Assieme a quella, importantissima, del governo, in questi giorni è un’altra la partita che si sta giocando nei corridoi delle istituzioni romane. Un match che è strettamente collegato alla nascita dell’esecutivo e, insieme, potenzialmente in grado di influenzarne l’esito. Naturalmente, si tratta della corsa al Quirinale.

Mancano ormai due settimane al giorno fatidico, lunedì 15 aprile, quando cioè Camera e Senato si riuniranno in seduta comune per aprire le votazioni in cerca del successore di Giorgio Napolitano.

Come nel 2006, dunque, le sorti di palazzo Chigi si incrociano a quelle del Colle: allora, con il governo Prodi appena insediato e sorretto a palazzo Madama soltanto grazie ai senatori a vita, il nome giusto per la carica più alta dello Stato fu quello di Napolitano.

Oggi, però, il quadro sembra ancora più confuso, data l’assenza di una maggioranza precisa in Parlamento, con il centrosinistra sempre in leggero predominio ma non sufficiente per governare da solo.

A guardare la partita del Colle, però, le acque sembrano più tranquille da questo punto di vista: potenzialmente il centrosinistra e il MoVimento 5 Stelle, unitamente ai delegati regionali, riuscirebbero a raggiungere il quorum per eleggere il nuovo Capo dello Stato. Il ruolo di garante della Costituzione, però, è talmente delicato che un atto di forza in questa fase critica potrebbe generare effetti imprevedibili: tanto è vero che, per stessa ammissione dei maggiorenti Pdl, la priorità anche per il centrodestra è diretta alla Presidenza della Repubblica e non già alla formazione del governo.

Anche per questa ragione, negli ultimi giorni, Berlusconi ha assicurato il suo appoggio eventuale all’esecutivo del Pd se avesse ricevuto in cambio la garanzia che al Quirinale, questa volta, sarebbe andato un moderato, magari proprio in orbita del Cavaliere.

Candidato naturale a ricoprire questo compito, sarebbe Gianni Letta, pontiere storico di Berlusconi negli anni di governo e uomo di sicuro affidamento anche per mantenere la pax istituzionale. 

Tra i papabili, però, non manca qualche politico di lungo corso, come l’ex premier Lamberto Dini, che gode la fiducia del Cavaliere, nonostante qualche balletto di troppo in passato tra centrodestra e centrosinistra. In aggiunta, di buon occhio sarebbe vista anche la nomina di Giuliano Amato, ex fedelissimo di Craxi che passò indenne il ciclone di Mani Pulite e già sette anni or sono rientrava nella rosa dei possibili presidenti.

Dalla parte opposta, invece, le figure predilette sono altre. Situazione ormai compromessa per Romano Prodi, che di fronte a una simile incertezza politica non potrebbe ottenere il consenso nè di Pdl nè, tantomeno, del MoVimento 5 Stelle.

Si fanno strada allora, sempre più, le figure cosiddette di garanzia esterne ai partiti, nelle ultime ore in lizza anche per un incarico di governo: Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Emma Bonino, non rieletta in Parlamento.

Rodotà è il nome che circola da più tempo e per questo potrebbe arrivare col fiato corto al rettilineo finale. Vicepresidente della Camera dal 1992 al 1994, dal 1997 al 2005 ha ricoperto l’incarico di Garante della privacy.

Figura non troppo distante è poi quella di Zagrebelsky, giurista raffinato, ex presidente della Corte costituzionale e uomo di rara franchezza, come dimostrato nella questione delle intercettazioni proprio allo stesso Napolitano, contro il quale non ha esitato  a prendere posizione.

Infine, Emma Bonino, leader dei radicali, ex commissario europeo ed ex vicepresidente della Camera, da qualche tempo lontana dai riflettori, ma dal profilo smaccatamente laico.

Personalità su cui Pd e MoVimento 5 Stelle potrebbero convergere, che però finirebbero giocoforza per incontrare porte sbarrate sul fronte berlusconiano se non si verificasse un’improvvisa distensione. A questo proposito, per ammansire anche il centrodestra e trovare così una figura di riferimento per tutti, il Partito democratico è pronto a giocare la carta di un presidente cattolico.

Così, sfumata l’ipotesi prodi, restano sul tavolo alcuni “grandi vecchi” del cattolicesimo sociale, come Pierluigi Castagnetti – che avrebbe l’appoggio di Matteo Renzi – l’ex presidente del Senato Franco Marini o ancora, il più defilato Sergio Mattarella, firmatario della legge elettorale precedente a quella in vigore. Su di lui, però, c’è un precedente che mina il rapporto con il Cavaliere: le dimissioni, da ministro, in seguito all’approvazione della norma sulle televisioni passata alla storia come legge Mammì.

 

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2 COMMENTI

  1. L’idea di scegliere in rete il candidato per il Quirinale è un esercizio di democrazia diretta e rappresenta la cifra della differenza tra Cinque Stelle e Partitocrazia.Fervono infatti tra PD e PDL le alchimie per individuare un “presidente condiviso” e l’identikit sembra corrispondere al roditore che nottetempo s’introdusse nelle banche per erodere i conti-correnti degli italiani.C’è poi Violante apprezzato da Cicchitto per la “conversione”all’antigiustizialismo.C’è Grasso che volentieri andrebbe a sedersi sulla poltrona del Colle,liberando per il PDL la presidenza del Senato.L’identikit femminile suggerisce Emma Bonino,che non sarà eletta perché il Vaticano non vuole,e infatti Bersani sussurra i nomi di Cancellieri o Severino,meritevoli di far parte del governo Monti.Sempre che la donna per il Quirinale,Bersani non la trovi in casa,nella persona della Finocchiaro,che piace alla Lega e che le donne italiane invidiano perché dispone di una scorta che,a quanto riferiscono i media,le trascina il carrello della spesa all’interno del supermercato.C’è poi anche la soluzione di pseudo-rottura con il PDL che innalzerebbe Prodi al Colle,porterebbe il Paese alle urne e Berlusconi al sicuro trionfo elettorale.Chi dimentica che fu Prodi a trascinarci nell’euro,senza referendum tra i cittadini e per di più facendoci pagare una tassa?Chi dimentica le successive rivelazioni del suo ministro Visco al Fatto Quotidiano circa il fatto che l’ingresso dell’Italia nell’euro,definito da Prodi “uno dei punti più alti della nostra recente storia nazionale”,fu voluto per evitare che la debolezza della lira favorisse il commercio dell’Italia a scapito della Francia e soprattutto della Germania,dotate di una moneta più forte e dunque meno competitiva sul mercato globale?Chi infine ha dimenticato le recenti dichiarazioni dello stesso Prodi circa gli enormi vantaggi che la Germania ha tratto dall’introduzione della moneta unica?Sergio Magaldi,estratto dal blog “lo zibaldone di Sergio Magaldi”

  2. L’elezione del Presidente della Repubblica è certamente un momento di grande importanza costituzionale e il nome deve essere una garanzia per i cittadini convinti assertori dello Stato repubblicano. Storicamente la destra è stata sempre contraria allo Statuto come approvato,tantè che ha sempre cercato modifiche che ne intaccano i principi..Chi sono i moderati e che cosa significa cultura moderata? Se quella di Berlusconi s’intende cultura moderata,allora la Carta costituzionale non deve essere toccata, perchè per questo signore e per quelli che la pensano come lui la cultura politica è ancorata agli interessi che hanno una diversa configurazione per chi ne ha molti e per chi ne ha pochi o niente. La libertà ha un valore ed un significato diverso per B e per chi non possiede neanche il lavoro. Chi ha può gridare e agire in nome della libertà ,come forza economica,mentre chi non ha niente può salire sui tralicci,protestare per le strade,salire sui tetti,ma nulla di più. Il Presidente della Repubblica deve essere una persona di forte garanzia costituzionale ,per evitare che le leggi uguali per tutti vengano promulgate,soprattutto quando toccano interessi dei più forti. La forza della democrazia va rispettata,proprio quando i numeri dicono un’altra cosa.Il sistema di elezione del Presidente della Repubblica è chiaro e va rispettata la forza dei nmeri .Non pare che questi diano ragione a B. Questo signore deve imparare a rispettare il supremo catechismo del popolo italiano,perchè nato dalla resistenza,con sacrificio di morti che non sono stati i suoi.

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