“Se un amico ti butta in mare la barca sbanda”. Sarebbero queste le sibilline parole con cui Silvio Berlusconi avrebbe commentato l’eventualità che la maggioranza si pronunci favorevolmente dinanzi alla questione della sua decadenza da senatore.

Ormai è palese: la sopravvivenza del governo Letta è strettamente legata alla questione della condanna che il Cavaliere ha ricevuto anche in Cassazione, in merito al processo Mediaset, costatogli una sentenza a quattro anni con interdizione dai pubblici uffici da ricalcolare in Appello.

L’appuntamento, alla Giunta per le elezioni del Senato, è già fissato per il 9 settembre prossimo e tra gli osservatori ci si interroga con il pallottoliere per vedere quale fazione la spunterà, tra innocentisti a oltranza e chi chiede il rispetto delle sentenze e delle leggi vigenti.


A indirizzare Berlusconi verso l’addio al Senato, infatti, è la cosiddetta legge Severino, approvata a fine 2012 sulla spinta del governo di Mario Monti, che prevede l’addio dai banchi parlamentari per chi abbia riportato condanne definitive superiori ai due anni, con annessa incandidabilità per tutta la durata della pena.

In base a questa norma, insomma, la Giunta di palazzo Madama dovrebbe finire per pronunciarsi nell’arco di qualche settimana e, dunque, si tratta di una battaglia sul filo di lana tra chi vuole lanciare l’ennesimo salvagente all’ex premier e coloro che, invece, voteranno a favore del suo addio al Parlamento.

Secondo le prime stime, la bilancia penderebbe 14 a 9 dalla parte di chi vorrebbe cacciare Berlusconi: a favore, infatti, dovrebbero pronunciarsi con assoluta certezza gli esponenti del MoVimento 5 Stelle e di Sel, mentre altrettanto fermamente contrari saranno Pdl e gli alleati di ferro della Lega Nord. Nel mezzo, tutti attendono le mosse di Scelta civica e, soprattutto, del Pd, al solito diviso al suo interno. Se davvero anche i montiani dovessero votare contro Berlusconi, allora non ci sarebbe più partita.

Nelle ultime ore, però, dalle parti del partito centrista, sta emergendo una forte richiesta di rinvio, forse nella consapevolezza che il ko di Berlusconi in giunta potrebbe implicare la fine immediata dell’esecutivo. Il Pd, da par suo, dovrebbe esprimersi a favore della cacciata dell’ex premier, anche se, in realtà, restano ancora alcune carte da giocare al leader Pdl.

Innanzitutto, il voto potrebbe essere rinviato di almeno dieci giorni qualora emerga la necessità di un dibattimento in Giunta per le elezioni. Quel tempo è consentito per legge al fine di elaborare una strategia difensiva. Se anche dopo questa proroga il clima per Berlusconi restasse identico, allora dovrà essere l’aula di palazzo Madama a pronunciarsi in maniera definitiva.

E così, la speranza del Cavaliere restano sempre i falchi del Partito democratico, che potrebbero approfittare del voto segreto per tentare un salvataggio in extremis del condannato più famoso d’Italia. Non resta che aspettare e scoprire se la faida che tiene in scacco l’Italia da vent’anni proseguirà ancora a tempo indefinito o se, diversamente, il governo Letta finirà per schiantarsi sulla questione dell’ineleggibilità.


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  1. La posizione politica di BERLUSCONI è anomala perché tale personaggio ha creato un partito che di politico ha soltanto l’apparenza; in una paese moderno un partito che possiede una carattere carismatico che dura da quasi vent’anni, come quello creato dal cavaliere di ARCORE, è una assurdità. In un paese moderno i partiti rimangono in piedi anche quando i suoi capi escono di scena, Tale situazione si è verificata in Italia perché la nostra nazione nei suoi 152 anni di vita non ha mai visto da vicino un esempio di istituzione democratica vera e propria. Prima dell’unità l’Italia era divisa in tante regioni dominate dagli stranieri e la cultura, rappresentata da tanti personaggi illustri, era un fenomeno del tutto elitario da cui il popolo era totalmente escluso. La condanna di BERLUSCONI ha una motivazione storica e non soltanto politica..

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