Ricorso infondato. E’ stato rigettato il ricorso avanzato da una lunga schiera di concorrenti a 2386 posti di dirigente scolastico, il cui bando risale al 2011, protagonisti della contestazione della preselezione del 12 ottobre 2011 decretata dal Tar del Lazio, con sentenza n. 4323 del 30 aprile 2013. Le ragioni alla base dell’opposizione dei ricorrenti sono più d’una, tra queste: domande che che sarebbero state scoperte online da qualcuno già nel mese di luglio 2011, e cioè due mesi prima rispetto alla data ufficiale (1° settembre) per la rispettiva diffusione; circa un migliaio di quiz errati e ritirati dal ministero soltanto un paio di giorni prima  dell’esecuzione della prova; e ancora, complicate modalità di identificazione dei 100 test destinati a ciascun concorrente, estrapolati da un tomo lungo 500 pagine la cui difficoltosa consultazione avrebbe causato la perdita di minuti preziosi ai 100 assegnati per l’espletamento della prova.

I ricorrenti hanno poi citato la carenza di criteri chiari di regolazione dei quiz, la totale discrezionalità mostrata dagli esperti che li avevano preparati, insieme ad un’ingiustificata carenza di tempo per il completamento delle risposte. E’ invece sancito nella sentenza il sistema di preselezione, largamente legittimato dall’ordinamento primario, i regolamenti del 1994  e del 2008 richiamati nelle premesse al bando del 2011, e impossibile da censurare per il merito delle scelte anche tecniche adottate, ad eccezione di palese illogicità o manifesta incoerenza, che i giudici non hanno rinvenuto nel caso in questione. Persino le censure sulle modalità di espletamento risultano parzialmente prive di fondamento, e parzialmente inammissibili a causa della genericità. Non sarebbe stato fornito, poi, alcun elemento probante circa eventuali irregolarità in merito alla fuga di notizie, “con la conseguenza che le doglianze medesime difettano dei presupposti di veridicità dei fatti sui quali si fondano”.

Non è nemmeno attendibile il fatto che vedeva compromessa la par condicio dei concorrenti, i quali sono stati tenuti a prepararsi anche su quesiti erronei, essendo stato il rispettivo elenco comunicato pubblicamente soltanto sette giorni prima rispetto al concreto svolgimento della preselezione. La procedura è risultata dunque perfettamente valida dal momento che, nonostante i candidati abbiano dovuto studiare e ricordare a memoria la batteria dei 5,663 quesiti, ivi incluso un quinto di domande errate, si sono tutti ritrovati nelle medesime condizioni, tutti sullo stesso piano agli effetti dell’accertamento dei rispettivi livelli di professionalità e preparazione. In tema di prelazione, pertanto, salvata anche da altri Tar, la prima tornata sembra a favore della conservazione della procedura concorsuale. Per il prossimo, eventuale round bisognerà attendere invece il Consiglio di stato in sede d’appello.


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