Gli attacchi alla prima e alla terza carica dello Stato, le azioni di ostruzionismo e intimidazione nei confronti dei colleghi di altri partiti: negli ultimi giorni, i “cittadini a 5 stelle” hanno decisamente alzato il livello del proprio repertorio d’azione parlamentare. Fin dal loro (recentissimo) ingresso nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama, i rappresentanti del M5s hanno portato dentro il Parlamento modalità d’azione non convenzionale, tese a testimoniare la novità espressa dal Movimento. Ma anche a delegittimare istituzioni in forte crisi di consenso, ostaggio di una élite corrotta e autoreferenziale, asserragliata in un palazzo lontano dalla vita “reale”. Il Parlamento: contenitore, secondo  Grillo e Casaleggio, di una democrazia superata e da superare.

Per i fondatori del M5s, la democrazia rappresentativa, fondata sul ruolo dei partiti, su uomini-di-partito depositari di un libero mandato, rappresenta un “imbroglio”. In attesa di Gaia, la terra promessa della web-democracy, meglio allora un Parlamento formato da lavoratori “a tempo”, vincolati ad un “progetto”, ad un incarico che possa essere revocato in qualsiasi momento. Meglio un Parlamento di cittadini, specchio del popolo che li ha eletti, tenuti al riparo da qualsiasi (ineluttabile) tendenza oligarchica. Per questo, il concetto di rappresentanza, nel discorso grillino, viene declinato perlopiù come rappresentatività. L’ideale Parlamento a 5 stelle è composto da persone “normali”, ordinarie: una Italia in miniatura, selezionata come se si trattasse di un campione statistico. Senza alcuna “distorsione” di genere, estrazione sociale, titolo di studio, provenienza politica (del resto, destra e sinistra non esistono più). «Sono tutte persone come voi – sottolineava Grillo, tra il 2011 e il 2012, presentando i candidati del M5s al pubblico dei suoi comizi-spettacolo – «sono geometri, un ingegnere, uno studente, un avvocato, uno spacciatore – per tenerci su un po’ il morale. C’è qualsiasi cosa!».

Ma, se l’assemblea rappresentativa a 5 stelle assomiglia alla “piazza”, e quindi al Paese, significa che il Paese contiene anche le pulsioni manifestate, in questi giorni, dai grillini tra i banchi delle due Camere. E poi amplificate, portate all’estremo dalla piazza virtuale dei social network: perché nella rete – si difendono i grillini – “c’è di tutto” (come nella società, e quindi in Parlamento). Significa che, nella società “civile” – o almeno in una parte di essa – si agitano anche gli orientamenti e i comportamenti stigmatizzati, in questi giorni, da molti osservatori. Ernesto Galli della Loggia, ad esempio, nel suo editoriale di lunedì per il Corriere, denuncia il “linguaggio dell’inciviltà” che accomuna gli adolescenti e i deputati italiani. Mentre un tweet di Ezio Mauro accusa il leader 5 stelle di spettacolarizzare la decadenza del Paese.


Il comportamento e il linguaggio messi in campo, nell’ultima settimana, da alcuni esponenti del Movimento – sicuramente poco onorevoli (etichetta, peraltro, bandita dal vocabolario a 5 stelle) – hanno dunque spiegazioni diverse. Testimoniano il tentativo di contrastare riforme (anzitutto quella elettorale) che potrebbero mettere ai margini l’unico vincitore delle Politiche 2013, protagonista del nuovo schema tripolare. Testimoniano, allo stesso tempo, una esasperata ricerca di visibilità mediatica, attraverso azioni eclatanti, per uscire dal cono d’ombra proiettato dal protagonismo renziano e dal patto “bipolare” con Berlusconi. Portando in superficie alcuni elementi autoritari e di scarsa sensibilità democratica presenti (quantomeno) in alcune frange del popolo grillino. E della sua classe politica: visto che nell’architettura del Movimento la separazione tra rappresentanti e rappresentati tende a scomparire. Proprio per questo, le azioni dei parlamentari a 5 stelle, in queste convulse giornate, mettono in evidenza i rischi connessi a un parlamento di cittadini “normali”: quando la distanza tra società e palazzo si riduce, fino ad annullarsi.

 

Il partito del capo

Il partito del capo

Fabio Bordignon, 2013, Apogeo Education - Maggioli Editore

"La prima analisi sistematica della personalizzazione in Italia. Tagliente e avvincente. Una lettura obbligata per capire come uscire dal cul de sac in cui si trovano i partiti.A destra e a sinistra." Mauro Calise Fabio BordignonInsegna Metodologia della ricerca sociale e politica...




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2 COMMENTI

  1. Diciamoci la verità: il Movimento a 5 stelle (come un hotel ?), non è composto da geni (nemmeno gli altri partiti, sulla cui intelligenza mettiamo un pietosissimo velo). Ma ciò che adira tutti quanti è che , finora, nessuno di loro – con rare eccezioni – si è prostituito, venduto o fatto sedurre dalle sirene partiitocratiche, che odiano a morte coloro che non si fanno assorbire. Non so quanti anni abbia l’autore di questo articolo, ma vorrei ricordare che l’ostruzionismo, da decenni, è stato ostruito in Parlamento, e sfiancata qualunque opposizione seria. Nessuno ricorda quando il Partito Radicale recitava la Bibbia in aula per ore e giorni (lontani anni ’80 o fine ’70 ?). Si ora vorrebbe un Parlamento del tipo fascista: tutti in camicia ad applaudire alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni e al Senato del Re, i discorsi del Duce. Questo, con poche varianti, è l’ideale degli attuali partitocrati (cfr. Proposta Renzi), da una parte i tricolorati dello Spartito Sdemocratoco, dall’altra i tricolorati seguaci di Sforza&Taglia, divenuti da finti nemici, alleati (purché non si tocchi il loro Capo). Di fronte a questi signori ben vengano anche le Cinque Stelle.

  2. Quando la discussione politica degenera in episodi eclatanti come quelli accaduti in parlamento, a proposito del decreto Banchitalia, si erge alto il grido corale di quelli che in nome della moderazione e della loro democrazia, difendono le proprie posizioni di comodo e di convenienza economica, costruite o rapinate sulla pelle dei cittadini. Siamo allo scontro di posizioni sociali e bisogna domandarsi che cosa s’intende per democrazia e che cosa s’intende per violenza. La Democrazia deve intendersi puramente e assolutamente governo raggiunto con la partecipazione di tutti i cittadini e non governo di intesa di alcuni contro altri. La vera democrazia guarda prima ai cittadini in difficoltà economiche e poi distribuisce le risorse , secondo le necessità e i bisogni. ma democrazia significa anche accertare se la ricchezza sia accresciuta in modo giusto e secondo legge. Invece accade che una casta si mette d’accordo con un’altra e l’accordo si fa non per i principi o i valori della democrazia, bensi per gli interessi economici. Le rivoluzioni sono scoppiate sempre per deviazioni dei principi e dei valori. A proposito della violenza, non bisogna solo e subito giudicare la reazione di chi l’ha subita, ma considerare tutto il contesto dei fatti o dell’evento. Non è forse violenza quella della criminalità che ti colpisce in silenzio ? Non è violenza imporre comportamenti e regole, senza leggi scritte ? Non è Violenza ancora quella di un’Autorità che senza averne la delega e senza disposizione scritta, tenta di imporre ad altri un dettato per finalità non previste e regolamentate ? Non è violenza e antidemocrazia tentare di eliminare l’avversario con decisioni consortili di tutti quelli che si sono messi d’accordo, senza ascoltare il popolo ?

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