La sensazione si era percepita nell’aria: la fiducia dei legali di Meredith, l’ansia di Amanda Knox e la tensione dell’avvocato della difesa Giulia Bongiorno, avevano lasciato trasparire che l’esito della Cassazione non sarebbe stato scontato, e così è stato. Tutto da rifare. Il processo sul delitto di Meredith Kercher torna alla Corte d’Appello. Il nuovo processo si celebrerà a Firenze.

I due imputati, Raffaele Sollecito e Amanda Knox, dovranno quindi comparire di nuovo davanti ai giudici per rispondere della grave accusa di omicidio volontario. Crolla letteralmente la sentenza di assoluzione di secondo grado che, fondata su una complessa e minuziosa perizia tecnica, aveva fatto scagionare i due studenti che l’accusa aveva indicato come gli autori materiali del delitto con la complicità dell’ivoriano Rudy Guede, al momento l’unico condannato (16 anni, rito abbreviato).

Il procuratore generale della Cassazione, Luigi Riello, nella sua requisitoria aveva criticato aspramente l’operato dei giudici d’appello: “In questo processo il giudice di merito ha smarrito la bussola”, ha affermato Riello. “Ci sono tutti i presupposti perché non cali il sipario su un delitto sconvolgente di cui per ora resta come unico condannato Rudy Guede”.

L’inchiesta sulla morte di Meredith Kercher è stata aperta all’alba del 2 novembre 2007, quando il suo corpo ormai privo di vita e massacrato da numerose coltellate, è stato rinvenuto nell’appartamento di Perugia in cui la ragazza abitava con altre studentesse. Gli investigatori non avevano avuto difficoltà a dire come Meredith fosse stata uccisa nel corso della notte prima, e la conseguenza dell’evento fu l’arresto, quattro giorni dopo, della studentessa statunitense Amanda Knox, coinquilina, prima sospettata.

Assieme a lei viene arrestato anche l’allora fidanzato Raffaele Sollecito e Diya Patrick Lumumba, padrone di un bar di Perugia, di nazionalità congolese, dove la Knox lavorava occasionalmente. Il 20 novembre Lumumba viene accusato da Amanda di essere l’assassino, ma viene rilasciato dal carcere per mancanza di prove. Il 6 dicembre è la volta dell’ivoriano Guedè, l’unico ad aver tentato la fuga, tanto che viene estradato dalla Germania, dove è stato arrestato. Non appena rientra in Italia viene condotto in carcere e nello stesso mese comincia il processo.

Guedé, che ha optato per il rito abbreviato, è condannato a 30 anni di carcere in primo grado. La pena in appello scende a 16 anni. Il processo di primo grado contro Knox e Sollecito, invece, inizia il 16 gennaio del 2009 e nel dicembre successivo la corte dichiara Amanda e Raffaele colpevoli di omicidio e violenza sessuale, condannandoli rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere.

Durante il processo d’appello, un’indagine forense indipendente ordinata dalla corte d’appello accerta che la maggior parte delle prove del dna che inchiodano Amanda e Raffaele sono inaffidabili. Il 3 ottobre 2011 i due ragazzi sono assolti, almeno fino ad oggi, quando la Cassazione con la sua sentenza da vita ad un nuovo colpo di scena e rimette in discussione il verdetto.

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2 COMMENTI

  1. Andrebbe osservato che la Suprema Corte di Cassazione, trattando solo gli aspetti formali e metodologici delle indagini e del giudizio, quindi trattando il merito solo in modo del tutto indiretto, non ha sconfessato la sentenza di assoluzione, solo esige, molto probabilmente, un più rigoroso rispetto dei principi di procedura penale. Appaiono anche incongrue le rispettive condanne date al Guedé e agli altri due, se è vero che parteciparono insieme al delitto. Prima 30, poi 16 al primo, agli altri due 25-26, poi assolti. La durata della carcerazione non deve essere un optional a piacere delle Corti. E’ evidente che la separazione del processi ha distorto completamente l’ottica di un unico evento, Se Firenze non rimette in discussione tutto, rifacendo il processo al primo. e agli altri due, rischia di ripetere l’errore di fondo e la storia potrebbe andare avanti all’infinito.

  2. Ovviamente dovremo verificare le motivazioni di questa sentenza, per nulla strana, non tanto per il merito della vicenda, quanto per il metodo. A me è sempre parso assurdo che, di tre imputati per uno stesso delitto, sia consentito ad uno il procedimento abbreviato o il patteggiamento, che lo porta alla condanna definitiva; agli altri due un processo normale che in primo grado li condanna e in secondo li assolve. I tre dovevano essere processati insieme, posti a confronto, in modo da contrapporre le asserzioni di uno e degli altri due imputati. Resta finora misterioso l’eventuale complice o i complici del Guedé. Ora il nuovo processo dovrebbe cambiare completamente la metodologia, parificandola per tutti e tre gli imputati. Ma la signora Amanda Knox non verrà certo in Italia di nuovo, questo è poco ma sicuro. In aula vi sarà stavolta il solo Sollecito col suo “Honor Bound”. e forse (?) il Guedé.

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