vada oltre i due anni, che, a parere delle prime stime, potrebbe avere un costo di 9,5 miliardi di euro. A tal proposito, il piano riguarderebbe lo spostamento di 7 miliardi dalle prestaizoni Aspi e di 2,5 dalla Cig in deroga, in vista di una progressiva eliminazione. Così, il sussidio alla disoccupazione figlio del piano Renzi, dovrebbe essere ponderato in base ai contributi versati, ma allargando le possiblità di accesso, rispetto all’anno di contribuzione necessario per accedere all’Aspi.

Quindi, sul fronte dell’articolo 18 e, dunque, dei licenziamenti, si pensa a una sua sospensione nei primi tre anni di contratto, che dovrà essere a tempo indeterminato e con garanzie progressive. un intervento sulle forme di regolarizzazione degli occupati, non potrà non tener conto dell’apprendistato, la tipologia che la legge Fornero ha sponsorizzato con forza, oggi impantanata tra le pieghe di una formazione mai pienamente decollata. Tra le ipotesi, poi, si pensa a un’estensione della non causalità da 12 a 36 mesi: ma, su questo punto e non solo, le parti sociali dovranno dire la loro.

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7 COMMENTI

  1. Ho 57 anni, 40 di contributi, per avere la pensione devo pagare 2 anni e 6 mesi. Vi sembra giusto…..

  2. LAVORATORE DIPENDENTE PRIVATO ULTRA CINQUANTENNE LICENZIATO CON 39 ANNI DI CONTRIBUTI COSTRETTO A FARE DA BADANTE PERCHE TROPPO VECCHIO PER IL LAVORO E TROPPIO GIOVANE PER LA PENSIONE.SPERO NELLE PAROLE DI RENZI CHE FACCIA QUALCOSA PER NOI LAVORATORI PRECOCI.

  3. Spero che il Jobs Act preveda misure più efficaci nei confronti dei lavorati atipici (co.co.pro e similari). L’indennità di disoccupazione una tantum, introdotta dalla legge Fornero, pone troppi limiti a coloro che la richiedono. Per fare giusto un esempio: l’obbligo di lavoro in regime di monocommittenza. Chi, nell’anno solare, ha lavorato per più aziende e quindi ha versato più contributi Inps – paradossalmente – si trova svantaggiato.

  4. Ho 57 anni ,sono della provincia di avellino ,sono iscritto al centro dell’ impiego dal 04 04 2012 ,finito la disoccupazione ho dovuto fare qualche lavoro in nero per poter vivere.Non riesco a trovare lavoro ,nonostante rientro nella legge 404 .Ho maturato più di 38 anni di contributi, mi trovo senza pensione ,e senza lavoro. Nel chiedere lavoro mi si dice che sono vecchio. Io per lo stato non esisto .Spero che il governo RENZI faccia qualcosa per risolvere il problema per migliaia di persone nella mia stessa situazione.

  5. Speriamo in questo nuovo ammortizzatore chiamato IOBS ACT: serva a tutte quelle persone sprovviste di tutele vedi nel settore commercio dove se perdi il lavoro non hai mobilità lunga come nelle grandi aziende o Banche…. ti trovi senza niente, hai solo diritto alla disoccupazione è basta!
    In Italia si sono fatte troppe distinzioni tra lavoratori del privato rispetto alle grandi aziende o enti pubblici dove vengono garantite tutele anche dopo diversi anni dando a questi signori delle sicurezze mentre per gli altri poco o niente.
    Personalmente mi trovo in una situazione di grande difficoltà in quanto ESODATO senza reddito e senza pensione non auguro a nessuno questa disperazione che ti accompagna tutti i giorni dove ti senti inutile e non sai più come affrontare il tuo futuro e quello della tua famiglia dove ti senti di aver tolto a loro delle sicurezze quotidiane da buon padre di famiglia.

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