Silvio Berlusconi ha chiesto ufficialmente l’affidamento ai servizi sociali per estinguere la pena comminata dalla sentenza definitiva della Cassazione, resa nota lo scorso primo agosto.

Come noto, si tratta di una pena di quattro anni, poi ridotti a uno per effetto della legge sull’indulto: dodici mesi che, ora, il Cavaliere ha deciso di trascorrere svolgendo attività di valore sociale.

L’istituto dell’affidamento ai servizi sociali è regolato dall’articolo 47 del Dpr 354/1976, dove viene sancito come, per pene al di sotto dei tre anni, sia possibile per il condannato scontare un periodo analogo a quello da trascorrere in carcere, presso una struttura operante, in genere, nel campo della solidarietà.


L’affidamento, quando viene concesso, deve passare un periodo di prova, solitamente corrispondente a un mese, nel corso del quale andrà verificata l’effettiva capacità dell’attività svolta dal condannato di reintrodurlo nel tessuto sociale che ha “tradito” commettendo il reato.

Quando il reo si trova in condizione di libertà – come nel caso di Berlusconi – va consegnata la richiesta di affidamento ai servizi sociali direttamente al pubblico ministero, come svolto, questa stessa mattina, dagli avvocati del Cavaliere negli uffici della Procura di Milano.

Ora, la palla passa nelle mani del Tribunale di Sorveglianza del capoluogo lombardo, che dovrà valutare la richiesta di Berlusconi e le possibilità di un suo effettivo recupero nella struttura prescelta, che al momento resta ancora top secret.

Si sono accavallate diverse ipotesi, negli ultimi giorni, sul luogo preferito da Berlusconi per svolgere il servizio sociale, tra cui le più fantasiose, come alcune soluzioni “comode” al pari delle fondazioni del Milan o della galassia Mondadori. In alternativa, alcuni operatori molto noti hanno invitato l’ex premier a scegliere le loro strutture per la sua riabilitazione, come il sacerdote don Mazzi.

Sicuramente, la destinazione non si conoscerà prima di diversi mesi, quelli necessari cioè all’esame del Tribunale deputato a decidere: il Centro di servizio sociale deve infatti svolgere un’inchiesta,per dimostrare che il condannato può effettivamente beneficiare del periodo di servizio e dell’assoluta impossibilità di un’eventuale fuga.

L’ordinanza, quando sarà emanata, indicherà tutte le norme, i doveri e le responsabilità a cui il Cavaliere dovrà sottostare nel periodo di servizio sociale, compreso, in teoria, anche il divieto di frequentare alcuni luoghi o persone che possono compromettere la sua rieducazione. Solo in caso di svolgimento positivo, la pena viene estinta a conclusione del periodo di condanna.

Leggi le motivazioni della sentenza in Cassazione


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  1. Un servizio sociale potrebbe anche consistere nel recarsi in Africa per fare volontariato presso una “missione”. Sconta la pena e ce lo leviamo di torno per almeno un anno.

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