La discesa in campo di Berlusconi, nel 1994, coincide con l’affermazione, in Italia, di un nuovo modello di leadership. Un modello che, a partire dalla seconda metà del secolo scorso, per effetto delle profonde trasformazioni subite dalla società, si afferma in tutte le democrazie. Nel nostro paese, con maggiore ritardo: ma per questo con maggiore forza. Si tratta di una leadership personale e post-ideologica, emergente e antipolitica, ispiratrice e innovatrice. La somma di queste caratteristiche fa sì che la leadership sia attrattiva dal punto di vista mediatico ed elettorale. Il leader riesce a catalizzare l’attenzione dei mezzi di informazione e attrarre un voto leader-oriented, indirizzato alla propria persona ancor prima che al partito o al programma.

Il profilo di Matteo Renzi ripropone, oggi, l’identikit del leader post-moderno.  Partendo da questo schema, è possibile comprendere lo stile e il linguaggio messi in campo in queste prime settimane da segretario del partito. Uno stile fuori dagli schemi, un linguaggio diretto, popolare, a volte perfino sgradevole. Ma altamente efficace dal punto di vista mediatico. Esso serve a trasmettere i valori di cui il leader si fa portatore (velocità, efficienza, semplificazione) e a marcare la propria lontananza dal palazzo della politica, rompendo rispetto ai codici e alle liturgie della “vecchia” politica.

 


É disponibile, in libreria e in formato e-book, il libro di Fabio Bordignon “Il partito del capo. Da Berlusconi a Renzi” (Maggioli Editore). Dal Cavaliere al leader rottamatore. Passando attraverso Di Pietro, Veltroni, Vendola e Grillo. Il volume ricostruisce il percorso di personalizzazione della politica italiana. La rivoluzione di Berlusconi, all’inizio degli anni Novanta. (NdR)

Il lento (e travagliato) percorso di adattamento dei partiti di centro-sinistra, e in particolare del Pd. La recente sfida lanciata dal M5s e dal suo leader: un partito “di persone”; e “di una sola persona”. Come quello immaginato da Renzi, nella sua “scalata” al Pd (e al centro-sinistra). Questo lavoro individua le radici, sociali e politiche, della personalizzazione della politica. Ne fornisce le misure. E analizza i casi più significativi di leadership personale emersi negli ultimi anni in Italia, attraverso la narrazione pubblica degli stessi leader.

 

Ecco alcuni estratti del libro sulla figura di Matteo Renzi

«Renzi non è il primo a denunciare l’inadeguatezza della classe dirigente del centro-sinistra: ma il suo messaggio, per la prima volta lanciato in nome del ricambio generazionale, ottiene grande visibilità a livello nazionale. Esso si allarga ai temi che incrociano il crescente sentimento anti-casta che attraversa la società italiana: la riduzione dei costi (degli sprechi e dei privilegi) della politica, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, la semplificazione e la trasparenza delle procedure, lo snellimento dei processi decisionali».

«Dal punto di vista della comunicazione, Renzi rispolvera, con pochi accorgimenti, lo stesso format che accompagna da tempo le sue uscite pubbliche. Si tratta di raduni “all’americana”, spesso in teatri, nei quali i simboli di partito quasi scompaiono. […] Politica e spettacolo si intrecciano, il comizio diventa intrattenimento. […] Lo spettacolo renziano mira alla cognitività degli uditori, sollecitando l’emotività con storie, immagini, battute. È molto evidente l’intento di divertire, attraverso un uso continuo dell’(auto)ironia. Inedito è anche l’intenso ricorso ai riferimenti popolari, ed esplicitamente rivolti al pubblico giovanile. Nei comizi di Renzi compaiono personaggi nuovi (per la politica) e stravaganti: dai Righeira a Fabio Volo, dal Pulcino Pio ad Aldo Biscardi.  La politica pop renziana prevede, inoltre, la partecipazione a un seguitissimo talent show televisivo come Amici di Maria De Filippi. Oppure le foto sul settimanale di gossip Chi nei panni di Fonzie, celebre personaggio della fiction anni ‘70/’80».

«Egli riprende molti elementi dell’avventura veltroniana: il sindaco di Firenze fa propria una idea del paese che ricalca quasi perfettamente quella proposta, cinque anni prima, dal sindaco di Roma. Dal cui “stile”, peraltro, prende in prestito molti elementi, sebbene rielaborati all’interno di un format originale. Al carattere mite e al politically correct veltroniano, Renzi sostituisce però maggiore “cattiveria” e toni anti-politici decisamente più marcati, che danno forza all’immagine di leader “contro”».

 

Il partito del capo

Il partito del capo

Fabio Bordignon, 2013, Apogeo Education - Maggioli Editore

"La prima analisi sistematica della personalizzazione in Italia. Tagliente e avvincente. Una lettura obbligata per capire come uscire dal cul de sac in cui si trovano i partiti.A destra e a sinistra." Mauro Calise Fabio BordignonInsegna Metodologia della ricerca sociale e politica...




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1 COOMENTO

  1. Tutti gli italiani ragionevoli si rendono conto che il nostro paese ha bisogno di un cambiamento politico e sociale veramente tangibile. Mi sembra che Matteo Renzi abbia affrontato la situazione con la grinta richiesta dall’impegno preso. Se avessi con lui rapporti di amicizia gli consiglierei di lottare per introdurre In ITALIA quelle riforme sociali che paesi come la SVEZIA, la NORVEGIA e la DANIMARCA hanno già attuato con esiti abbastanza positivi. Da ex-sostenitore del marxismo-leninismo, visto il carattere di tale ideologia, di cui la storia ha dimostrato il carattere utopico, almeno nella forma in cui i bolscevichi l’avevano posta alla base del loro sistema politico, non posso non proporre per noi italiani la socialdemocrazia. Un liberalismo come quello inglese o quello statunitense, che pure nei paesi di origine ha dato prove degne di essere prese in considerazione, mi sembra troppo distante dal nostro temperamento.

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