Sei ore di apologia, sei ore di tesi suffragate da illustri citazioni, Scalfari e Violante su tutti, sei ore in cui Andrea Auguello, relatore del Pdl, ha cercato in tutti i modi possibili per scongiurare la decadenza dell’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi. I tentativi però sin qui sembrano essere stati vani, l’appello accorato ogni volta si è infranto su quella che sembra essere una nuova maggioranza piuttosto variopinta, Pd-M5S-Sel-Scelta Civica, che però nonostante l’improvvisazione sembra reggere.

Attualmente l’unico risultato ottenuto da Auguello è il rinvio a questa sera alle 20, quando la seduta si aggiornerà in merito al voto che potrebbe portare alla decadenza del Cavaliere e a giudicare dalle promesse bellicose del Pdl, anche l’esecutivo di Enrico Letta. Schifani in merito è stato abbastanza chiaro e senza usare troppi giri di parole ha detto “Dalla Giunta provengono segnali di muro contro muro. Un inaccettabile atteggiamento da parte del Pd e di M5S che intendono votare domani (oggi, ndr) contro le pregiudiziali formulate dal relatore. Se dovesse succedere questo, non credo che si potrebbe più parlare di maggioranza a sostegno del governo”.

Non solo ma aggiunge: “Valuteremo se partecipare ancora ai lavori. Quella è una camera a gas, un plotone di esecuzione”. Schifani difende, chiaramente, a spada tratta il proprio leader fino all’ultimo e testimonia la resistenza del Pdl a mollare la presa, resistenza che ha generato una tensione palpabile in Giunta, che non ha portato a colluttazioni fisiche solamente perché i banchetti sono distanti. Caliendo ha più volte ripreso il collega di partito Auguello. Giarrusso (M5S) ha denunciato la melina dei berlusconiani e Casson, l’ex magistrato del Pd, ha ordinato disciplina ai suoi, insomma il clima è rovente.


Le tre pregiudiziali di Auguello sono strutturate in modo tale da portare al crollo della fermezza dei democratici, che ripetono di voler garantire la difesa di Berlusconi. La prima chiede di verificare l’ammissibilità di un ricorso alla Consulta per i profili non costituzionali del testo che porta il nome dell’ex ministro Paola Severino. La seconda prevede che sia la Giunta a sancire dieci punti contro la Carta, mentre la terza si rivolge alla Corte di Giustizia europea di Strasburgo.

Auguello ha estratto tutti gli assi del proprio mazzo di carte, ovviamente aveva già immaginato la reazione che avrebbero avuto  Pd e M5S, ma contestualmente aveva anche il fine di creare una serie infinita di letture e discussioni per guadagnare qualche settimana e stemperare la determinazione dei 14 senatori pronti a far perdere il seggio a Berlusconi contro gli 8 fedelissimi e l’indeciso Enrico Buemi, socialista eletto con i democratici.

Auguello, tuttavia, è riuscito ad ottenere una proroga ben al di sotto delle proprie aspettative; infatti, i democratici e i Cinque Stelle, assistiti dal presidente Stefano di Sel, hanno deciso che stasera ci sarà un voto soltanto, per cui  se le pregiudiziali verranno affondate, Auguello deve cedere il posto a un rappresentante in maggioranza e la partita per Berlusconi si chiude qui, senza supplementari, ma con un lento stillicidio verso la decadenza.

In virtù di questa prospettiva il Pdl minaccia il governo di Enrico Letta e s’aggrappa ai dialoganti del Pd e, soprattutto, al Quirinale. Non per coincidenza, Berlusconi ha riunito per domani i gruppi parlamentari. Rischia di essere il Gran Consiglio per eliminare Letta. Stavolta corre l’obbligo di non prendere impegni per stasera alle 20 e per non più di un paio di ore: ci sono 8 gruppi e hanno 10 minuti a testa per parlare. La distanza temporale è brevissima, ma i berlusconiani sono disperati e s’inventeranno qualcosa.

La maggioranza PD-M5S ha retto, ma qualcuno fra i democratici potrebbe chiedersi se quel muro che denuncia Schifani sia troppo eccessivo, troppo evidente. Per concludere con una nota di colore, che però rivela anche la grande indecisione che regna, va registrato il definitivo spostamento sul fronte destro del socialista Buemi: “Si è trovata un po’ di ragionevolezza, qualcuno che accelera”. Buemi è un politico molto loquace, passa in rassegna i giornalisti e poi, durante una pausa, domanda: “Abbiamo lavorato più di 3 ore, ci siamo guadagnati la giornata, no?”. Si ricomincia alle 20, anche perché – dicono le malelingue – Stefano aveva preso un impegno con Porta a Porta.


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