L’ANCE Ragusa (Associazione Nazionale Costruttori Edili) ha presentato un ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo.  Un atto dovuto, all’indomani dell’art. 1, comma 25, della legge finanziaria per l’anno 2013 ( c.d. legge di stabilità ), legge n. 228 del 24 dicembre 2012, che ha nuovamente aumentato il contributo unificato per il contenzioso degli appalti pubblici.

In particolare, l’art. 1, comma 25 della legge n. 228 ha imposto che in caso di proposizione di un ricorso giurisdizionale in materia di affidamento di lavori servizi e forniture: “il contributo dovuto è di euro 2.000 quando il valore della controversia è pari o inferiore ad euro 200.000; per quelle di importo compreso tra euro 200.000 e 1.000.000 il contributo dovuto è di euro 4.000 mentre per quelle di valore superiore a 1.000.000 di euro è pari ad euro 6.000. Se manca la dichiarazione di cui al comma 3-bis dell’articolo 14, il contributo dovuto è di euro 6.000

Si aggiunga, altresì, che il comma 27 del medesimo articolo dispone che il contributo è aumentato della metà per i giudizi di impugnazione.

Infine l’art. 13, comma1 quater, del DPR 115/2002 dispone che: “quando l’impugnazione, anche incidentale, è respinta integralmente o è dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l’ha proposta è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale, a norma del comma 1-bis“.

A questo punto è evidente il costo che subisce un’impresa qualora la stessa decida, in quanto illegittimamente esclusa da una gara pubblica, di impugnare una procedura ad evidenza pubblica del valore di € 201.000:

a) 4.000 € per la proposizione del ricorso introduttivo del giudizio;

b) 4.000 € per la proposizione di motivi aggiunti;

c) 4.000 € a titolo di sanzione;

d) 6.000 € per la proposizione dell’appello;

e) 6.000 € a titolo di sanzione.

È evidente che la proposizione del ricorso è insostenibile!

L’ANCE Ragusa ha dunque, conferito incarico all’avv. Carmelo Giurdanella e allo Studio Legale Giurdanella&Parteners al fine di adire la Corte dei diritti dell’uomo per far accertare l’assenza nell’ordinamento italiano di un diritto a un ricorso effettivo.

Per quanto detto, peraltro, è evidente l’urgenza della questione, posto che l’esosa misura del contributo unificato rischia di compromettere gli obiettivi di lotta alla corruzione, dal momento che si rischia proprio nel settore degli appalti pubblici di impedire qualunque controllo di fatto e di diritto sullo svolgimento di procedure amministrative tanto delicate.

Ed invero, non si può pretendere di combattere la corruzione in presenza di un sistema che drasticamente scoraggia ogni controversia in materia di contratti pubblici.

 

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