La legge di stabilità 2014 è ufficialmente nelle mani dei deputati: da ieri, si sono chiusi i termini per la presentazione degli emendamenti. Gli eletti di Montecitorio non hanno voluto essere da meno dei colleghi del Senato, arrivando a presentare la stessa cifra esorbitante di proposte di modifica: oltre 3mila.

Se, dunque, si sta cercando di ripercorrere il cammino della legge a palazzo Madama, l’esito finirebbe per essere il nulla di fatto dopo settimane di esami in Commissione: meno di quindici giorni or sono, infatti, al Senato è stato approvato in poche ore un maxiemendamento blindato dal governo con il voto di fiducia, dopo che l’esame preliminare non aveva generato alcuna bozza condivisa tra le fazioni politiche.

Così, riparte il valzer degli emendamenti, tra tasse sulla casa e tagli al costo del lavoro. Proprio il cuneo fiscale, a quanto pare, dovrebbe essere nuovamente rimodulato, dopo il piccolo ritocco al Senato che ha portato gli incrementi in busta paga, per i redditi più bassi, da 14 a 19 euro al mese. Si tratta di un’anticipazione che il deputato membro della Commissione Finanze Marco Di Maio, in un’intervista a Leggioggi, aveva potuto confermare: a quanto pare, i benefici del taglio del cuneo dovrebbero agevolare, secondo le ultime proposte, del 60% i lavoratori e del 40% le imprese.


Altra modifica che dovrebbe incorrere alla Camera, è quella che constringerebbe i parlamentari a versare un contributo di solidarietà dai propri vitalizi. I fondi andrebbero destinati agli stanziamenti a favore della social card, la carta in sperimentazione su alcuni dei maggiori centri del Paese per le famiglie in difficoltà.

Quindi, molta attesa sul comparto immobiliare: si attendono, infatti, sia le definizioni della Iuc, la nuova service tax che il governo ha sostituito a Imu e al successivo Trise, sia le possibilità che già nella finanziaria venga introdotta la copertura per la seconda rata Imu ridotta, con pagamento a gennaio in quei Comuni dove è stata alzata l’aliquota. Come anticipato nell’intervista di ieri, giungono conferme che, su questi versanti, una copertura finanziaria potrebbe arrivare dall’introduzione della Google tax, la tassa sui profitti delle grandi compagnie via internet.

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