Romano Prodi non ce l’ha fatta. Il Professore non è riuscito a superare al quarto scrutinio la soglia dei 504 voti necessari per essere eletto presidente della Repubblica, fermandosi a quota 395 voti.

Dunque, seconda sconfitta in due giorni per la linea del Partito democratico, dopo il ko subito ieri da Franco Marini, che aveva mancato il quorum dei due terzi per circa 150 voti.

Dunque, ora la domanda è se il Pd domani continuerà a puntare su Prodi o se, invece, cambierà ancora linea vertendo su un terzo candidato in tre giorni per succedere a Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica.

Oggi, la candidatura di Prodi aveva generato parecchio dissenso nell’opinione pubblica, con manifestazioni di piazza di fronte a Montecitorio e l‘abbandono dell’aula da parte dei deputati, senatori e delegati regionali di Pdl e Lega nord, usciti dal palazzo per gridare la propria contrarietà all’elezione di Prodi al Quirinale.

Lo spoglio è proseguito con relativa velocità anche per questa ragione, visto che erano mancanti le schede dei partiti di centrodestra, allontanati dall’Aula in dissenso con la decisione del Partito democratico.

Dietro di lui, hanno raccolto consensi Stefano Rodotà, nome proposto dal MoVimento 5 Stelle, con 213 voti e Anna Maria Cancellieri, candidata di Scelta civica, ferma a quota a 78. Da sottolineare anche un certo numero di schede a favore di Massimo D’Alema, sicuramente rappresentative di qualche dissidio interno al Pd sul nome di Prodi. In realtà è stato Rodotà a raccogliere molti più consensi di quelli previsti, potendo contare su 163 preferenze di base dei grillini e invece fermo a 163, superando invece quota 200.

Nel corso della giornata, si era parlato di una possibile desistenza di Stefano Rodotà a favore di Prodi, oppure di qualche decina di franchi tiratori tra le file dei montiani, che potevano vertere sul Professore voltando le spalle al candidato del leader Mario Monti.

Invece, a quanto pare i partiti – tranne il Pd – hanno votato tutto sommato in maniera compatta per i propri favoriti, senza distaccarsi troppo dalla linea ufficiale.

Stavolta, però, i franchi tiratori non sono bastati e, anzi, ne è apparso qualcuno all’interno del Partito democratico, che partiva da una base di 496 grandi elettori e ha visto Prodi fermarsi sotto i 400.

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