Se ancora qualcuno aveva dei dubbi su quale atteggiamento avrebbe assunto il Partito democratico di fronte al voto sull’ineleggibilità di Silvio Berlusconi, che i capigruppo grillini hanno anticipato nelle ultime ore, forse ha ottenuto la risposta che andava cercando. Il Pd, nell’ottica della riforma elettorale annunciata dal premier Letta nel suo discorso inaugurale, ha presentato una proposta di legge che, se approvata, vieterebbe al MoVimento 5 Stelle di prendere parte alle prossime elezioni, di qualunque estensione territoriale.

L’ex capogruppo in Senato Anna Finocchiaro, insieme al successore e attuale numero uno Pd a palazzo Madama Luigi Zanda, ha presentato un ddl in Senato per impedire che tutte le associazioni sprovviste di personalità giuridica e il cui statuto non sia mai stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, di correre per la ripartizione dei seggi in Parlamento così come nelle assemblee locali.

Più che un cavillo, una vera e propria norma che escluderebbe, non appena approvata, una miriade di liste e partitini che si presentano abitualmente alle elezioni pur trattandosi di associazioni, movimenti, gruppi di pressione o semplici comitati. Basti ricordare, ad esempio, che all’ultima tornata elettorale le liste che hanno chiesto di inserire nelle schede il proprio simbolo sono state 215.

La nuova legge, oltretutto, non sarebbe valida esclusivamente per le consultazioni elettorali di carattere nazionale, ma anche per quelle locali e di tipo amministrativo. A quel punto, l’unica alternativa che resterebbe a Beppe Grillo e i suoi sarebbe quella di riformare il proprio status giuridico dall’interno e acconsentire a un ingresso “ufficiale” nel sistema dei partiti.

Dalle parti del Partito democratico, si corregge il tiro cercando di spiegare che non si tratta di alcun sentimento punitivo nei confronti del movimento grillino e che, anzi, si tratta di una lotta, quella contro i partiti più “border line” già avviata nel corso della precedente legislatura dei governi Berlusconi e Monti.

In ogni caso, i nove articoli della nuova proposta avanzata per riformare il Porcellum, specificano come per correre a qualsiasi competizione elettorale, sia necessario indicare gli organi dirigenti del partito, le loro funzioni, un collegio sindacale composto da revisori dei conti e l’attribuzione a una società di revisione iscritta all’albo speciale che certifichi i bilanci e garantire la massima trasparenza, anche in rete.

Insomma, uno sforzo, si direbbe, rivolto verso una minore opacità delle macchine partito – e il fatto che si rivendichi, dalle parti del Pd, come il ddl sia di fatto il vaccino ai vari Lusi e Belsito – ma una norma che rischia di estromettere il MoVimento 5 Stelle a pochi mesi dall’exploit elettorale che lo ha proiettato alla percentuale più elevata raccolta in Italia da una lista singola. E il fatto che la proposta arrivi a pochi giorni da un tema esplosivo come l’ineleggibilità di berlusocni, su cui il MoVimento 5 Stelle e il Pd, se davvero si ichiarassero a favore, dovrebbero fare fronte comune, è certamente una scelta di tempo che fa discutere.

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2 COMMENTI

  1. la legge non escluderebbe nessuna lista, prevede dei requisiti che chi voglia concorrere alle prossime elezioni dovrebbe preoccuparsi di avere per allora. Cosa impedisce al movimento 5 stelle di dotarsi di uno statuto democratico e di una contabilità trasparente? già alle ultime elezioni Grillo depositò, di nascosto, uno statuto presso un notaio (notizia poi diffusa da huffingtonpost), per evitare grane burocratiche, e ci mise suo nipote tra gli amministratori. Se invece si vuole escludere a priori di dotarsi di una struttura democratica dove i dirigenti devono essere eletti (e quindi possono cambiare) e dove vi siano dei revisori dei conti, allora il problema non è la legge, ma è ben altro

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