Mentre i pensionati di tutta Italia si trovano costretti a rassegnarsi, dopo le lunghe speranze di vedere parzialmente rivista la legge Fornero nell’imminente legge di stabilità, si muove qualcosa anche sul fronte della cosiddetta “quota 96”, il requisito, cioè, richiesto ai dipendenti della scuola e per accedere alla previdenza prima della legge che ha riformato il welfare.

Sono due, infatti, i fronti su cui si sta giocando la battaglia dei prof per vedere ristabilito il diritto ad andare in pensione secondo le norme antecedenti la legge 201/2011 che ah letteralmente capovolto l’assetto della previdenza italiana.

Da una parte, c’è il versante della Corte costituzionale, dove l’articolo 24 della norma in fatto di pensioni varata dal governo Monti tra mille polemiche, è stato sottoposto, per effetto della questione di costituzionalità avanzata da un giudice di Siena.


L’ultima tappa, in ordine di tempo, dell’iter in Consulta per l’articolo 24 della legge Fornero, è l’audizione che ha visto protagonisti Avvocatura dello Stato, Inps e rappresentanti legali dei professori ricorrenti contro la legge del governo Monti.

Comunque sia, il dilatarsi dei tempi rende quasi impossibile, oramai, l’arrivo di un pronunciamento definitivo sul merito dell’articolo che rendeva insufficienti i 60 anni anagrafici con 36 di contributi, o i 61 con 35 di versamenti o, da ultimo, i 40 anni contributivi.

Per ovviare a questo problema, allora, ecco che torna di attualità la discussione in corso da diverso tempo alla commissione lavoro della Camera dei deputati, dove resta in esame il ddl unificato, il quale, però, negli ultimi giorni ha finito per essere rimpiazzato da un testo nuovo, che dovrebbe contemplare le novità normative per tutti i 4000 insegnanti coinvolti.

Secondo le nuove disposizioni della bozza in discussione a Montecitorio, dovrebbe essere l’Inps a prendersi in carico le domande per l’accesso al trattamento pensionistico avanzate dai prof interessati in questo passaggio strettissimo, con il rischio di diventare esodati.

Dovrebbe emergere qualcosa di più in settimana, quando il governo dovrebbe consegnare la propria relazione tecnica sull’argomento della “quota 96”.

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4 COMMENTI

  1. L’agenda a tutt’oggi l’ha dettata scelta civica, o meglio Giovannini,ecco spiegati i tanti rinvi, la speranza è quella che il partito democratico almeno per una volta ascolti qualche suo parlamentare, che per questa causa si e spesa tanto e fino a ora ha raccolto tante amarezze, ma non ha mai desistito, perché l’ingiustizia non la si elimina creandone un’altra.Grazie Manuela!

  2. Si continua a brancolare nel buio, troppe affermazioni troppa gente che parla o scrive, ma ancora niente di concreto, la legge è legge la discriminazione sulla scuola c’è stata e rimane tale, anche se decideranno di ignorarla, un diritto sancito è stato negato e non è con un’altro inganno o rinvio che si risolve una situazione a dir poco assurda.

  3. E’ uno schifo. Fino ad oggi pur di non scavalcare la legge Monti-Fornero arrivano a falsificare numeri di quota 96 scuola, falsificando pure il costo di un eventuale pensionamento. La corte costituzionale perde tempo nel dare la sentenza, anche se sappiamo già come sarà. Tutto questo scavalcando il giudizio di diversi giudici del lavoro di diverse procure. Questo come può accadere in uno stato democratico con un fior di costituzione? Forse questa costituzione tanto blasonata e questa nostra democrazia tanto rammentata , hanno solo un valore teorico e non pratico, per cui bisognerà farci un pensiero a ristabilire le regole.

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