Seconda apparizione di Beppe Grillo sui quotidiani italiani e nuove, velate indicazioni per la corsa al Quirinale. Un po’ per ribadire la sfida a Bersani, un po’ per spiegare le scelte del MoVimento 5 Stelle, il comico blogger oggi appare sul Fatto Quotidiano, in una rarissima intervista per la stampa italiana, alle quali non ha di certo abituato i suoi fan.

Naturalmente, al centro della discussione con Emiliano Liuzzi, il nome del futuro presidente della Repubblica. Grillo e i suoi adepti partono da una certezza: Milena Gabanelli ha vinto le Quirinarie e sarà lei, almeno in un primo momento, il nome su cui punterà il MoVimento: “Non me l’aspettavo – racconta Grillo – ero convinto uscisse Gino Strada o forse Rodotà. Ma Gabanelli è un grande nome, segno che gli elettori nostri vanno già oltre rispetto a Grillo. Una cosa sensazionale”.

Resta, comunque, il nodo della volontà della giornalista di Report: oggi, dovrebbe sciogliere la riserva se accettare o meno la candidatura al Quirinale: “Non sono certo che accetti questa ipotesi. Ma i nostri cittadini hanno scelto il loro nome in completa autonomia, indicando una persona perbene. Gli altri – attacca Grillo – hanno commentato che sarebbe la Repubblica delle manette. magari, dico io”.

Nel caso Milena Gabanelli decida di tirarsi indietro, allora toccherebbe a Gino Strada, il quale ha già fatto sapere di non prendere in considerazione una propria candidatura. Dunque, conferma Grillo, la strada sarebbe aperta per Stefano Rodotà. “Ma penso sia più probabile che il presidente venga eletto prima del terzo scrutinio grazie a un accordo tra Pd e Pdl”.

Naturalmente, un prolungamento della votazione farebbe salire le quotazioni di altri candidati, uno su tutti Romano Prodi: “Forse non è neanche lui la figura che serve a questo Paese. Non è certo l’uomo del cambiamento.”

Eppure, uno spiraglio al Professore, Grillo lo lascia soprattutto quando rifiuta l’etichetta di antieuropeista: “Niente di più falso. Non voglio neppure l’abolizione dell’euro. Voglio che sia un referendum a decidere”.

Quindi, si torna indietro di qualche settimana, all’incontro con Napolitano per le consultazioni: “Sono rimasto deluso. Ci ha chiesto se eravamo disposti a votare la fiducia al Pd, poi ha deciso di prendere tempo coi saggi”.

Ora, sul piatto è invece il Quirinale e la partita è davvero complessa: “Il Pd può votare Gabanelli, ma se preferiscono votare Giuliano Amato, il braccio destro di Craxi, facciano pure”.

Infine, una battuta sull’approccio futuro del MoVimento 5 Stelle nei confronti dell’elettorato: “Io non voglio che i farmacisti o i notai mi porgano io loro voti sul piatto in cambio di leggi di favore. Ancora non hanno capito che con noi è diverso”

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