Ultimamente, alcuni personaggi più o meno noti al grande pubblico – perché di pubblico, comunque, si tratta, si sono affacciati alla ribalta delle cronache, in quanto candidati – o supportati – per l’elezione al Quirinale, raccogliendo il testimone di Giorgio Napolitano.

A farla da padrone, sono i giuristi, naturalmente in prima linea per incarnare il ruolo di garante della Costituzione. Ma anche esponenti di altri universi professionali e culturali, forse per la prima volta, hanno sfondato il muro dell’indifferenza, ridimensionando, invece, il ruolo dei politici, i quali, sì, restano gli elettori del futuro presidente, ma sembrano meno legittimati di un tempo, quando avevano la golden share per il Quirinale.

Ma chi sono questi favoriti? Prima che si aprano le votazioni, previste per domattina alle 10 con il primo scrutinio, meglio passare in rassegna i curricula dei principali indiziati per diventare Capo di Stato.

Romano Prodi: emiliano, 73 anni, è professore dell’Università di Bologna di Economia politica. Dopo una prima breve apparizione da ministro nel 1978, è stato chiamato a dirigere l’Iri dal 1982 al 1989 e poi dal 1993 al 1994. Nel 1996, è candidato alla presidenza del Consiglio con il centrosinistra dopo aver fondato l’Ulivo, vince le elezioni e diventa premier fino al 1998, portando l’Italia a entrare con i Paesi maggiori nel club della moneta unica. Cade nel 1998; un anno dopo viene eletto presidente della Commissione europea, fino al 2004, quando rientra in Italia e sfida nuovamente Berlusconi, riuscendo a batterlo di 24mila voti. Il suo secondo governo nato nel 2006 finirà però già nel 2008. Da allora, è presiente del Gruppo Onu – Unione Africana, dopo essere stato primo presidente del Partito democratico.

Stefano Rodotà: cosentino, quasi 80enne, professore emerito di Diritto civile alla Sapienza di Roma, ha alternato l’impegno accademico con ruoli pubblici a vario titolo, ma sempre nelle seconde linee. Eletto nel 1979 tra le file del Pci come indipendente, e viene eletto due volte a questo titolo; quindi, alla fine degli anni ’80 si aggrega al Pds neonato e torna deputato sotto quel simbolo per altre du elegislature. Componente di svariate Commissioni costituzionali, negli ultimi anni si è trovato spesso al centro del dibattito per le posizioni espresse contro la legge Bavaglio sulle intercettazioni, o, ancora, il caso di Eluana Englaro, dove si è trovato a difendere il “diritto a morire con dignità”. Ha richiesto l’introduzione dell’articolo 21-bis in Costituzione per la parità di accesso alla rete web.

Giuliano Amato: torinese, quasi 75 anni, è un volto noto della politica di vecchio stampo e giurista costituzionale. Più volte deputato, è stato nominato per due volte presidente del Consilio, nel 1992 e nel 2000. In entrambi i casi, i suoi governi furono di breve durata, come nelle premesse che lo avevano individuato come traghettatore. Oltre alla carica di premier, ha ricoperto i ruoli di ministro del Tesoro (governi Goria-De Mita), ministro dell’interno (governo Prodi I) ed è stato presidente Antitrust dal 1994 al 1997. Ha iniziato la sua carriera politica tra le file del Psi craxiano, per poi passare all’Ulivo.

Sabino Cassese: campano, 77 anni, è professore emerito alla Normale di Pisa in Storia delle Istituzioni Politiche. Dal 2005, è giudice della Corte costituzionale. Anche se non è mai stato deputato o senatore, ha ricoperto l’incarico di Ministro della Funzione Pubblica nel governo Ciampi (1993-94). Ha seduto nei Cda di importanti società, come Autostrade, Lottomatica e Assicurazioni Generali.

Massimo D’Alema: romano, 64 anni, attuale presidente del Copasir. Ha iniziato la carriera politica giovanissimo nelle file del Pci, arrivando a ricoprire l’incarico di segretario generale Fgci nel 1975. Entra in Parlamento nel 1987 ed è uno dei massimi protagonisti della transizione del Pci in Pds, Ds e poi Pd. Presidente del Consiglio dal 1998 al 2000 dopo l’abdicazione di Prodi, è stato poi parlamentare europeo e quindi titolare alla Farnesina nella seconda esperienza da premier del Professore.

Gustavo Zagrebelsky: piemontese, quasi 70 anni, è uno dei massimi giuristi del Paese, ex presidente della Corte costituzionale ed editorialista su democrazia, politica e filosofia del diritto. Professore di Diritto Costituzionale all’Università di Torino, nel 2001 è nominato Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito, è presidente  dell’associazione Libertà e giustizia e della Biennale democrazia.

Emma Bonino: piemontese, 65 anni entra in politica dopo la battaglia del referendum sull’aborto e viene eletta per la prima volta a 28 anni tra le file del Partito Radicale. Nel 1979, debutta invece nel Parlamento europeo e porta avanti le sue battaglie per i diritti civili, manifestando anche contro la dittatura comunista a Varsavia nel periodo di Solidarnosc. Nel 1994 entra nel Popolo delle Libertà e dal 1995 al 1999 è Commissario europeo per gli aiuti umanitari e la tutela dei consumatori. Nel secondo governo Prodi, è ministro del Commercio Internazionale e porta avanti le sue storiche battaglie, tra le ultime quella contro le mutilazioni genitali femminili in alcuni Paesi africani.

Milena Gabanelli: emiliana, 59 anni, è giornalista Rai dai primi anni ’80. Cresciuta al fianco di Giovanni Minoli e i suoi speciali Mixer, da metà anni novanta è il volto di un programma negli ultimi anni diventato l’emblema della libera informazione, Report. Tra le sue numerose inchieste, gruppi industriali, partiti politici, authority, lobby. Ha vinto le Quirinarie del MoVimento 5 Stelle.

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