Il decreto del fare mette mano anche al wi-fi. In principio fu il decreto Pisanu a mettere le manette alla connessione pubblica wi-fi, nel 2010 fu poi la volta dell’allora ministro Roberto Maroni (Lega), per mano di Linda Lanzillotta, attualmente deputato del Gruppo Misto alla Camera, che ne approvò invece la liberazione. Oggi, torna a riscattare l’emancipazione delle reti wi-fi  il ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato, il quale ha affermato l’intenzione di mantenere il dispositivo rigorosamente accessibile a tutti, essendo considerata oramai obsoleta la concezione che vedeva le reti wireless Fidelity come un sistema di accesso fatto di sottrazioni illecite e misteriosi raggiri. Il fatto che vede (finalmente) la politica italiana accorgersi dell’importanza che anche il settore del web, e di conseguenza l’accesso wi-fi, riveste per l’agenda governativa del Paese è indubbiamente un segnale positivo che incoraggia lo svecchiamento e l’aggiornamento operativo della classe dirigente.

All’interno di questa rilanciata ottica di trasparenza e maggiore democrazia tra cittadini ed eletti, tuttavia, il focus del dibattito viene posto attorno alla riduttiva tematica, certamente rilevante, ma secondaria rispetto alle altre questioni, come ad esempio quella dell’effettiva omogeneità applicativa dell’accesso pubblico in tutte le Regioni, incentrata sulla paternità del wi-fi. Sotto il profilo pratico, infatti, le reti del Comune di Milano e quelle della Provincia di Roma, per fare un esempio, sono ancora subordinate all’identificazione di specifiche password o particolari chiavi d’accesso. Più che mettere un nome sopra il sistema per marchiare ‘a fuoco’ anche il wi-fi, risulta quindi più urgente predisporre uniformemente la disposizione del Governo, rendendo la liberazione delle reti cosa effettivamente pubblica e non soltanto mera intenzione ‘cartacea’.

Il decreto del fare, affrontando sempre il versante telematico, tocca anche (sono almeno cinque gli articoli dedicati all’argomento) il “rafforzamento dell’Agenda digitale italiana”. Il nuovo provvedimento, varato nel Consiglio dei ministri di sabato scorso, 15 giugno, riguarda infatti rispettivamente: la governance dell’Agenda; le modalità diffusive previste per il domicilio digitale (in proposito, per chi si recherà a chiedere la carta d’identità è prevista anche la possibilità di richiesta della Posta elettronica certificata, l’email gestita da Poste italiane  che consente di dialogare con la Pubblica Amministrazione); la razionalizzazione dei centri di elaborazione dati; la concretizzazione di una sorta di Anagrafe nazionale degli assistiti che verrebbe, pertanto, sottratta all’amministrazione delle singole aziende sanitarie locali, specificatamente volta ad un migliore controllo della spesa sanitaria generale; e infine la realizzazione del Fascicolo sanitario elettronico (ossia il file pensato per contenere la completa anamnesi medica del paziente, dalla nascita alla morte).


In merito specifico a quest’ultimo punto, il decreto del fare menziona 10 milioni di euro per il 2014 e 5 milioni per il 2015 quale importo complessivo da usufruire, nel biennio, per l’infrastruttura centrale. Più che il profilo di spesa, in realtà, la realizzazione di un sistema centralizzato per il Fascicolo sanitario elettronico sembra presupporre maggiori difficoltà sotto il versante logistico. La cosiddetta road map, infatti, stabilisce che entro il termine fissato al 31 dicembre 2013 le Regioni e le Province autonome debbano presentare all’Agenzia per l’Italia digitale il piano per la realizzazione. In merito, invece, alla costituzione dell’Anagrafe nazionale degli assistiti, il provvedimento parla di 5 milioni per la centralizzazione del sistema (2 milioni per il 2013, altri 2 nel 2014 e infine 1 nel 2015). Il nuovo Anagrafe dovrebbe profondamente agevolare i cittadini in quanto ognuno di noi avrà la possibilità di accedere direttamente a tutti i documenti di cui necessita, semplicemente avanzando richiesta. Il decreto tiene comunque salda la disposizione del ritiro documentale in formato cartaceo, come peraltro già avviene, per motivi di digital divide.


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