La Giunta per il Regolamento del Senato ha stabilito che il voto sulla possibile decadenza dell’ex premier Silvio Berlusconi dovrà avvenire secondo scrutinio palese. Dunque, bocciata la linea del centrodestra, che chiedeva a gran voce di mantenere il voto segreto: a esprimersi a favore del voto palese, 7 senatori, contro i 6 sostenitori della preferenza in incognito.

Già in mattinata, era apparso evidente come il responso della giunta sarebbe arrivato per un’inezia, da una parte o dall’altra. Dei 13 membri dell’organo sul regolamento di palazzo Madama, infatti, le posizioni di Pd, Sel e MoVimento 5 Stelle erano a favore del voto palese, mentre Pdl, Lega nord e autonomisti sostenevano il ricorso al voto segreto, per un computo di 6 a 6.

Ago della bilancia, allora, si era rivelato il composito mondo di Scelta civica, a un passo dalla scissione con gli ex Udc: un frazionamento interno che, già in mattinata, si è riflesso sulle posizioni sulla questione del voto sulla decadenza dell’ormai ex Cavaliere.


Con Pierferdinando Casini improvvisamente ritornato alfiere del garantismo, a esprimersi pubblicamente a favore del voto segreto, l’unica rappresentante del partito in Giunta Linda Lanzillotta pareva invece pendere dalla parte della preferenza manifesta, favorendo, dunque, la vittoria del fronte antiCav. Dunque, il voto della senatrice montiana era subito apparso come risolutivo nei rapporti di forza in Giunta per il regolamento.

I rapporti, del resto, erano così configurati: tre senatori di area Pd (Ruzzo, Zanda e Finocchiaro), due grillini (Santangelo e Buccarella) una di Sel (De Petris), contro i tre membri del Pdl (Nitto Palma, Bruno e Bernini), uno della Lega (Calderoli), uno del gruppo Gal (Ferrara). in mezzo, Lanzillotta (Scelta civica) e Zeller (Svp). Tredici esponenti del Senato, divisi in due tronconi pressoché identici, con il voto della senatrice centrista a risultare decisivo per l’esito della contesa.

Obiettivo dei berlusconiani, oltre a quello di far passare il voto segreto, resta quello di allungare il più possibile i tempi della decadenza, appigliandosi sulla non retroattività della legge Severino, a loro dire confermata dalla sentenza della Corte di appello di milano che ha ricalcolato l’interdizione per l’ex premier. per questo, ieri era stato chiesto il rinvio del voto al prossimo 5 novembre.

Ieri, il fine di rinviare la votazione in Giunta è stato raggiunto, con lo spostamento di 24 ore del consesso volto a decretare le modalità di espressione dell’Aula del Senato sulla decadenza di Berlusconi. Ora, resta da vedere quando quella stessa Aula si esprimerà sulla fine della carriera parlamentare dell’ex presidente del Consiglio.


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