Ieri la Commissione Europea ha dato il via libera al testo legislativo che consentirà alla pubblica amministrazione italiana di saldare almeno una parte dei debiti accumulati nei riguardi delle imprese, nella fattispecie, ha dato risalto al “meccanismo di salvaguardia” per scongiurare futuri sforamenti del deficit del Pil. Solo ad una analisi successiva del decreto e alle nuove previsioni economiche, tuttavia, l’Ue sarà realmente pronta a confermare la sospirata uscita dell’Italia dalla procedura di deficit eccessivo.

“La Commissione riafferma il suo sostegno al piano del Governo italiano di accelerare il rimborso di una parte consistente del debito commerciale accumulato dalla pubblica amministrazione”, ha affermato in una dichiarazione scritta il Commissario agli affari economici, Olli Rehn, che ha poi chiarito “ alla luce del notevole miglioramento della situazione di bilancio dell’Italia, c’è la possibilità di un rimborso graduale senza mettere a repentaglio la sostenibile correzione del deficit eccessivo”.

Il Commissario ha poi proseguito dicendo che “ in attesa di ulteriori chiarimenti tecnici, la Commissione accoglie positivamente l’impegno del Governo a mantenere il deficit sotto al 3% del Pil”. La presa di posizione è arrivata dopo che ieri a Bruxelles il ministro dell’Economia Vittorio Grilli ha incontrato Rehn per spiegargli il testo legislativo appena approvato. Il decreto stabilisce il rimborso alle imprese dei debiti della Pubblica amministrazione: 20 miliardi di euro nel 2013 e altrettanti nel 2014.

Il ministro, durante una conferenza stampa, ha assicurato che il versamento degli arretrati determinerà un incremento del deficit nel 2013 dal 2,4% al 2,9% del Pil, dunque la crescita del debito stimata da Grilli per il biennio in corso sarà di 1,0 – 1,4 punti percentuali. Questi sono dati pesanti e fondamentali perché sono la chiave per poter uscire dalla procedura di deficit eccessivo; l’Italia, infatti, deve garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche, vale a dire un deficit sotto al 3,0% e un debito in graduale diminuzione nel medio termine.

Grilli ha ripetuto le decisioni del Governo in questa circostanza, da una parte vuole “dare nuova liquidità all’economia in tempi brevi” realizzando “un censimento serio dei debiti della pubblica amministrazione”, dall’altra ha progettato “meccanismi di monitoraggio e di salvaguardia” che consentono all’esecutivo “di rispettare in maniera coerente gli impegni italiani e la necessità italiana di mantenere la finanza pubblica su un sentiero stabile” cioè con un deficit inferiore al 3% del Pil, come nel 2012.

Il Governo, che si è trovato stretto nella morsa generata dalle pressioni delle imprese per avere un celere rimborso dei pagamenti arretrati e gli impegni con l’Europa nell’ambito dei conti pubblici,  sta cercando con fatica il proprio equilibrio e sicuramente per la squadra tecnica di Monti l’uscita dell’Italia dalla procedura di deficit eccessivo è diventata ormai l’eredità più importante. Del resto, la conclusione di questa procedura genererebbe un effetto decisamente positivo sull’immagine del Paese e sui tassi d’interesse dei titoli italiani.

Il Governo si augura che l’operazione non crei troppa confusione nei conti, anche perché solo un deficit minore del 3% del Pil permetterà all’Italia di beneficiare di nuovi margini di manovra nello scorporare investimenti pubblici dal disavanzo. La speranza italiana è che la Commissione, nel valutare l’andamento del debito, ritenga i rimborsi un elemento eccezionale “una una tantum che riguarda il passato, non il futuro”, come ha dichiarato ieri Grilli. La quadratura del cerchio, naturalmente, dipenderà anche dall’economia.

Ora non resta che sperare che le ultime stime del Tesoro, già riviste al ribasso, siano corrette anche se Barclays Capital, ad esempio, è meno ottimista: si aspetta un deficit al 3,1% del Pil nel 2013. Gli economisti della banca d’affari prevedono un debito in salita al 130,7% del Pil nel 2013, e al 132,5% nel 2014, dal 127,3% stimato per l’anno scorso, allo stesso tempo si aspettano che l’iniezione di liquidità comporterà un miglioramento dell’economia di appena 0,2 punti percentuali nel 2013 e nel 2014.

A tal proposito, il ministro ha ammesso che l’incertezza politica in Italia influisce negativamente su un possibile “rimbalzo della domanda aggregata”. La Commissione, ieri, ha espresso un cauto ottimismo sulle prospettive italiane e, in ogni caso, prima di dare giudizi definitivi, vuole studiare il decreto; valutare le cifre Eurostat sul deficit italiano del 2012 (stimato al 2,9% del Pil); e aspettare le nuove previsioni di primavera. Solo allora potrà proporre la fine della procedura di deficit eccessivo, un passo su cui Grilli si è detto fiducioso.

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