E’ in arrivo la circolare sul redditometro “soft e le anticipazioni sembrano confermare questa ipotesi; nella fattispecie per le spese correnti da assegnare al contribuente, mentre rimane poca chiarezza su una parte rilevante come sugli investimenti, l’Agenzia delle Entrate in merito non fa trapelare nessun dettaglio di sorta su come sarà applicato il nuovo strumento. Nel frattempo emergono nuovi dati positivi sull’effetto deflattivo del contenzioso raggiunto con l’obbligo di reclamo – mediazione.

La circolare attuativa del Dm Economia del 24 dicembre 2012 sul redditometro dovrebbe essere pronta per la prossima settimana, ieri a Roma il direttore centrale Accertamento dell’Agenzia delle Entrate, Salvatore Lampone, ha confermato tutte le rassicurazioni che nei giorni scorsi si erano intuite in merito alle spese correnti gli indici Istat non verranno impiegati per scegliere i contribuenti cui applicare il redditometro e che ne sarà escluso chi è in “condizioni di grande marginalità economica”. 

Lampone è stato molto prudente sulla questione investimenti;  in pratica si è limitato ad affermare che la circolare sarà aderente al Dm di dicembre. Questo lascia aperte le perplessità su come verranno stimati i redditi che hanno permesso di realizzare gli investimenti in questione. Eliminata dalle norme attuali sul redditometro la presunzione secondo cui sarebbero sostenuti con il reddito dell’anno e dei quattro precedenti, l’unico bonus concesso dal Dm è lo scorporo dal reddito presunto dei disinvestimenti realizzati nell’anno e nei quattro precedenti.


Rimane però la problematica di valutare la situazione di chi non ha disinvestito; in questa eventualità  si dovrebbe presumere che il contribuente abbia guadagnato in un solo anno tutta la somma necessaria ad investire  anche in modo importante e rimarrebbero poche via d’uscita. Per questa ragione l’Agenzia sarebbe stata favorevole a permettere ancora un calcolo spalmato sull’anno in esame e sui quattro precedenti, ma Lampone ha richiamato solo il tenore letterale delle norme.

Questo lascia margine per l’ipotesi secondo la quale il calcolo andrebbe realizzato su un solo anno, magari consentendo al contribuente ampi margini di prova contraria. Il convegno ha confermato i segnali distensivi fatti trasparire dalle Entrate. Il direttore dell’Agenzia, Attilio Befera, ha insistito a lungo sulla necessità di collaborazione tra fisco e contribuenti. Befera ha anche ripetuto che sarebbe sbagliato parlare di incentivi ai funzionari dell’Agenzia in base alle somme da loro verificate nei confronti dei contribuenti.

In questo quadro “disteso” l’Agenzia fa rientrare i risultati positivi della mediazione tributaria, che dal suo debutto nell’aprile dell’anno scorso continua a crescere in modo esponenziale; in poco più di un anno sono state 31.494 le controversie che si sono definite mediante al ricorso alla mediazione. In totale, da quando è nato questo strumento, che punta sulla possibilità di contribuenti e amministrazione di trovare un accordo sono state 95 mila le istanze presentate.

“E’ stato un successo che ha avuto un grande impatto su tutto il sistema e sulla conflittualità”, ha spiegato ieri Vincenzo Busa, direttore Affari legali e contenzioso dell‘agenzia delle Entrate. Insomma, con il Fisco si “litiga” di meno come dimostrano i dati sul numero complessivo dei ricorsi, crollati del 30% in un anno; dai 163.522 del 2011 sono diventati 115.455 nel 2012. Del resto, tentare la mediazione tributaria è obbligatorio per le “piccole” liti con benefici evidenti per il Fisco e per il contribuente.


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