Cosa cambia per le imprese dell’edilizia nel decreto del fare 2013? Le novità contenute nel provvedimento ora all’esame prolungato della Camera dei deputati, figurano in realtà tra le pieghe del provvedimento sin dalla sua stesura originaria, quella che avrebbe dovuto fornire l’impulso a uno dei settori più martoriati dalla crisi economica.

Così, anche nella versione uscita dalle Commissioni e ora oggetto di uno stallo alla Camera per opera del MoVimento 5 Stelle e delle altre opposizioni, che hanno presentato ben 251 ordini del giorno per rendere il cammino del provvedimento accidentato, a causa di alcune decisioni ritenute irricevibili, come lo stop al tetto degli stipendi per i manager pubblici e l’incremento delle accise sulla benzina, che dovrebbero andare a coprire parte degli oltre 600 milioni di euro necessari per l’efficacia delle riforme in esso contenute.

Intanto, va registrato il ritorno della normativa sugli appalti all’era pre-Tangentopoli, con la ripresentazione della normativa sulle anticipazioni del 10% ma solo in via facoltativa per le stazioni appaltanti. Sempre in tema di autorizzazioni alla realizzazione di opere o alla prestazione di servizi, si denota come le pubbliche amministrazioni dovranno motivare eventuali differenziazioni mancanti in lotti. Inoltre, non verranno inclusi nelle graduatorie dei prezzi minori i costi inerenti alla prestazione di manodopera. Il Durc, d’ora in avanti, varrà per 120 giorni, mentre la banca dati dell’Autorità appalti servirà a verificare se le imprese in gara soddisfino i requisiti o meno. Arriva anche il Durt – Documento Unico di regolarità tributaria ma solo per i subappaltatori.


Altre misure fondamentali per il rilancio dell’edilizia riguardano invece l’operazione sblocca cantieri da 3,2 miliardi, che si focalizzerà su quelle opere in via di apertura del cantiere, invece di quelle che procedono a rilento. Un buon gruzzolo, 150 milioni di euro, è invece destinato ai piani di ristrutturazione per l’edilizia scolastica, mentre progetti delle pubbliche amministrazioni saranno al centro del programma dei “6000 campanili”, oltre alle ordinarie manutenzione delle infrastrutture stradali e ferroviarie.

Infine, sul fronte delle costruzioni dei privati, va segnato l’alleggerimento burocratico per gli interventi di demolizione e ricostruzione, anche nei centri storici. Gli interventi potranno essere realizzati anche senza permesso tout court, basterà dimostrare di essere in possesso di una regolare Scia. Allungati, quindi, i tempi delle autorizzazioni paesaggistiche, con tempi ridotti invece per la loro erogazione. Altri 24 mesi, poi, per i permessi di fine e inizio lavori secondo quanto stabilito dal permesso iniziale.

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