Studenti in prima linea, ma anche professori, personale amministrativo, collaboratori, supplenti e insegnanti di sostegno. Il mondo della scuola, oggi, scende in piazza per dare una scossa al governo sul tema dell’istruzione.

In tutta Italia, da nord a sud, gli studenti si ritrovano per chiedere che la scuola torni davvero al centro delle politiche del Paese, e non destinataria di qualche misura marginale come negli ultimi tempi è purtroppo avvenuto di frequente.

Roma, Milano, Bologna, Napoli, Torino, son solo alcune delle città che ospiteranno i cortei di studenti, che, al solito, saranno i principali protagonisti della protesta, la prima dopo il mezzo flop del concorsone dell’ex ministro Profumo, che avrebbe dovuto svecchiare gli organici dei docenti e, invece, si trova a fare i conti con ricorsi e cattedre non disponibili al rimpiazzo.


Ma le preoccupazioni vere, per gli studenti che oggi si radunano nei maggiori centri dello Stivale, sono altre. In particolare, l’attenzione degli scioperanti si rivolge ad alcuni punti ritenuti non più rinviabili per avviare una vera politica di ammodernamento dell’offerta e dell’istituzione scolastica nel suo complesso.

I punti del manifesto degli studenti si alternano tra una legge definitiva sul diritto allo studio, la richiesta di partecipazione più globalmente vasta al mondo della scuola, spesso abbandonata in un recinto a sé stante dalla sfera lavorativa, accademica e sociale; si richiede, poi, una vera, profonda riforma dei cicli scolastici, con tanto di rivoluzione nel sistema di insegnamento e il parallelo innalzamento della scuola dell’obbligo a 18 anni. Ancora, il grido dei manifestanti andrà anche contro le scuole paritarie, ritenute troppo agevoli rispetto agli istituti pubblici, ma in grado di erogare titoli di pari valore sul mercato.

Anche le proteste degli studenti si sono modernizzate e, ora, la rabbia scorrerà anche sui social network, dover è già pronto un hashtag ufficiale delle manifestazioni, anzi tre, che consentiranno a coetanei distanti centinaia di chilometri di unire la propria voce anche sul web: #perchémanifesto #11ottobre e #scriviscuolaleggifuturo che è anche lo slogan scelto dagli organizzatori dei sit in.

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