Le imprese che hanno ancora dei conti aperti con la pubblica amministrazione potranno avvalersi del Durc regolare, secondo quanto dispone l’ultima circolare in materia del ministero del Lavoro.

Per usufruire della previsione riconosciuta dal dicastero guidato da Enrico Giovannini, bisognerà però a dimostrare che le somme non saldate nei propri confronti da parte degli enti pubblici siano certi, liquidi ed esigibili e non al di sotto dei debiti in sede contributiva, ossia “di importo almeno pari agli oneri contributivi accertati e non ancora versati da parte di un medesimo soggetto”.

Ciò, beninteso, non comporterà una riduzione del potere di comminare sanzioni a enti previdenziali o casse dell’edilizia, così come non risulterà compromessa la facoltà di ricorrere alla procedura di riscossione coattiva.


Dunque, l’impresa verrà chiamata a comporre una vera e propria “dichiarazione dei crediti” nei confronti della pubblica amministrazione debitrice, la quale, ovviamente, dovrà coincidere con l’ente per cui si intende il rilascio dello stesso Durc.

Per accedere a questa procedura, bisognerà certificare di aver preso parte alla raccolta delle informazioni aperta dal ministero dello Sviluppo economico sul database che ha raccolto tutti i crediti della PA lasciati insoluti e che sta servendo da bussola per la distribuzione delle risorse sbloccate fino a questo momento.

Così, con il Durc che rimane passibile di emissione fino al momento del saldo ancora da completare, gli istituti con potestà di controllo potranno verificare la corretta immissione delle informazioni relativamente a crediti esigibili e il Durc collegato. Quest’ultimo, in ogni caso, resterà valido come al solito per 120 giorni.

Vai al testo della circolare del ministero del Lavoro sul Durc


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