Alla fine le elezioni amministrative, in Sicilia, saranno “uomini e donne”, ma non condurrà Maria De Filippi. Non ci sarà nessun “tronista” e, persino, il modello è andato in crisi.
La riforma, se non storica sicuramente epocale, della doppia preferenza di genere è legge. Adesso verrà pubblicata sulla gazzetta ufficiale della Regione e troverà applicazione a partire dalle prossime consultazioni di giugno.
A votarla è stata un’insolita alleanza Pd-Udc-Pdl, con la forte opposizione dei grillini. Secondo alcuni questo avrebbe messo in crisi il cosiddetto “modello Sicilia”, quell’alleanza non formalizzata ma sostanziale tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.
Uno schema che per alcuni osservatori poteva essere esportato a livello nazionale, con la nascita del primo governo Bersani.
In Sicilia, però, il Governo non deve ottenere la fiducia del Parlamento; Bersani è molto diverso da Crocetta; ma, soprattutto, probabilmente, il “modello Sicilia” non esiste.
Crocetta, semmai, utilizza un prototipo brevettato, decine di anni fa, da Enrico Mattei. Il fondatore dell’Eni amava ripetere che usava i partiti allo stesso modo di come usava i taxi: saliva, pagava la corsa e scendeva.
Anche a Crocetta i partiti e le alleanze servono per raggiungere la meta prefissata. Il Governatore non sta certo a guardare la marca dell’autovettura. A differenza di Mattei, che perseguiva l’utile finanziario, Crocetta ha la mira di realizzare la sua “rivoluzione”, questo gli dà il vantaggio di non dovere nemmeno pagare la corsa se non in termini politici (vedi alcune concessioni al M5S, come nel caso del Muos di Niscemi).
Stavolta a condurre il Governatore a destinazione è stata l’alleanza Pd-Udc-Pdl, con buona pace dei grillini, che potranno tornare utili per un’altra corsa.
Il Pdl, inizialmente, ha posto un ostacolo all’approvazione della riforma in materia elettorale. Insieme al Partito dei Siciliani, il Pdl aveva presentato una “pregiudiziale” sul testo portato in aula, evidenziando l’esistenza di una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, del dicembre 2012, che boccia le riforme elettorali approvate nell’ultimo anno prima del voto.
Bocciata la pregiudiziale e stralciate molte delle norme in materia elettorale, il centrodestra berlusconiano si è dichiarato favorevole alla doppia preferenza di genere.
Crocetta, lungo il viaggio, si è pure dovuto disfare parte del bagaglio. L’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato solo la norma sulla doppia preferenza uomo-donna (o, se l’elettore vuole, donna-uomo) mentre sono state stralciate le previsioni che proponevano modifiche più radicali alla legge elettorale.
L’esame delle modifiche della soglia di sbarramento, della doppia scheda e del collegio unico di scrutinio è stato rimandato ad altro momento.
L’ultima sostanziale innovazione avrebbe fortemente limitato la possibilità di controllo del voto.
Al momento dello spoglio, all’interno di sezioni di 600-700 elettori, le indicazioni di voto possono essere riscontrate con le risultanze degli abbinamenti.
Il controllo del voto sarebbe stata molto più complicato se fosse passato l’emendamento grillino sulla sezione unica per ogni Comune.
Il problema sarebbero stati i tempi di effettuazione dello spoglio. L’idea potrà essere ripresa, magari con l’accorpamento di più sezioni ma non di tutte (ad esempio con una soglia di 3.000-5000 elettori), oppure, preferibilmente, ricorrendo a strumenti informatici per il voto o per la sua lettura.
La bocciatura del collegio unico ha provocato il voto contrario del Movimento5Stelle.
La doppia preferenza di genere modifica la legge regionale n. 35/1997, che disciplina “l’elezione diretta del Sindaco, del Presidente della Provincia, del Consiglio comunale e del Consiglio provinciale”.
Il voto alla lista è espresso, – si legge nel nuovo articolo – tracciando un segno sul contrassegno della lista prescelta. Ciascun elettore può esprimere, inoltre, sino ad un massimo di due voti di preferenza per candidati della lista da lui votata, scrivendone il nome ed il cognome o solo quest’ultimo sulle apposite righe poste a fianco del contrassegno. Nel caso di espressione di due preferenze, una deve riguardare un candidato di genere maschile e l’altra un candidato di genere femminile della stessa lista, pena la nullità della seconda preferenza”. Questo passaggio sarà inserito più volte all’interno della vecchia legge, poiché riguarderà i Comuni di ogni dimensione.
Da quelli inferiori ai diecimila abitanti, a quelli più grandi.
Ai presidenti di seggio sarà imposto l’obbligo di non leggere l’eventuale preferenza nulla, per evitare che dal possibile controllo si passi addirittura a richieste di segnare la scheda.
La doppia preferenza di genere per le elezioni amministrative dovrebbe, comunque, consentire di aprire le porte dei consigli comunali a molte donne.
Crocetta, adesso, può scendere da questo taxi.

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