Aprile 1979. Due F-104S Starfighter dell’Aeronautica italiana, impegnati nella missione “Scudo Bianco”, stanno volando a sud della Sicilia.

Quella che doveva essere un’operazione di routine si trasforma, improvvisamente, in un incidente imprevedibile.

Uno dei due caccia si scontra con uno stormo di uccelli: il capitano pilota Scudetti perde il controllo del suo aereo, finisce in mare ma viene fatto prigioniero da una nave militare straniera, appartenente, si scoprirà, alla Marina libica.


Per recuperare il militare i vertici dell’Aeronautica, d’intesa con i Servizi Segreti e l’organizzazione paramilitare Gladio, progettano un piano di recupero top secret, sconosciuto allo stesso Governo italiano e alle forze alleate della NATO.

E’ solo l’inizio di una serie di intrighi e missioni segrete che culminerà con la battaglia aerea tra quattro Starfighter italiani e due MiG nemici attirati in trappola, uno dei quali, per sfuggire all’attacco, finisce con l’inserirsi, il 27 giugno 1980, nella rotta del DC9 Itavia, in volo da Bologna verso Palermo.

La trama del romanzo, mista di storia e d’invenzione, incrocia la tragica realtà storica: saranno proprio gli sviluppi dell’operazione, denominata in codice “Dogflight”, a provocare, il 27 giugno 1980, l’inabissamento del DC9 Itavia, nelle acque di Ustica, con il suo carico di vite e di storie che si scontrano con un destino fatale e con l’oblio reso possibile da chi ha contribuito, negli anni, ad alimentare i segreti e non solo a custodirli.

Fra rabbia e passione, nasce così il primo romanzo di Gianni Scapellato, “Missione Scudo Bianco”. Un’appassionante e coinvolgente trama, alla ricerca di una soluzione capace di svelare il mistero che, ancora oggi, avvolge la sciagura aerea di Ustica. In questo senso il libro disegna una prospettiva plausibile anche sotto il profilo storico.

Questo libro è molto legato al periodo storico nel quale si svolge, allo sviluppo della vicenda giudiziaria successiva, allo sviluppo della cronistoria dei fatti che si sono succeduti in quel periodo. E’ un libro storico, centrato nel suo ambiente storico. Anche la fine è una fine molto inquietante e legata alle vicende storiche”.

Una sequenza ricca di intrighi, inseguimenti, depistaggi, combattimenti aerei, delitti, che rende questo romanzo molto verosimile e, soprattutto, molto inquietante.

Pagina dopo pagina, in un mix di intense sensazioni, ci si imbatte in una storia avvolgente che non si propone come verità assoluta, ma è in ogni caso fonte inesauribile di altre domande e di tanti perché. Si giunge ad una verità dirompente, seppur romanzata, che spazza via clichè e stereotipi preconfezionati per l’uso, tipica espressione della guerra fredda.

L’autore riapre una ferita mai chiusa per tutto il Paese. Una storia che ha accompagnato questi lunghi anni di misteri, depistaggi, inchieste e, soprattutto, tante morti oscure. E’ un libro che invita a riflettere e a fare chiarezza.

Oltre 30 anni di inchieste per smentire che quell’aereo era nel posto sbagliato al momento sbagliato, era semplicemente dove doveva essere!

Sulla vicenda, infatti, ci sono delle responsabilità ben precise da parte delle istituzioni.

“Se c’è stata una battaglia aerea a casa nostra, nel mar Mediterraneo, è impossibile che non se ne sappia nulla. Una sentinella non può essere colta di sorpresa.”

E tali responsabilità sono state rilevate recentemente anche dagli organi giudiziari.

La Corte di Cassazione, dando ragione al tribunale civile di Palermo – che ha condannato i ministri della Difesa e dei Trasporti a risarcire i parenti delle vittime – ha stabilito che l’aereo abbattuto il 27 giugno 1980 sui cieli sopra Ustica venne distrutto da un missile: lo Stato italiano è tenuto a risarcire i familiari delle vittime in quanto non seppe garantire la sicurezza del volo né con i radar civili né con quelli militari.


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