Le tanto attese stabilizzazioni dei lavoratori del pubblico impiego partono dalle Regioni, gli enti più nell’occhio del ciclone negli ultimi mesi per le numerose inchieste che hanno investito l’utilizzo delle risorse pubbliche, in particolare dagli esponenti politici. Ora, invece, le regioni diventano la prima dimora fissa dei lavoratori precari nella pubblica amministrazione, che attendono con ansia l’arrivo del contratto a tempo indeterminato. Di pari passo, novità sono in arrivo anche per i lavoratori delle partecipate.

Mentre si fatica e non poco in commissione il lancio a mettere a punto un testo definitivo da presentare in aula entro domani mattina, sembrano ormai assodati gli emendamenti che investono la pubblica amministrazione, oggetto, nella prima fase di disamina della finanziaria, di misure nient’affatto favorevoli, tra rinvio del turnover e blocco della contrattazione collettiva.

Ora invece, sembrano infine arrivate alcune misure più amiche dei lavoratori pubblici, negli ultimi anni al centro di progetti di revisione di spesa sia negli interventi straordinari che nelle legge di bilancio di fine anno.


Così, con il nuovo pacchetto di emendamenti alla legge di stabilità, dovrebbe concretizzarsi la possibilità di assorbimento di lavoratori precari all’interno delle amministrazioni regionali, limitatamente a quegli enti dove, lo scorso 31 dicembre 2012, non fosse stato evidenziato alcun eccesso di presenze negli organici.

Così, per quelle posizioni previste nei piani di occupazione del personale, attualmente coperte da contratti a tempo determinato, potranno essere attivati rapporti a tempo indeterminato fermo restando di dover mettere in campo le proprie risorse.

Passando invece alle società in house o partecipate, un altro emendamento alla legge di stabilità 2014, viene introdotta la possibilità di passaggio di dipendenti tra un ente e l’altro, purché nessuno dei de sia quotato in borsa. Sarà sufficiente un accordo tra le parti, senza il diretto coinvolgimento dei lavoratori interessati. In aggiunta, viene imposta l’apertura di periodi di mobilità prima di accedere a selezioni esterne.

Si attendono importanti modifiche anche alle norme che regolano il patto di stabilità per i piccoli Comuni: potrebbe essere introdotta una deroga, con possibilità di portare a zero i vincoli di bilancio di questi ultimi, con tanto di centralizzazione regionale del bilancio operativo. In quelle località sotto i 5mila abitanti in cui margini di manovra non sono stati assegnati alle amminstrazioni da parte dei consigli regionali, potranno essere riconosciuti dal ministero dell’Ecnomia previa attestazione di saldo positivo da presentare entro il prossimo 10 aprile. Obiettivo, ridurre i freni posti dal patto alle possibilità di investimento da parte delle municipalità più ristrette.

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  1. Evviva evviva, partono le stabilizzazioni dei precari, ovvero di chi non ha mai fatto un concorso pubblico, di chi non ne ha mai vinto uno, di chi non è il più qualificato presente sul mercato del lavoro ma semplicemente da chi è da tanti in una certa posizione perché aveva parenti, amici, conoscenti in certi ruoli e ha potuto in questi anni lavorare senza fare 3 prove di concorso serie e imparziali! Evviva, onore all’ennesimo smacco alla meritocrazia in Italia, da sbandierare ai 4 venti come un pregio, mentre per i vincitori dei concorsi , e solo per loro, continua a valere il blocco del turnover ed è meglio tenerli fuori dal mercato del lavoro, questi fessi che hanno più titoli e più esperienza di certi precari raccomandati e che osano proferire ancora la parola meritocrazia in un paese così avanti come l’Italia!….

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