L’assemblea dei senatori riuniti a Palazzo Madama ha votato la proposta di sfiducia nei confronti di Angelino Alfano avanzata dal segretario del Pd, Guglielmo Epifani. Ottanta sono stati i voti a favore della mozione, sette gli astenuti e il (tradizionalmente compatto) gruppo dei renziani, tredici per la precisione, si è spaccato. Una porzione di loro ha ammesso di non aver votato. Lo stesso Epifani ha dichiarato: “Domani voteremo no alla richiesta di sfiducia. -aggiungendo- Abbiamo ribadito che il governo va avanti”. A riunione in corso, un ulteriore appello al mantenimento della coesione del gruppo era poi arrivato da Franceschini, il quale, rimarcando il fatto che “dentro questo governo si sta in squadra”, ha sottolineato la necessità che “la faccia ce la dobbiamo mettere o tutti o nessuno, come si fa a non vedere che è un atto puramente politico?”.

La disposizione di non votare la sfiducia è stata così messa ai voti; scongiurando il pericolo di votazioni di coscienza Franceschini ha ripetuto la necessità di esprimere un voto puramente politico. L’intenzione era già stata preannunciata in mattinata: “Al momento i tredici senatori renziani chiederanno che il gruppo decida di votare la sfiducia al ministro -ha rivelato Roberto Giachetti, vicepresidente della Camere del Partito democratico- la vicenda kazaka non può essere ricondotta tutta alla presenza di posizioni diverse dentro il Pd. Il tema è: Alfano, quando ieri è venuto alla Camera, ha detto la verità o meno?”. “Renzi viene massacrato -ha poi aggiunto Giachetti- ma ha semplicemente detto la stessa cosa di Cuperlo, Finocchiaro, Bindi e di  alcuni esponenti di Lista Civica“.

Secondo il vicepresidente di Montecitorio “il tema se sia necessario che un ministro si assuma la propria responsabilità e si dimetta, se non ha detto la verità in Parlamento, riguarda tutti. Non è che se uno solleva il problema è perché deve ammazzare il Governo”. Contrariamente a queste dichiarazioni, la segreteria dei Democratici aveva già palesato la presa di posizione a sfavore della proposta. La linea discordante sostenuta soprattutto dai renziani non aveva comunque subito alcuna retrocessione. La richiesta al Pd di non votare la mozione di sfiducia di Sel e M5S era stata già ‘inoltrata’ dal senatore renziano Andrea Marcucci, il quale aveva esortato il proprio partito a presentarne una propria, sempre volta a sfiduciare il ministro.


“Se non ce la facessimo politicamente -aveva poi ribadito come alternativa Marcucci- la richiesta è quella di presentare almeno una mozione che censuri il comportamento di Alfano”. Dal fronte Pdl, invece, le fila rimangono serrate: tutti si mostrano uniti in difesa di Angelino Alfano, nessuna spaccatura all’orizzonte, nessun “fuoco amico” pronto a pugnalare il ministro dell’Interno. Sono comunque ancora tante le voci che dalla maggioranza di Governo, e non soltanto dalle opposizioni, spingono per le dimissioni del vicepremier.

Come da tradizione, a trainare le menti del Popolo della Libertà è sempre lui, Silvio Berlusconi che, seppur da dietro le quinte, si è detto fermamente convinto di dover difendere la posizione di Alfano, soprattutto in virtù di una fase così delicata per la tenuta del partito. Nessuna voce ovviamente è giunta fuori dal coro, e Palazzo Grazioli in mattinata ha reso nota la compattezza del Pdl “nel sostegno al ministro Alfano”. A intensificare ulteriormente i toni della vicenda è intervenuto anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, attraverso un’esplicita ammonizione, rivolta a tutti i partiti, in merito alle responsabilità di un’eventuale crisi dell’esecutivo, e segnalando altresì le ragioni per cui il governo Letta è tenuto ad “andare avanti”: Pdl e Pd sono chiamati a rispettare gli impegni presi a inizio legislatura.


CONDIVIDI
Articolo precedenteDocenti Esodati: sono 6mila in attesa delle risorse di quota 96
Articolo successivoIbrido eco-carburanti e mercato auto; parla l’a.d. di Volkswagen

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here