La Commissione Europea oggi chiuderà nei confronti dell’Italia la procedura di deficit eccessivo, ma di spazio per esultare ne resta davvero poco, dato che da Bruxelles, insieme alla fine del “castigo” per i conti italiani, arriverà anche una serie di raccomandazioni, o compiti a casa, che il governo Letta dovrà seguire per conservare il ritrovato status di Paese virtuoso. Naturalmente, questa rigidità della Commissione rende le possibilità di operare una riforma delle pensioni ad ampio raggio, con tanto di copertura esodati, assai più ridotte. Nei giorni scorsi, infatti, con l’avvicinarsi della chiusura del purgatorio per le casse italiane, a seguito degli enormi sforzi chiesti ai contribuenti dal governo di Mario Monti, aveva preso piede l’ipotesi di un intervento corposo sulla riforma delle pensioni, favorito proprio dalle buone notizie in arrivo dal fronte comunitario. In realtà, questo orizzonte non è ancora svanito, ma i margini di modifica che il governo potrà sfruttare saranno molto più ristretti di quanto sperato.

Resta però, una piccola speranza: l’ingresso, cioè, della riforma previdenziale nel paletto numero 4 che i tecnici di Bruxelles imporranno, proprio a partire da oggi, alle politiche di bilancio e di ammodernamento italiane.

Vediamo brevemente in rassegna quali sono queste sei consegne affidate al governo Letta e ai suoi ministri. In primo luogo, l’Europa chiede all’Italia di rispettare gli obiettivi di medio termine sulla finanza pubblica, mettendo in pratica e implementando le migliorie della spending review, in corrispondenza di un debito ancora in salita nei prossimi due anni. Quindi, secondo punto richiesto dai contabili europei, un intervento deciso sia per modernizzare la pubblica amministrazione che per rendere più rapidi i processi civili, fardello del sistema giudiziario italiano. Al numero 3, invece, si trova l’invito a rendere più efficiente la gestione bancaria, mentre, come dicevamo, al 4 vengono elencate le priorità in termini di lavoro. Ultimi due traguardi che l’Italia deve raggiungere per non tornare nel girone degli osservati speciali, una strenua lotta all’evasione fiscale e un piano di infrastrutture al passo coi tempi e gli altri Paesi.


Piano ambizioso, che dovrebbe però trovare la prima applicazione, secondo quanto annunciato dal governo, proprio sul fronte lavoro e welfare. Resta da capire se e in che misura il ministro Giovannini riuscirà a tenere fede alla sua promessa di riportare tutti gli esodati già inseriti nei decreti di salvaguardia alla pensione entro fine anno e, insieme, varare un nuovo piano di flessibilità in entrata e uscita dal lavoro.

A questo proposito, si guarda all’estero per i piani a favore dei giovani che stanno varando Francia e Germania, ma tutto dipenderà dalle risorse che il governo riuscirà a mettere in campo. Entro il mese di giugno, dovrebbe arrivare sul tavolo con le parti sociali la proposta del governo su apprendistato, incentivi fiscali e contratti a termine più convenienti, cui farà da contrappeso il ritorno di elasticità nell’uscita dal lavoro, con bonus e penalizzazioni oltre – o, diversamente, in anticipo – ai 65 anni di uscita e 35 di contributi.

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5 COMMENTI

  1. vengono tutelati tanti esodati che hanno ricevuto parecchi soldi x farsi mettere in mobilita,ma dei lavoratori precoci che come me hanno avuto la colpa di essere andati a lavorare a 14 o 15 anni e quindi versare 40 o come me 41 anni di contributi non ne parla mai nessuno!!!!

  2. con 37 anni di contributi e 58 di vita senza lavoro e senza mobilità in deroga che l’inps non paga da 4 mesi cè qualcheduno di questi politici che ci sappia rispondere per risolvere il problema?

  3. La UE ha chiuso la procedura d’infrazione sul deficit dell’Italia, ma ci ha lasciato i compiti per casa, non poteva che essere così!
    Raccomandazioni più che condivisibili, ma che non impediscono al Governo di porre rimedio alle vergognose vessazioni nei confronti di “esodati” e “contributori volontari”, che sono stati depredati dallo Stato dei loro diritti, sanciti dalla Costituzione, negando loro le legittime pensioni per fare cassa e sanare i buchi di bilancio creati da una politica inadeguata e corrotta che ha sperperato, spesso per fini non leciti, il denaro pubblico!
    Tecnici e politici hanno creato questa vergogna, indegna di un Paese che si definisce civile e democratico, ora la politica risolva questo scempio di legalità restituendo diritti e dignità (senza penalizzazioni) a quei lavoratori che legittimamente ed in buona fede hanno lasciato il mondo produttivo prima della famigerata riforma Fornero, che ha creato tanti drammi sociali ed anche lutti e che sicuramente non ha favorito un ricambio generazionale in termini di occupazione!
    Gli spazi ci sono, anche come si suole dire a “saldo zero”.
    Infatti, molteplici sono le voci di spesa improduttiva che possono essere tagliate, a partire da quelle della politica e delle strutture a loro collegate, o di razionalizzazione ed efficientamento della PA, …. o ci aspettavamo forse che l’UE ci obbligasse a ridare dignità e giustizia a onesti cittadini …..

  4. pensione disabili
    sono un pensionato di invalidita’ dal 1987 e raggiunto il momento di andare in pensione ho 57 anni e 41 anni di lavoro. mi dicono che non abbiamo il diritto di avere la pensione di vecchiaia’,perche’ abbiamo la pensione di invalidita’ cat.IO. E vengono aggiornati ogni 5 anni sulla pensione di invalidita’, e non mi pare giusto quando uno ha fatto 41 di lavoro dopo che uno ha raggiunto l’eta’ pensionabile. E poi devo aspettare 65anni la pensione di vecchiaia a me la danno quando sono disteso sull’asse? attendo una vostra risposta grazie mille a tutti. sono 41 anni di lavoro non c’e’ ne precoci,ne nel 1995 aveva fatto 20 di lavoro. Tel 3492216112

    NOI DISABILI DOBBIAMO IMPICCARCI DOPO 41 ANNI DI LAVORO

  5. Perchè tutelare gli esodati che hanno avuto una buona uscita in denaro…. oltre alla mobilità? E non tutelare i veri esodati che hanno perso il lavoro a un passo dalla pensione!!!!!! Politici fatevi un esame di coscienza.

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