Il caso Mastrangeli è tutt’altro che chiuso. Il primo espulso nella storia parlamentare del MoVimento 5 Stelle non si rassegna all’estromissione dal gruppo dei senatori grillini ed è già al lavoro per mettere a punto il ricorso da presentare insieme ai propri legali per ottenere il ribaltamento di un verdetto preso dai compagni di partito e dai militanti che hanno risposto al referendum indetto sul blog di Beppe Grillo.

Intanto, Vito Crimi, capogruppo grillino al Senato, ha scritto in maniera ufficiale al presidente Piero Grasso per informarlo dell’uscita di Marino Mastrangeli dalla compagine M5S a palazzo Madama. Insomma, gli organi del MoVimento tirano dritto, ma il “condannato” non ha intenzione di darla vinta agli ex “colleghi”.

Come noto, Mastrangeli è finito sulla graticola per essere stato intervistato da Barbara D’Urso a Pomeriggio Cinque, ma anche per aver preso parte a programmi come “L’aria che tira” su La7. Insomma, una condotta tale da violare il Codice di comportamento degli eletti del MoVimento 5 Stelle, che prevede espressamente il divieto di prendere parte a talk show televisivi.

Secondo i dati diffusi dallo stesso Grillo sul blog, le operazioni di voto hanno avuto termine con l’88,8% di voti a favore dell’espulsione del grillino “non allineato”, con oltre 19mila opinioni espresse su un totale di 42.292 aventi diritto.

Dunque, cosa non torna a Mastrangeli della faccenda? Le ragioni del suo ricorso contro i vertici del MoVimento secondo i suoi avvocati, starebbero nella presa d’atto che la votazione sarebbe “invalida e illegittima” poiché non anticipata da un’adeguata espressione di giudizio a maggioranza da parte dei gruppi parlamentari del MoVimento 5 Stelle, così come specificato dallo stesso Codice di comportamento che il senatore avrebbe violato in prima persona. Stando ai conteggi dei difensori di Mastrangeli, alla votazione erano assenti 72 eletti su 163 parlamentari, con 62 che si sono pronunciati a favore dell’espulsione, che lui stesso ha definito “accoltellatori”.

In aggiunta, hanno spiegato i legali, la memoria difensiva che Mastrangeli ha presentato allo stesso Crimi e alla leader alla Camera Roberta Lombardi sarebbe stata completamente ignorata nei contenuti. 

Così, il senatore simbolo del dissenso a Grillo ha annunciato che presenterà ricorso in tutte le sedi giudiziarie, al fine di far valere il proprio diritto a un “giusto processo”. Nel frattempo, comunque, ha annunciato che, trovandosi obbligato a confluire nel gruppo misto,  darà comunque vita a una non meglio precisata “minoranza a 5 Stelle”.

Insomma, dopo i casi di Federica Salsi e Giovanni Favia, allontanati dal Movimento nelle settimane precedenti alle elezioni politiche, che suscitarono parecchio clamore tra osservatori e simpatizzanti del MoVimento, ora anche il caso del senatore troppo sensibile alle ospitate in tv rischia di trascinarsi per lungo tempo.

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