Il ministro per i Lavori Pubblici e le Infrastrutture, Maurizio Lupi, ha espresso chiaramente la volontà, di fronte alla Commissione Ambiente della Camera, di prorogare i benefit tanto per l’edilizia, detrazioni al 50%, quanto per il risparmio energetico, detrazioni al 55%; “le due agevolazioni devono essere prorogate insieme” ha affermato. Del resto la posizione del ministro era assodata, già settimana scorsa aveva reso note le sue mire in materia di edilizia anche se quest’ultima frase suona come una sottolineatura rispetto all’azione di governo.

Ieri, infatti, c’è stata la riunione preparatoria del prossimo Consiglio dei ministri di venerdì all’ordine del giorno c’era il decreto che proroga solo il 55%, per questo il ministro delle infrastrutture ha specificato con precisione la necessità di prorogare il 50% e di farlo nello stesso momento in cui si darà il via libera alle detrazioni per il risparmio energetico.

L’obiettivo, nemmeno troppo tacito, è quello di inserire il provvedimento delle detrazioni al 50% nel decreto principale, anche perché per entrambe le detrazioni il nodo da sciogliere è il medesimo, che poi vale tanto per l’Imu quanto per l’Iva, ossia la copertura finanziaria visto che ci vogliono 850 milioni in 10 anni per il bonus al 55% e altrettanti 850 in altrettanti anni per il bonus al 50%, dunque per il ministero dell’Economia non sarà affatto facile far quadrare i conti, visto che fra l’altro al vaglio c’è anche un piano per inserire un incentivo per l’acquisto di mobili e cucine da parte delle giovani coppie.


Lupi, inoltre, ha fatto richiesta anche di un’altra misura che è piaciuta molto ad Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente, ma non solo a lui visto che tutta la Commissione è sembrata entusiasta, in sostanza si tratta di estendere queste agevolazioni “anche agli interventi di prevenzione antisismica”. 

Per il resto gli obiettivi della politica che Lupi ha intenzione di portare avanti dal proprio ministero vanno a 360 gradi; prioritario sicuramente sarà istituire una “due diligence” per determinare quali siano le priorità delle grandi opere superando il modello “omnibus” della legge obiettivo, sbloccando in contemporanea le defiscalizzazioni sulle opere in project financingcapaci di attivare investimenti per 21 miliardi”. 

L’intento è di selezionare le priorità “nei nodi infrastrutturali davvero utili a tutto il Paese”. Il ministro ha fatto l’esempio del piano ferroviario “abbiamo interventi per 10 miliardi già stanziati – ha chiarito – dobbiamo avere il coraggio di individuare quelli utili da sbloccare e quelli che invece non si riesce a portare avanti”. La Torino – Lione  rimane dunque una priorità “strategica”.

Il ministro ha affrontato  anche la questione legata al patto di stabilità, ed ha citato due diversi piani; uno europeo e l’altro italiano. Nella “golden rule europea” dovrebbero entrare gli investimenti per le grandi opere che fanno parte di corridoi internazionali. “L’85% delle nostre grandi opere – ha detto il ministro – fa parte di opere strategiche a livello europeo. Non è pensabile che i nostri investimenti per queste opere agiscano ai fini di Maastricht”.

Non si tratta di investimenti irrisori, secondo le stime del ministero ci sono 38,5 miliardi di cantieri in corso, 33,7 da cominciare e più di 73 miliardi di investimenti futuri. Oltre alle grandi opere Lupi ha concentrato l’attenzione sulla manutenzione del territorio; ” è un compito morale più che politico  – ha detto – basta con gli interventi di emergenza. Dunque spazio al piano per il Sud alle manutenzioni di strade e ferrovie. Infine il piano carceri“. “Ci sono 750 milioni da utilizzare per rendere le nostre carceri più degne di un Paese come l’Italia ne parlerò presto con il ministro della Giustizia“.


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